Fluidodinamica sperimentale

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Fluidodinamica sperimentale

Il laboratorio di fluidodinamica è situato presso il comprensorio del CSM. L’impianto consiste principalmente in una vasca di prova, che costituisce il modello sperimentale di una foce fluviale. E’ ampia 2x1.5 m e profonda 3÷10 cm. La foce di un fiume, dal punto di vista fluidodinamico, si configura come un getto, ossia una vena fluida animata da una certa quantità di moto, che interagisce con il fluido circostante. E’ possibile studiare le interazioni del getto fluviale con le strutture marine presenti; in termini qualitativi mediante visualizzazione di flusso con coloranti o traccianti, e in termini quantitativi mediante misure locali della velocità del fluido (tecniche PIV e PTV). Il laboratorio di fluidodinamica consente di svolgere attività di ricerca e di offrire consulenza riguardante la dinamica costiera in tutti i suoi aspetti. Una ulteriore, importante applicazione è la validazione di modelli teorico-numerici; il Settore Ingegneria Costiera, che utilizza sia modelli sviluppati in casa che modelli commerciali e open source, utilizza i dati sperimentali ottenuti in laboratorio per verificare l’efficacia dei modelli matematici.

I laboratori riguardanti le tematiche ambientali sono principalmente finalizzati alla individuazione e misurazione della concentrazione di sedimenti e sostanze significative per la caratterizzazione della matrice ambientale. L’importanza di un laboratorio di fluidodinamica si basa sulla variabilità, nello spazio e nel tempo, delle caratteristiche di un sito, sotto l’effetto della diffusione e del trasporto ad opera del fluido contenitore (aria o acqua). Inoltre, le condizioni di flusso possono influenzare in modo importante i processi biologici e chimici che caratterizzano la matrice ambientale. La meccanica dei fluidi, disciplina sviluppata prevalentemente nell’ambito dell’ingegneria aeronautica, navale e idraulica, assume rilevanza nella tutela dell’ambiente dal punto di vista della valutazione della capacità di un sito di “sopportare” e diluire opportunamente determinati carichi, in funzione della fluidodinamica locale. Tipiche applicazioni sono gli studi di impatto ambientale di opere costiere, nei quali la modellistica numerica e sperimentale consente la costruzione di scenari ambientali conseguenti agli interventi antropici. In effetti, il laboratorio di fluidodinamica dell’ISPRA nasce nel 2002, su richiesta e finanziamento da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Era in atto un conflitto tra lo stesso Ministero e il Comune di Pescara a proposito del porto, che aveva creato problemi ambientali e di sicurezza della navigazione. L’ISPRA fu allora chiamata per dirimere questa delicata situazione di conflitto, che aveva portato alla interruzione dei lavori da parte del comune. L’idea era quella di ricostruire un clima di consenso intorno alle opere portuali attraverso il dialogo tra la cittadinanza, le istituzioni preposte alla progettazione pubblica e quelle preposte alla protezione dell’ambiente. In questo contesto, ISPRA ha avuto l’opportunità di sostenere che gli studi di impatto ambientale non devono essere un semplice corollario alla progettazione, ma devono entrare nella spirale progettuale con pari dignità rispetto agli aspetti di efficienza e sicurezza, nell’ottica di armonizzare la dicotomia tra il mare come risorsa da salvaguardare e il mare come via di navigazione, più conveniente da utilizzare del trasporto su gomma. ISPRA ha infine proposto una soluzione progettuale in grado di trovare un punto di accordo tra le controparti, e tale soluzione è stata adottata come linea guida per lo sviluppo del Piano Regolatore Portuale.

 

Ubicazione:

Castel Romano

Responsabile del laboratorio:

Franscesco Lalli

Tel: 0650073212