Indicazioni per la compilazione della legenda

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Legenda

 

Per una carta geologica, la legenda è l’elemento a cornice di maggiore importanza, poiché fornisce la chiave di lettura della carta stessa. Una legenda chiara, sintetica, ma nello stesso tempo esaustiva delle informazioni fondamentali sicuramente facilita la lettura e la comprensione sia del campo carta che dei profili geologici e degli altri schemi a margine.
In questo senso, è di fondamentale importanza tenere conto della tipologia dei fruitori che, per un foglio geologico, comprende tutti i tecnici e gli studiosi delle Scienze della Terra. Questo significa che il compilatore deve sforzarsi di redigere una legenda usando, almeno per quel che riguarda i caratteri fondamentali che distinguono macroscopicamente le unità stratigrafiche cartografate, un linguaggio accessibile a tutti, con termini per quanto possibile di uso comune e non riservati soltanto agli specialisti.
Indipendentemente dalla strutturazione della legenda (domini paleogeografici, successioni, unità tettoniche, ecc.), la descrizione delle unità stratigrafiche cartografate deve sempre prevedere che l’aspetto litologico sia trattato "a gradi", partendo obbligatoriamente dai caratteri macroscopici (tipi litologici, loro rapporti, colore, spessore e geometria degli strati) ed eventualmente proseguendo, a seconda dei casi e della opportunità, con i caratteri tessiturali, le associazioni mineralogiche e petrografiche, le strutture primarie e secondarie, le mineralizzazioni presenti, ecc.. Possono essere descritti i limiti e i rapporti stratigrafici con le altre unità stratigrafiche, nonché l’ambiente deposizionale o le modalità della messa in posto.
Per le rocce sedimentarie non è da tralasciare l’associazione paleontologica, se questa contribuisce a caratterizzare macroscopicamente l’unità, mentre le biozone possono essere indicate o direttamente nella legenda o nello schema stratigrafico a cornice.
Di fondamentale importanza è ovviamente anche lo spessore dell’unità, misurato o stimato, da riportare possibilmente direttamente nella legenda oppure, se ritenuto opportuno, nello schema stratigrafico (es., F° 197 "Bobbio").
Alla fine deve essere sempre riportata l’età, anche se incerta.
Nella descrizione delle unità stratigrafiche deve essere evitato l’uso dei termini in inglese, a meno che non esista il corrispondente termine in italiano.
In legenda le unità stratigrafiche devono essere elencate procedendo dalla più giovane alla più antica, anche nel caso di più successioni, domini o unità tettoniche. Nel caso di legenda strutturata in unità tettoniche, queste devono essere elencate partendo da quella geometricamente più alta.
Poiché ai fini della banca dati è indispensabile che ogni unità stratigrafica sia caratterizzata da una sigla che la definisca univocamente, è opportuno ribadire che bisogna attenersi alle seguenti indicazioni (per le regole generali vedi il  Quaderno, serie III, n. 6):
 
  • il supergruppo e il gruppo sono definiti da due lettere;
  • il subgruppo è definito da un numero in pedice alla sigla del gruppo, in ordine progressivo a partire dal più antico;
  • la formazione è definita da tre lettere;
  • il membro è definito da un numero in pedice alla sigla dell’unità formazionale, in ordine progressivo a partire dal più antico;
  • le unità formazionali di rango inferiore (litofacies, strato, lente, ecc.) sono definite da una lettera minuscola, in pedice alla sigla dell’unità formazionale o a fianco del numero del membro. Per gli olistoliti devono essere usate due lettere minuscole che richiamano il nome dell’unità costituente, oppure una lettera greca nel caso di rocce ignee o laviche (es., F° 197 "Bobbio").
Gli stessi criteri restano validi anche per le unità allostratigrafiche e le unità a limiti inconformi, per le quali devono però essere usati caratteri in corsivo.
A differenza di quanto necessario per la banca dati, sul foglio sia le unità formali che quelli informali devono essere indicate con lettere maiuscole. Questa scelta è dettata dalla necessità di rendere più duratura la validità dei dati riportati sul foglio, lasciando alla banca dati sia la differenziazione, in prima battuta, tra le unità formali e quelle informali, sia, dopo la stampa del foglio, l’aggiornamento relativo al passaggio informale-formale delle unità stratigrafiche presenti nel foglio, una volta che siano pervenuti i worksheet alla Commissione Italiana di Stratigrafia.
Per quel che riguarda i nomi, si ricorda che, per quanto possibile, devono essere seguite le indicazioni dell’International Stratigraphic Guide (riprese nel Quaderno, Serie III, n. 1 – pag. 27); in questo modo, le unità definite formalmente saranno riconosciute per le iniziali in maiuscolo, mentre quelle informali per le iniziali in minuscolo.
Per le coperture quaternarie deve essere usato il "dizionario delle unità quaternarie" riportato in tab. 1, pag. 19, del Quaderno, Serie III, n. 6. L’ordine di presentazione in legenda deve tenere conto delle diverse età dei depositi (prima i più giovani e poi i più antichi); deve cioè essere seguito l’ordine stratigrafico e non raggruppare i depositi in base al "tipo".