Censimento "Siti minerari abbandonati"

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Il censimento dei siti minerari dismessi è stato realizzato da APAT (oggi ISPRA) a partire dal comma 1 dell’articolo 22 della legge 179 del 31/07/02 “Disposizioni in materia ambientale”, che recita: «... il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio effettua il censimento di tutti i siti minerari abbandonati».
L’ambito di applicazione di tale censimento è stato definito a partire dal 1870, anno in cui, con l’annessione di Roma, può dirsi compiuto il processo di Unità d’Italia, e riguarda tutti i minerali solidi di prima categoria come definiti all’art. 2 del RD n. 1443 del 29/07/1927. Sono esclusi, pertanto, i combustibili liquidi (petrolio) e gassosi (metano), le acque minerali, termali e i fluidi geotermici.
Il “censimento dei siti minerari dismessi” su tutto il territorio nazionale è stato pubblicato con un aggiornamento al 2006.

I siti minerari italiani (1870-2006)

Il relativo database informativo è stato aggiornato fino ai giorni nostri.
Complessivamente sono stati censiti 3006 siti appartenenti a tutte le regioni italiane: Sicilia (761 siti), Sardegna (438), Toscana (413) e Piemonte (378).
Delle 110 province italiane, solo 17 non sono state oggetto di coltivazione mineraria, a dimostrazione del fatto che si tratta di un’attività particolarmente diffusa e importante per lo sviluppo socio-culturale italiano.
Infine, un cenno ai minerali più coltivati: Zolfo (732), Marna da cemento (405), Blenda e/o Galena (316).

 

Mappa dei Siti minerari abbandonati (Per visualizzare la mappa è necessario scaricare il programma Google Earth)