Rilevamento delle aree marine
Aggiornamento: 27/03/2012
Nuove linee guida per il rilevamento geologico delle aree
marine ricadenti nei fogli CARG 1:50.000
PREMESSA
Le linee guida presentate in questo documento sono il
risultato delle esperienze fin qui maturate nel campo della
cartografia geologica marina, derivate dal progetto per la
realizzazione di una "Carta geologica dei mari italiani" (CARG).
Già dal 1988 si era dato avvio alla realizzazione di una
nuova cartografia geologica di base con una serie di finanziamenti
disposti da successivi interventi legislativi (L.67/88,
L.305/89).
Il progetto CARG prende avvio dalla legge n. 183 del 18/3/89
che contiene le "norme per il riassetto organizzativo e funzionale
della difesa del suolo" e recepisce l'esigenza di una cartografia
geologica e geotematica capace di costituire una valida
documentazione scientifica per la conoscenza del territorio; per la
prima volta tale termine viene esteso alla piattaforma continentale
che, anche dal punto di vista delle attività antropiche,
è ormai da considerare di rilevanza pari a quella delle
terre emerse.
La “Deliberazione CIPE” del 3 agosto 1990, nel
definire gli obiettivi del progetto CARG, prevede quindi
l'estensione delle aree da cartografare nella nuova carta geologica
alla scala 1:50.000 alla piattaforma continentale antistante le
coste italiane, di cui si riconosce l’importanza per la
tutela e la corretta gestione del territorio costiero.
Il Servizio Geologico Nazionale, ora confluito nel
Dipartimento per la Difesa del Suolo (ISPRA), è l'organo
dello Stato istituzionalmente preposto alla cartografia geologica.
Compito specifico del Servizio è assumere informazioni,
anche provenienti dai numerosi Enti di ricerca su tematiche di
comune interesse (L. 183/89, art. 9), per rendere i risultati di
questa attività fruibili alle amministrazioni pubbliche
(art. 2 della stessa Legge) e suggerire i piani per la
ricerca sulle aree di interesse, in base alle priorità della
Nazione e d’accordo con le Regioni e le Province autonome,
vagliando le proposte degli Enti di ricerca.
Già nel 1992, (Quaderni, serie III, n. 1) per
rappresentare la geologia delle aree sommerse si era scelto di
utilizzare due scale di rappresentazione complementari: la scala
1:250.000, per una cartografia di sintesi, e la scala 1:50.000, che
costituisce la scala della cartografia geologica di base del
territorio italiano. La prima scala di rappresentazione è
dedicata interamente alle aree marine e permette, tra
l’altro, di rappresentare in modo sintetico gli elementi
geologici e strutturali più profondi, comprese le strutture
sismogenetiche localizzate a mare, che consentono di definire e
segnalare strutture geologiche attive, aree di potenziale rischio
(sismico, vulcanico, di frana sottomarina), ecc.
La scala 1:50.000, invece, oltre ad essere adottata come base
della nuova cartografia geologica d’Italia nelle aree emerse,
è più idonea a rappresentare situazioni specifiche
delle aree costiere o di piattaforma; essa fornisce un supporto per
una migliore gestione di queste aree, interessate in quasi tutta la
loro estensione da fenomeni di arretramento della linea di riva,
con conseguente rischio per le strutture (abitati, ferrovie,
strade, porti) che vi insistono. Inoltre, essa permette di
rappresentare informazioni che consentono di definire anche la
dinamica della sedimentazione attuale e recente; questa conoscenza
è necessaria per un uso sostenibile e per la tutela delle
zone costiere e delle aree di piattaforma.
Alla fine degli anni ’80 il Servizio Geologico ha
prodotto, raccogliendo le esperienze di quanti operarono nel
settore (Enti territoriali, CNR, Dipartimenti ed Istituti
universitari) organizzati in Commissioni e Gruppi di lavoro, le
“Linee guida per il rilevamento della nuova Carta Geologica
d'Italia alla scala 1:50.000”, pubblicate nei Quaderni, serie
III, n. 1 del Servizio Geologico Nazionale (1992). Questa guida
conteneva anche le norme relative alle “informazioni
geologiche del fondo e dell’immediato sottofondo
marino”. Essa rappresentava un primo contributo per
definire “i criteri e le metodologie da utilizzare nel
rilevamento e nella rappresentazione delle principali
caratteristiche geologiche delle suddette zone”. Tale
proposta scaturiva da un'attenta analisi di quanto fino allora
prodotto sia in campo nazionale che internazionale, oltre che dalla
diretta esperienza acquisita dal Servizio Geologico nel corso di
diversi anni di studio in varie zone dei mari italiani.
