Il foglio 348 "Antrodoco" della Carta Geologica d'Italia alla
scala 1:50.000 è in corso di realizzazione a cura del
Servizio Geologico d’Italia - Dipartimento Difesa del
Suolo.
Le ricerche si sono articolate nelle attività di terreno
(rilevamento geologico e campionatura delle successioni) e
nell’analisi, interpretazione ed elaborazione dei dati
raccolti. Ad oggi è stato completato circa il 70% del
rilevamento di campagna alla scala 1:10.000 e sono stati preparati
ed analizzati più di 2.500 sezioni sottili di rocce.
Il foglio 348 "Antrodoco" ricade nell'Appennino centrale ed il suo
particolare interesse geologico è legato alla presenza di
successioni sedimentarie che abbracciano paleoambienti che variano
dal bacino alla piattaforma interna, con tutte le facies di
passaggio, ed età dal Triassico superiore al Neogene. I
litotipi sedimentari registrano una evoluzione
tettonico-sedimentaria dei suoi bacini costituente un ciclo
orogenetico completo.
Le differenti successioni sedimentarie affiorano in 5
distinte unità strutturali, nelle quali si può
dividere il foglio. Quattro di esse sono separate fra loro da
importanti motivi tettonici. All’interno del foglio sono
inoltre presenti alcune aree minori sub-pianeggianti occupate
da sedimenti continentali quaternari.
Una prima zona (unità dei Monti Sibillini) occupa
tutta la parte occidentale del Foglio ed è delimitata verso
E dalla linea d’accavallamento Olevano-Antrodoco-Posta-Monti
Sibillini, che in questo tratto ha un decorso medio N10-20.
Quest’area è formata da crinali ad andamento meridiano
con morfologie molto accentuate e quote che arrivano oltre i 2000
m. E’ caratterizzata da una successione inizialmente di
piattaforma carbonatica che passa a quella di scarpata/bacino e che
comprende tutti i termini noti dal Calcare Massiccio del Giurassico
inferiore sino alle marne con Cerrogna del Miocene.
Una seconda zona (unità di Monte Nuria) occupa una limitata parte del settore centro meridionale del foglio ed è limitata a N dalla faglia di Antrodoco e ad O dalla linea Olevano-Antrodoco. Gran parte di questa unità affiora, a sud, nel limitrofo foglio 258 "Pescorocchiano".
È caratterizzata da crinali degradanti da sud ed ovest verso nord ed est, fino ad arrivare alla valle del Velino, che taglia in senso N-S e NE-SO l'unita. Le quote massime arrivano ai 900 m e le minime a 450 m, punto più basso dell'intero foglio. L’area è caratterizzata da una successione condensata di scaglia post annegamento della piattaforma (i termini sottostanti, di piattaforma carbonatica interna/margine, affiorano solo nel foglio 358 "Pescorocchiano") che passa a più estesi sedimenti di rampa carbonatica prossimale miocenica e ai successivi termini alto tortoniani-basso messiniani di evoluzione in avanfossa (unità argilloso-marnosa e flysch di Antrodoco). Il ciclo sedimentario è chiuso da diffusi affioramenti di brecce continentali pleistoceniche discordanti sul substrato.
Una terza zona (unità di Monte Giano-Monte Gabbia) occupa gran parte dell'area centro-meridionale del foglio ed è limitata a N e NE dall'accavallamento del M. Gabbia-M. Cagno-M. Calvo e a SO e O dalla faglia diretta di Antrodoco e dalla linea Olevano-Antrodoco.
E' caratterizzata da crinali ad andamento appenninico, con un notevole rigetto morfologico lungo il bordo meridionale ed occidentale e più blandi dislivelli verso N-NE e all'interno del blocco stesso. Le quote massime arrivano ai 1800 m. L'area è caratterizzata da una successione piuttosto varia, e a luoghi del tutto peculiare, di termini sedimentari riferibili a vari ambienti, dall'intertidale al marginale, entro un sistema di piattaforma carbonatica, comprese le sue porzioni più esterne, riferibili ad uno slope s.l., ed a momenti di temporaneo approfondimento ed isolamento durante il Giurassico medio/superiore. La piattaforma evolve, a partire dal Cretacico superiore, a termini di gradino ribassato-scarpata per l'azione di sprofondamenti tettonici, per poi divenire una rampa carbonatica più o meno profonda durante il Miocene. Anche in questa unità il ciclo sedimentario è chiuso da affioramenti di brecce continentali pleistoceniche discordanti sul substrato ed affioranti nella parte meridionale.
Galleria fotografica dell'unità Monte Giano-Monte Gabbia.
Una quarta zona (unità Gran Sasso-Cittareale) occupa la parte centro-orientale e centro-settentrionale del foglio ed è limitata a S-SO dall'accavallamento del M. Gabbia-M. Cagno-M. Calvo e ad O ancora dalla linea Olevano-Antrodoco. Questa zona passa, all'estremità NE del foglio, senza particolari interruzioni tettoniche, all'unità di Acquasanta-Montagna dei Fiori.
L'area è caratterizzata da una lunga dorsale sviluppata in direzione appenninica, con quote massime sui 1500 m. Rappresenta la parte più occidentale della catena del Gran Sasso-M.S. Franco. La successione che la caratterizza è inizialmente di piattaforma (Calcare Massiccio) e quindi di scarpata-bacino, piuttosto simile a quella dell'unità dei Monti Sibillini.
La quinta zona (unità di Acquasanta-Montagna dei Fiori) occupa tutta la parte nord-orientale del foglio e rappresenta geologicamente la diretta prosecuzione dell’unità Gran Sasso-Cittareale. La zona è caratterizzata da dorsali a direzione appenninica con quote che arrivano ai 1600 m. In essa affiorano i termini terrigeni tortoniano-messiniani (parte alta delle marne con Cerrogna, marne a Pteropodi e flysch della Laga) che rappresentano l’evoluzione ad avanfossa della successione di scarpata-bacino dell’unità Gran Sasso-Cittareale.