Ozono stratosferico

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L'ozono stratosferico è una delle tematiche fondamentali e prioritarie dell'ambiente globale, sia per i problemi che riguardano il clima e i cambiamenti climatici, sia per quanto riguarda la protezione sanitaria della popolazione.

L'ozono stratosferico esercita un'azione filtrante nei confronti delle radiazioni solari ultraviolette, considerate potenzialmente pericolose per la salute umana.

Nel 1985, attraverso immagini da satellite, gli scienziati hanno accertato una forte diminuzione dell'ozono stratosferico antartico (buco dell'ozono). Questa scoperta ha stimolato un maggiore impegno internazionale per l'avvio di una serie di studi e di ricerche finalizzati alla comprensione del fenomeno.

Infatti, a causa del buco dell'ozono, una maggiore intensità di radiazione ultravioletta giunge sulla superficie terrestre aumentando i rischi sanitari delle popolazioni mondiali, soprattutto di quelle che vivono alle medie e alte latitudini, principalmente a causa dell'esposizione esterna (essenzialmente la parte cutanea e gli occhi). Al contempo, la diminuzione di ozono stratosferico provoca un minore assorbimento di energia termica e contribuisce, quindi, al raffreddamento della stratosfera. Il raffreddamento della stratosfera, a sua volta, oltre che essere un effetto è anche causa del riscaldamento dei bassi strati dell'atmosfera.

Sebbene la variazione dell'ozono stratosferico sia principalmente legata a cause naturali (e in particolare all'attività solare), la marcata diminuzione osservata negli ultimi decenni in particolare sulla stratosfera antartica è riconducibile alle attività umane e, in particolare, all'emissione di composti chimici dannosi per l'ozono stratosferico, fra cui quelli clorurati e fluorurati (per esempio, i clorofluorocarburi-CFC).

Con l'adozione del Protocollo di Montreal il 16 settembre 1987 (Montreal Protocol on Substances that Deplete the Ozone Layer) e la sua entrata in vigore nel 1989, in molti Paesi industrializzati si è quasi giunti al bando completo dei consumi di CFC e di altre sostanze alogenate (halon).

Ma per ripristinare la situazione precedente alla comparsa del buco dell'ozono (o quantomeno per avvicinarsi a quella condizione) occorrerà molto tempo, sia perché i CFC hanno una durata di vita di decenni, sia perché per arrivare nella stratosfera impiegano anni. Se verranno rispettati gli impegni previsti dal Protocollo, le sostanze accumulate nella stratosfera continueranno la loro azione distruttiva ancora per un lungo periodo e solo tra molti anni (si stima nel 2060) si concluderà il processo di ripristino della fascia di ozono.