Repertorio nazionale degli interventi di ripristino degli ecosistemi marino costieri

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Molte problematiche ambientali risultano spesso complesse e controverse, sia per la loro intrinseca trasversalità, sia perché correlate ad aspetti scientifici, economici, sociali, etici etc. Neanche restringendo l’analisi su uno solo di tali aspetti, il primo, ovvero quello scientifico, con gli strumenti derivati dall’Ecologia o dalla Gestione sostenibile delle risorse è possibile razionalizzare con una certa attendibilità eventi e fenomeni dei quali è sicura solo una loro caratteristica: l’indeterminismo.
Ammesso che sia possibile conoscere esattamente le condizioni iniziali di un certo fenomeno, cosa che non avviene quasi mai, è assai difficile prevedere esattamente cosa succederà in un ecosistema a seguito di un qualche intervento. Si pensi solo alle relazioni non lineari che correlano l’erosione costiera alla climatologia meteo-marina, agli eventi estremi, ai cambiamenti climatici, alla pressione antropica e le conseguenze di certi interventi di difesa costiera sugli ambienti dunali e quelli umidi retrodunali, che sono tra gli ecosistemi più vulnerabili e più seriamente minacciati.
La tipica tipologia ambientale di questi ecosistemi, originariamente assai estesa nel nostro Paese e con una sua intrinseca eterogeneità naturale, è stata gradualmente alterata dal rapidissimo e fortissimo processo di antropizzazione subito nel corso del secolo scorso non solo a livello nazionale, ma anche mondiale. Essi risultano, attualmente, suddivisi in frammenti di dimensioni sempre più ridotte e separati da una matrice antropica nella quale le specie legate a quella originaria tipologia ambientale a fatica compiono il loro ciclo vitale o riescono a disperdersi.
Per questo nel corso degli ultimi anni, parallelamente a tale azione distruttiva, è stato sviluppato anche nel nostro Paese un percorso relativo al ripristino degli ecosistemi marino-costieri e alla difesa delle coste basse che vede coniugati i principi della gestione sostenibile con i concetti della diversità (biologica, ecosistemica, di habitat etc.) e della compatibilità ecosistemica. Assunto di partenza di tale percorso è considerare le coste, in particolare quelle basse e sabbiose, non come una mera risorsa, ma un bene ambientale rinnovabile secondo modalità e tempi propri.
I limiti entro cui operare diventano così abbastanza definiti: i beni ambientali vanno utilizzati rispettando i loro cicli naturali di formazione, rinnovamento e stabilità, al fine di garantire all’attuale generazione, ma soprattutto a quelle future la possibilità di utilizzarli. In questo modo anche i sistemi dunali, le praterie sottomarine di fanerogame, gli stessi habitat marino-costieri devono essere considerati sistemi autopoietici in grado di autorganizzarsi, secondo un’efficienza funzionale propria, cui attribuire molteplici valenze (ecologica, economica, culturale etc.). E l’uomo, su tali sistemi, può e deve intervenire con azioni necessariamente pianificate ed integrate, tenendo però sempre presente la saggezza degli indiani d’America che considerano la terra di cui si dispone non come un lascito dei nostri padri, ma un prestito dei nostri figli.

 

In questo quadro di riferimento, il Dipartimento Difesa della Natura dell’ISPRA, Servizio Aree Protette e Pianificazione Territoriale, ha avviato nel 2008, attraverso un apposito gruppo di lavoro, una serie di attività conoscitive e di ricerca sullo stato attuale di tali ecosistemi marino-costieri, con particolare riferimento ai residui sistemi dunali italiani, per gli aspetti relativi all’erosione, all’antropizzazione e in genere ai rischi geoambientali cui sono soggetti. Nell’ottobre del 2009, lo stesso Servizio ha organizzato, congiuntamente a CATAP (Coordinamento delle Associazioni Tecnico-Scientifiche per l’Ambiente e il Paesaggio), l’apposito Convegno “SOS Dune. Stato, problemi, interventi, gestione”, e pubblicato i risultati della ricerca nel Rapporto ISPRA 100/2009 accessibile (in formato pdf).

 

Nel corso della ricerca, oltre alla raccolta di informazioni e di dati bibliografici, sono stati consultati esperti e professionisti (delle comunità locali, di Istituti pubblici di ricerca, di Studi professionali privati, di ONG e Associazioni di categoria) ed effettuati sopralluoghi mirati degli interventi più significativi, realizzando il primo Repertorio nazionale degli interventi di ripristino.
Sono stati pertanto censiti 30 interventi di ripristino, descritti in apposite schede, suddivisi per le diverse realtà regionali, come riportato nella sottostante tabella e in una mappa sinottica, dove risulta evidente la “frammentazione” di tali interventi.

