Presenza di tracce di radioattività in aria in concentrazioni non rilevanti dal punto di vista radiologico

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Lo scorso 2 ottobre l’ISPRA ha ricevuto da parte dell’ARPA Lombardia la segnalazione della presenza di tracce di Rutenio-106 (circa 3 milliBq/m3) in campioni di particolato atmosferico prelevati a Milano e Bergamo.

La segnalazione non indicava la presenza di altri radionuclidi artificiali.

Il Rutenio – 106 è un radioisotopo con tempo di decadimento di 373,6 giorni, utilizzato soprattutto in medicina in forma di sorgenti sigillate per applicazioni di brachiterapia.

A seguito di tale segnalazione l’Istituto, pur non essendo le concentrazioni di radioattività rilevate significative dal punto di vista radiologico, ne ha dato comunicazione ai laboratori della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale (rete RESORAD)  del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e degli altri istituti riconosciuti richiedendo di informare in merito ad eventuali anomalie radiometriche sulle misure in corso e su quelle dei  giorni successivi.

Dai dati sino ad oggi ricevuti risulta che tracce di Rutenio-106 sono state rilevate anche dai laboratori dell’ARPA Friuli Venezia Giulia (fino a circa 50 milliBq/m3) e dell’ARPA Umbria (fino a 6.5 milliBq/m3) e confermate in successive misure effettuate dall’Arpa Lombardia (fino a 9 milliBq/m3).

L’ISPRA ha informato il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In ambito internazionale l’Istituto ha informato la IAEA ( International Atomic Energy Agency) dei valori anomali rilevati sul territorio nazionale e richiesto alla stessa informazioni in merito ad eventuali rilevamenti in altri paesi e alla localizzazione della possibile sorgente. L’Agenzia ha confermato di aver ricevuto comunicazioni su analoghi rilevamenti da altri paesi europei. Sulla problematica sono altresì in corso scambi di informazioni con l’IRSN (Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire) francese.

Le concentrazioni di radioattività misurate non sono rilevanti dal punto di vista radiologico. Esse sono tuttavia indice della presenza di un’anomalia radiometrica della quale occorre identificare l’origine.

L’ISPRA continua a seguire la problematica.

 

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