Aggiornamento: 24/09/2010

Il progetto Danube Floodrisk è
stato approvato nel corso del primo bando del programma di
cooperazione territoriale South-East Europe e si
avvale di un finanziamento comunitario di oltre 6 milioni di euro
del Fondo europeo di sviluppo regionale e dello strumento
finanziario IPA, riservato ai paesi in fase di pre-adesione alla
UE.
All’iniziativa di cooperazione transnazionale
Danube Floodrisk, che è coordinata
dal ministero dell’ambiente della Romania, partecipano 20
enti, incaricati di svolgere le attività finanziate dalla
direzione generale per la politica regionale della Commissione
Europea, e 5 istituzioni con il ruolo di osservatori, tra cui la
Commissione internazionale per la protezione del Danubio che ha
sede a Vienna, il Joint Research Center di Ispra, l’Istituto
federale tedesco per l’idrologia di Coblenza, l’agenzia
per l’ambiente bavarese, il consiglio regionale di
Tubinga.
Il coinvolgimento di così tanti enti, tra amministrazioni
pubbliche centrali, agenzie regionali, università, istituti
di ricerca ed organizzazioni non governative di 9 paesi
dell’area sud-orientale dell’Europa, è
giustificato dall’importanza del Danubio, il secondo fiume
europeo più lungo dopo il Volga che, comunque, non scorre in
aree di cooperazione comunitaria.
Al progetto, che tratta principalmente delle misure più
efficaci, specie dal punto di vista dei costi, per prevenire e
mitigare il rischio di inondazioni nel bacino del Danubio,
contribuisce anche il dipartimento tutela acque interne e marine
dell’ ISPRA, che è l’unico ente italiano
presente nell’ampio e variegato partenariato di
Danube Floodrisk (il sito del progetto
è disponibile in rete al link www.danube-floodrisk.eu).
L’Italia, infatti, è annoverata tra i paesi del bacino
danubiano per il contributo di risorse idriche apportate dal tratto
italiano del fiume Drava, che nasce vicino a San Candido nelle
Dolomiti di Sesto e da quello dei torrenti Spöl, le cui
sorgenti si trovano vicino a Livigno in Valtellina, e Slizza, il
cui corso inizia vicino al comune di Tarvisio per poi immettersi in
Austria nel fiume Gail, tributario della Drava.
In totale, la quota italiana del bacino del Danubio ammonta a circa
600 kmq, una porzione minuscola rispetto alle ben più
consistenti aree in territorio austriaco, sloveno, ungherese,
rumeno, croato, serbo, bulgaro. Ciò nonostante, le comuni
attività di applicazione della Direttiva Alluvioni, adottata
dai paesi membri dell’Unione Europea il 26 novembre 2007,
spingono tutti gli Stati membri, ed anche quelli che sono candidati
a farne parte, come ad esempio la Croazia e la Serbia, che
partecipano al progetto Danube Floodrisk,
a collaborare per ridurre la vulnerabilità del territorio
europeo di fronte a eventi naturali di estrema gravità come
le inondazioni. In particolare, al partner ISPRA è stato
chiesto di contribuire al trasferimento delle metodologie e delle
conoscenze ed esperienze maturate nel corso degli anni
dall’entrata in vigore della Legge 183/89 sulla difesa del
suolo.
L’incentivo rappresentato dal finanziamento comunitario per
la cooperazione territoriale consente di realizzare le
attività di valutazione del rischio di alluvioni, la sua
mappatura, il coinvolgimento di tutte le parti interessate alla
gestione di tale rischio naturale, l’adozione di misure di
riduzione dei possibili danni mediante una più corretta
pianificazione del territorio con una visione più ampia ed
attenta alle esigenze di tutti i possibili soggetti interessati al
problema. Questo importante e necessario approccio transnazionale
ed interdisciplinare alla prevenzione e gestione del rischio di
inondazioni è forse il principale e più utile
prodotto fornito dal progetto Danube
Floodrisk.
Lo scorso 13 settembre, l’ISPRA, che ha già
contribuito attivamente ai gruppi di lavoro costituiti per
l’avanzamento dei workpackages del progetto, in particolare a
quelli sull’armonizzazione dei dati idrologici e dei modelli
di valutazione del rischio di alluvioni, sui requisiti per la
produzione di mappe del rischio e l’integrazione degli
strumenti di pianificazione territoriale per la prevenzione e la
mitigazione delle inondazioni, ha organizzato a Venezia il
seminario dal titolo “Experiences in identifying
and involving stakeholders and end-users in the floodrisk
planning”.
All’evento hanno collaborato le Autorità di Bacino
dell’Alto Adriatico e dell’Adige ed altre strutture
competenti per il rischio inondazione, presenti sul territorio. Il
seminario ha infatti inteso trasferire al partenariato di progetto
esperienze, conoscenze e strumenti di informazione e coinvolgimento
degli utenti dei prodotti e servizi sviluppati dagli enti preposti
alla gestione del rischio inondazione nell’area
adriatico-danubiana. Del resto, Venezia rappresenta un caso unico,
una vera e propria sfida, non solo a livello comunitario ma
mondiale, nell’adattamento al rischio inondazione ed è
diventata con il tempo sede di un laboratorio di tecniche,
metodologie e sistemi innovativi di particolare rilievo.