 

Numero e localizzazione degli interventi censiti nel Repertorio nazionale

Sardegna

3

1a – Piscinas
1b – Platamona
1c – Monte Russu

Toscana

4

2a – Gombo
2b – San Rossore
2c – Lacona
2d – Padule della Trappola
Lazio5 3a – Montalto di Castro
3b – Macchiatonda
3c – Focene
3d – Castelporziano
3e – Circeo
Campania2 4a – Variconi
4b – Marina di Camerota
Sicilia3 5a – Selinunte
5b – Lampedusa
5c – Vendicari
Puglia5 6a – Marine di Chiatona e Lenne
6b – Campomarino
6c – Porto Cesareo
6d – Torre Guaceto
6e – Marina di Lesina
Abruzzo2 7a – Marina di Vasto
7b – Pineto
Emilia Romagna1 8a – Bevano
Veneto59a – Ariano Polesine
9b – Cà Roman, Pellestrina, Alberoni
9c – Litorale del Cavallino
9d – Laguna del Mort, Pineta di Eraclea
9e – San Michele al Tagliamento, Vallevecchia

 

 

Il Repertorio mette in evidenza un certo incremento, negli ultimi anni, di tali interventi, quasi tutti realizzati con tecniche derivate dall’Ingegneria Naturalistica, e soprattutto l’uso, da parte delle amministrazioni locali, di strumenti di cofinanziamento europeo (progetti LIFE e fondi strutturali). Tutti, poi, sono poi stati realizzati in Aree Protette o designate a tale status, rafforzando l’idea, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’istituzione di Parchi, SIC, ZPS etc., ancor più se parti integranti di strumenti di pianificazione territoriale, rappresentano un “laboratorio” per la sperimentazione di interventi ed opere ecocompatibili e costituiscono un punto di forza sia per la conservazione della diversità (biologica ed ambientale), sia per l’adattamento e la mitigazione degli effetti derivati dai cambiamenti climatici.

Alto dato emerso dalla ricerca è la necessità di integrare il ripristino di un isolato sistema dunale in una più generale ricostituzione della connettività tra i diversi frammenti, dato che gli stessi, isolati, di ridotte dimensioni e collocati in paesaggi trasformati dall’uomo, non consentono più il mantenimento della vitalità delle popolazioni e la persistenza nel tempo di comunità, ecosistemi e processi ecologici. L’applicazione dei principi della Biologia della conservazione e delle discipline di settore (la Pianificazione ambientale e l’Ecologia del paesaggio) possono oggi consentire il mantenimento della continuità fisico-territoriale ed ecologico-funzionale tra gli ecosistemi dunali residui, nell’ambito di una strategia di conservazione efficace ed efficiente.
Il nuovo paradigma, quindi, è non solo quello di effettuare interventi di ripristino puntuali, laddove necessari, a livello di singolo frammento, ma soprattutto mantenere e ripristinare la connettività tra isole ecologiche sempre più frammentate, secondo strategie di pianificazione territoriale integrate per il mantenimento della biodiversità, a scala locale, e dei processi ecologici, alla scala di paesaggio.

 

Il contributo che ISPRA intende fornire in tal senso, è quello di definire chiare linee guida sulla conservazione e gestione della naturalità negli ecosistemi marino-costieri, per il mantenimento di questi beni ambientali fortemente compromessi, attraverso il Gruppo di lavoro “Linee Guida dell’Ambiente e paesaggio nei settori infrastrutturali”.

 

Inoltre, ISPRA intende rendere fruibili al Sistema delle Agenzie, a quello delle Aree Protette ed ad un pubblico di utenti il più possibile ampio e diversificato i dati e le informazioni finora raccolte e disponibili nella banca datiSARA (Sistema Agenziale e Ripristino Ambientale) sia per fornire uno strumento operativo necessario alla conoscenza prima e all’utilizzo poi delle specie vegetali italiane in opere di risanamento e rinaturazione degli ambienti dunali, sia per i futuri aggiornamenti previsti anche grazie alla collaborazione dei vari utenti.

Per quanti intendono aggiornare il Repertorio con osservazioni ed integrazioni agli interventi già censiti o segnalarne altri, è disponibile on line una scheda da compilare ed inviare a: sosdune@isprambiente.it