Disponibilità e bilancio idrico

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ImgL'Italia è un paese potenzialmente ricco d'acqua (il volume medio delle piogge risulta superiore alla media europea), la cui  disponibilità "teorica", tuttavia, non coincide con quella "effettiva" a causa della natura irregolare dei deflussi e delle carenze del sistema infrastrutturale esistente. Comunque, gli anni 2002 e 2003 hanno registrato, a livelli storici, i due problemi apparentemente antitetici dell'eccesso e della carenza di acqua. Mentre è acceso il dibattito in sede scientifica sul cambiamento della piovosità totale in Europa e in particolare in Italia, non vi sono dubbi sui cambiamenti che interessano la distribuzione delle precipitazioni nell'anno: una distribuzione che tende a diventare più irregolare, con precipitazioni intense che seguono a periodi prolungati di siccità. Si sono verificate ripetute esondazioni fluviali e allagamenti urbani, per il superamento, nei momenti di punta, della capacità di raccolta dei fiumi e delle condotte fognarie, nonché irregolarità di flussi e deflussi dei corsi d'acqua e degli invasi che comportano periodi di offerta insufficiente a soddisfare la domanda, che risulta aumentata in tali periodi  dall'alta temperatura e dalla carenza di precipitazioni.

Le scarse precipitazioni dell'inverno 2001/02, che facevano seguito a più inverni siccitosi nel decennio precedente, avevano impedito il ripristino della già scarsa riserva accumulata nell'anno precedente, per cui la disponibilità si è dimostrata insufficiente a fronte di un'elevata richiesta. Soprattutto al sud si è riscontrata una minore disponibilità idrica e la maggiore dipendenza  dagli invasi.

Oltre ai motivi sopra esposti, altro importante fattore che contribuisce a ridurre la disponibilità della risorsa e che può rendere l'acqua inadatta ai vari usi, in particolare agli  usi pregiati quale quello potabile, è l'inquinamento. La qualità delle acque è misurata attraverso reti di monitoraggio che permettono di valutarne nel tempo, sia lo stato di inquinamento, sia l'efficacia delle azioni di risanamento.

Per la disponibilità idrica , l'ISTAT stima la ripartizione di acqua annualmente erogata  in Italia e la connessa dotazione individuale nel 1999 in 303 l/ab/g. nel settentrione e 214 nel meridione; Il Nord può contare sulla quasi totalità del prelievo da acque di falda (90%), mentre il Sud dipende da un 15 ad un 25% dalle acque accumulate negli invasi. Ciò rende strutturalmente il Nord meno esposto a crisi idriche rispetto al Sud. Inoltre, poiché molti degli  invasi sono destinati  ad usi plurimi, essi dovranno far fronte  ad una domanda per usi non potabili esaltata dalla scarsa piovosità attuale e pregressa.