La biodiversità dei suoli

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Il suolo è la parte della litosfera più direttamente compenetrata con l'atmosfera, con l'acqua e con la vita vegetale e animale. Viene indicato anche come pedosfera (dal greco πέδον , pedon, suolo, terra e σφαίρός , sfaíros, sfera) quando si parla della geosfera.
Con il termine suolo si indica quindi, genericamente, lo strato più superficiale che ricopre la crosta terrestre, derivante dall'alterazione di un substrato roccioso (chiamato roccia madre) dovuta all’azione chimica, fisica e biologica esercitata dagli agenti e dagli organismi insistenti su di esso.
Può essere costituito sia da sedimenti sia da materiale sciolto e di granulometria eterogenea (regolite o eluvium) che ricopre lo strato di roccia madre.
Essendo, come detto sopra, soggetto ad alterazione dovuta a diversi fattori i(l) suolo(i) presenta(no) una evoluzione differenziando lungo il suo/loro profilo (l'insieme degli strati che lo/li formano) una serie di orizzonti più o meno numerosi e complessi. In genere è possibile identificare un orizzonte superficiale organico (sovrastato talvolta da uno strato di lettiera indecomposta), in cui il contenuto di sostanza organica, insieme alle particelle minerali. può raggiungere una percentuale notevole (indicativamente ca. 5%-10%), un sottostante orizzonte di eluviazione, in cui il processo di percolazione delle acque meteoriche ha rimosso una parte delle particelle più fini lasciando, come prevalente, la componente granulometrica limosa o sabbiosa, e, al fondo, l'orizzonte di illuviazione corrispondente, dove le suddette particelle fini (argillose) si sono accumulate.
I processi che danno origine ai suoli sono i più disparati, ed è possibile una caratterizzazione degli stessi in stretta correlazione sia alla roccia madre sottostante sia ai diversi regimi climatici ed idrologici.
Nell’ambito delle competenze affidate dalla L. 61/1994 l’APAT (prima ANPA ed ora ISPRA) già dal 2003 (con le prime esperienze realizzate nel Parco Velino-Sirente) si era interessata alla tutela dei suoli individuando, in particolare, nello studio dei primi orizzonti (ovvero quelli in cui è più attiva la componente biologica) i più idonei, tramite la valutazione della loro biodiversità, ad indicare la qualità dei suoli stessi ed, indirettamente, anche quella più generalmente ambientale.
Con la ratifica del Parlamento (con la Legge 14 febbraio 1994, n. 124) della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Rio de Janeiro 1992) l’Italia si è quindi impegnata ad attuare quanto previsto in materia di conservazione ed uso sostenibile della biodiversità elaborando strategie, piani e programmi nazionali.
Successivamente, la Commissione Europea, a partire dal 2009, nell’ambito del programma Country Profile (che analizza le perfomance dei vari paesi facenti parte dell’Unione), ha richiesto ai singoli stati membri informazioni relative alle aree a rischio di perdita di biodiversità del suolo.
Con la presentazione, nel 2010, in occasione della Conferenza Nazionale della Biodiversità, della “Strategia Nazionale per la Biodiversità” (adottata nella Conferenza Stato-Regioni del 7 ottobre 2010) sono state poste quindi le basi per poter affrontare in modo organico tale tema.
Al fine di soddisfare la richiesta di informazioni formulata dalla Comunità Europea l’ISPRA ha quindi avviato il progetto “Identificazione delle aree a rischio di perdita di biodiversità del suolo” cui afferiscono sia il Progetto Speciale Funghi sia il Programma RE MO. (REte nazionale MOnitoraggio biodiversità e degrado dei suoli (Italian versionEnglish version).

 

Per approfondire:
5) Carta dei Suoli (a cura del Centro Nazionale di Cartografia Pedologica)