La nuova legislazione a tutela delle acque

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Con l'emanazione del Decreto legislativo 152/99 e della direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE è stato fortemente modificato il quadro legislativo di riferimento per le politiche di tutela e di uso sostenibile delle risorse idriche.
Le due norme sono state sviluppate in parallelo e si basano sugli stessi concetti e principi generali per cui si potrebbe affermare che il decreto legislativo nazionale recepisce in anticipo buona parte della direttiva la cui trasposizione a livello nazionale è di prossima emanazione.
Scopo delle due norme è istituire un quadro condiviso a livello europeo per l'attuazione di una politica sostenibile a lungo termine di uso e di protezione per tutte le acque interne, per le acque di transizione e per le acque marino costiere.
La gestione e i programmi di protezione delle risorse idriche sono riferiti all'unità territoriale costituita dal bacino idrografico o, nel caso della direttiva quadro,  dal distretto di bacini nel caso di bacini idrici di modeste dimensioni. In tal senso anche le acque costiere sono inserite nel bacino o distretto che determina le pressioni e gli impatti inquinanti sulle stesse.
Sono definiti gli obiettivi ambientali per ogni tipologia di corpo idrico che costituiscono gli obiettivi dei piani di bacino da conseguire a scadenze prestabilite: tutti i corpi idrici significativi devono raggiungere un buono stato ambientale entro il 2016. A tal fine è stato inserito il principio del tendenziale recupero dei costi dei servizi idrici, già introdotto in Italia con la legge 36/94, attivando l'analisi economica degli usi della risorsa idrica e riprendendo il principio "chi inquina paga". Entro il 2010 le politiche dei prezzi dell'acqua dovranno:

  • incentivare l'utente ad usare le risorse idriche, attivando misure di risparmio e di riuso e a contribuire così alla realizzazione degli obiettivi ambientali;
  • adeguare il recupero dei costi dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego dell'acqua, suddivisi almeno in industria, famiglie e agricoltura sulla base dell'analisi economica di cui all'allegato III e tenendo conto del principio "chi inquina paga".

Gli Stati membri  sono tenuti a riferire alla comunità circa le azioni previste per il recupero dei costi ed eventualmente delle motivazioni che non lo hanno determinato.
Lo stato di qualità ambientale di ogni corpo idrico è definito sulla base di elementi che tengono conto di tutte le componenti che lo costituiscono e cioè degli 'ecosistemi acquatici e terresti associati al corpo idrico, l'idromorfologia, lo stato chimico fisico e biologico dell' acqua, dei sedimenti e del biota.
Il monitoraggio dello stato ambientale dei corpi idrici è sviluppato sia come strumento per la pianificazione delle risorse sia come modo per  verificare l'efficacia delle misure adottate per raggiungere i suddetti obiettivi ambientali. Il monitoraggio deve, in effetti, portare alla classificazione dei corpi idrici in base al loro stato di qualità ambientale e seguire l'evoluzione di questo stato fino al conseguimento di un livello buono di qualità.
L'impostazione dei piani di bacino e di distretto e dei programmi di misure per conseguire gli obiettivi ambientali tende ad una sempre maggiore integrazione sia a livello nazionale sia comunitario delle politiche ambientali di settore per garantire sul lungo periodo una gestione sostenibile delle risorse idriche e una tutela complessiva degli ecosistemi associati con tutte le tipologie di corpi idrici.
Entro 13 anni, saranno abrogate le direttive relative alle acque idonee alla vita dei pesci e molluschi e alla protezione dalle sostanze pericolose delle acque sotterranee.
Inoltre, è stata emanata la decisione 2455/2001/CE con la quale è stato aggiunto alla Direttiva l'allegato X che riporta l'elenco delle 33 sostanze prioritarie pericolose in materia di acque.

 

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