Introduzione
Il Servizio Geologico d'Italia, ora Dipartimento Difesa del
Suolo dell'ISPRA, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze
della Terra dell'Università di Siena, ha avviato
un'attività di studi e ricerche sull'isola di Pianosa
(Arcipelago Toscano) finalizzate alla sua caratterizzazione
geologico-geomorfologica.
L'isola di Pianosa riveste, infatti, un estremo interesse
geo-ambientale per il fatto di essere stata soggetta per un lungo
periodo di tempo ad un forzato isolamento (dalla metà
dell'Ottocento è stata sede di una colonia penale) che ha
preservato l'isola dall'impatto antropico, a differenza di quanto
avvenuto, invece, nelle altre isole dell'Arcipelago. Tutto
ciò ha garantito la conservazione di un ecosistema intatto,
del tutto unico nel Mediterraneo.
La presenza nel passato della colonia penale, ha reso
pressoché inaccessibile l'isola, rendendo oltremodo
difficili e limitate le attività di studio; la attuale
dismissione del carcere e la concomitante realizzazione del Parco
Nazionale dell'Arcipelago Toscano, hanno reso possibile la
frequentazione dell'isola limitatamente ad attività di
studio e ricerca. Attualmente l'isola è priva di abitanti
stabili, non esistono strutture ricettive, il collegamento con
l'isola d'Elba avviene con cadenza settimanale.
I ricercatori, dopo avere ottenuto i regolari permessi di accesso
rilasciati dai competenti organi preposti alla tutela ed alla
sorveglianza dell'isola, e dopo aver risolto i problemi relativi
alla sistemazione logistica, hanno effettuato due campagne di
rilevamento nei mesi di giugno e settembre 2001.
Nel corso del 2002 sono stati realizzati nuovi interventi
finalizzati, tra l'altro, allo studio e caratterizzazione dei
depositi continentali ed all'approfondimento di alcune
problematiche stratigrafiche e geomorfologiche non ancora
risolte.
Lineamenti geologici e geomorfologici
L'isola è ubicata nel Mar Tirreno, circa 7 miglia a sud
dell'isola d'Elba; ha un'estensione di poco superiore a 10 kmq
(1.025 ettari), con uno sviluppo costiero di 18 km ed una
morfologia sviluppata prevalentemente in direzione est-ovest e con
una lunga e stretta penisola che si allunga in direzione nord per
circa 3 km. L'isola si presenta come un tabulato calcareo alto
circa 20-25 m s.l.m., con una quota massima di 29 m nella
località Belvedere.
Questo lembo di territorio rappresenta la porzione emersa di una
lunga dorsale sottomarina che collega, in direzione nord-sud, lo
Scoglio d'Affrica all'isola di Capraia.
Nell'isola affiorano tre differenti unità
litostratigrafiche: la formazione di Marina del Marchese, la
formazione di Golfo della Botte e la formazione di Pianosa.
La Formazione di Marina del Marchese è composta da due
differenti unità sedimentarie, una del Miocene Inferiore,
l'altra del Miocene Superiore. La prima di ambiente marino la
seconda continentale lacustre o lagunare-marina costiera al
top.
La formazione di Marina del Marchese (circa 120 m di spessore
affiorante) è costituita da marne con intercalazioni
calcarenitiche, di ambiente marino, con chiare strutture
torbiditiche. E' caratterizzata dalla presenza di deformazioni
sinsedimentarie (
slumps); le associazioni fossili sono costituite da
foraminiferi planctonici e bentonici e da nannofossili calcarei
molto ricche e diversificate. Affiora lungo il settore
nord-occidentale dell'isola ed è di età
burdigaliana.
La
formazione di Golfo della Botte (circa 300 m di spessore
affiorante) è formata da argille marnose con bande scure
carboniose, con intercalazioni arenacee e conglomeratiche, deposta
in un ambiente di transizione. La formazione è
caratterizzata da scarse microfaune costituite da Ostracodi di
acqua dolce, presenti solo in alcuni livelli. Nella parte alta sono
presenti associazioni costituite da Foraminiferi bentonici e
Ostracodi di acque salmastre o marine poco profonde; comuni i
rinvenimenti di Foraminiferi rimaneggiati e mal conservati. E'
esposta alla base della falesia del Golfo della Botte e a Cala
della Ruta, ed ha età Tortoniano
superiore-Messiniano?.
La formazione
di Pianosa, invece, è costituita da calcareniti
organogene e sabbie; si presenta estremamente ricca in
macrofossili, rappresentati perlopiù da
bivalvi, gasteropodi,
echinidi,
briozoi ed
alghe calcaree. L'unità poggia in
discordanza sulle formazioni mioceniche di Marina del Marchese
e del Golfo della Botte, ed ha uno spessore di circa 30 metri.
Nella parte superiore si evidenziano strutture foreset immergenti,
in prevalenza, verso sud-ovest. Le datazioni effettuate confermano,
per la parte basale della formazione, un'età medio
pliocenica, mentre le analisi in corso sembrano fornire indicazioni
di età più recenti per la porzione superiore.
Sopra questa formazione si trovano poi depositi pleistocenici di
varia natura; localmente affiora una
calcarenite biancastra, ricca di gasteropodi e bivalvi (fra cui
Strombus bubonius, Conus testudinarius, Polinices lacteus, Patella
ferruginea) oltre che di briozoi ed alghe calcaree. Lo spessore di
questa unità è di circa 120 cm, ed è
attribuita, in base al contenuto fossilifero, al Pleistocene
superiore (Tirreniano s.l.). E' stata rinvenuta fino all'altezza di
circa 8 metri s.l.m.; associata alla presenza di piattaforme di
abrasione e solchi di battente, fornisce utili indicazioni sui
movimenti eustatici che hanno interessato l'area.
Seguono poi depositi continentali costituiti da
brecce,
sabbie e limi di colore rosso e giallo, la cui
caratterizzazione cronologica e genetica è in fase di
studio.
Nell'isola sono stati rilevati estesi campi di
fratture, perlopiù verticali, talvolta beanti e riempite
di calcite.
Il contesto geomorfologico dell'isola è fortemente
condizionato dai processi erosivi di tipo costiero che danno luogo
ad una molteplicità di forme quali:
falesie,
piattaforme di abrasione e marmitte, solchi di battente,
archi, grotte,
scogli isolati, ecc., che contribuiscono a definire un
paesaggio del tutto unico nel suo genere, ancora preservato
dall'azione modificatrice dell'attività antropica. Nel
valutare il modellamento, è da considerare il ruolo, non
secondario, del processo carsico che si manifesta su tutta l'isola
con magnifiche
forme epigee (vaschette di corrosione, scannellature e docce) e
notevole sviluppo di forme ipogee (condotte,
grotte, gallerie a sviluppo orizzontale e verticale).
Di particolare interesse sono inoltre le peculiari forme legate al
disfacimento subaereo presenti a
Cala del Bruciato, al
Marzocco e a
Punta Libeccio.
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