Nel 1993 fu istituita presso il CNR la Commissione di Studio
per la Cartografia geologica marina (Presidente: Prof. R. Catalano
- Università di Palermo; membri: C. Bartolini -
Università di Firenze, A. Fabbri, M. Marani, M. Roveri -
Istituto per la Geologia marina CNR-Bologna, P. Lembo - Servizio
Geologico Nazionale, E. Marsella - Istituto Geomare Sud
CNR-Napoli, A. Ulzega - Università di Cagliari) che
presentò nel 1996 al Comitato Geologico i risultati del
lavoro, nel rapporto finale denominato "Norme generali delle linee
guida di rilevamento geologico nelle aree marine da sottoporre al
Servizio Geologico d'Italia". Nel documento si sollecitava una
“particolare attenzione all'immediato sottofondo,
utilizzando le possibilità interpretative della stratigrafia
sequenziale, che permette di riconoscere le successioni
sedimentarie depositatesi durante un ciclo completo di variazione
relativa di livello del mare attraverso l'integrazione dei dati
sismici, litologici e biostratigrafici”.
Negli anni a seguire il Servizio Geologico Nazionale (ora
ISPRA - Dipartimento Difesa del Suolo) ha avuto modo di vagliare i
prodotti derivanti dal progetto CARG in aree marine (Foglio
prototipo JOG-33-10 Ravenna a scala 1:250.000 e alcuni fogli
relativi ad aree costiere, a scala 1:50.000, con lembi variamente
estesi di aree marine) e ciò ha permesso di avere una
casistica sufficientemente ampia delle situazioni
fisiografico-deposizionali nelle diverse aree marine.
Contemporaneamente il Servizio Geologico Nazionale ha intrapreso il
rilevamento di aree marine in fogli prototipo. Queste esperienze
hanno evidenziato la necessità di rivedere le normative
pubblicate sul Quaderno, serie III, n. 1.
Nella riunione del Comitato Geologico del 5/6 aprile 2000
(verbale n. 53) è stato istituito il “Gruppo di lavoro
per la geologia marina” (GLM), costituito dal Servizio
Geologico, da un membro del Comitato Geologico e dai rappresentanti
referenti per la geologia marina del Progetto CARG, con
l’incarico di revisionare la normativa della cartografia
geologica delle aree marine alla scala 1:50.000 del Servizio
Geologico. Del gruppo hanno fatto parte, in qualità di
Direttori di rilevamento delle aree marine dei fogli CARG attivati
a quella data: F.L. Chiocci (Università “La
Sapienza” di Roma), R. Catalano (Università di
Palermo), S. D’Angelo (Servizio Geologico Nazionale), F.
Fanucci (Università di Trieste), G.B. La Monica
(Università “La Sapienza” di Roma), M. Roveri
(CNR – Istituto di Geologia marina di Bologna), M. Sacchi
(CNR – Geomare Sud), T. Pescatore (Università del
Sannio), F. Trincardi (Comitato Geologico), A. Ulzega
(Università di Cagliari), G. Ventura (Servizio Geologico
Nazionale).
Questo testo scaturisce dalle discussioni in merito svoltesi
nell’ambito di cinque riunioni del GDL, dal 2000 al 2002, ed
è stato discusso e rielaborato dal Servizio Geologico per
renderlo conforme alle linee guida delle diverse “aree
tematiche” di cui si compone la carta geologica di base.
E’ importante precisare che l’assunto fondamentale di
questo testo è di considerare la carta geologica di base
come oggetto unico, comprensivo di aree emerse e sommerse, coerente
al suo interno nell’esprimere la realtà geologica
dell’area rappresentata, frutto di una banca dati di continuo
rinnovata. Si ringraziano pertanto i colleghi del Dipartimento
Difesa del Suolo per il lavoro di omogeneizzazione dei diversi
argomenti di una carta geologica di base: B. Compagnoni
(rilevamento geologico), S. Falcetti (rappresentazione dei dati),
F. Ferri (banca dati geofisici), F. Galluzzo (geologia delle aree
emerse), C. Giovagnoli (banca dati geologici), F. Papasodaro
(geologia del Quaternario).
Nel periodo febbraio-dicembre 2003, infine, il testo è
stato sottoposto alla revisione critica del Comitato Geologico che,
nella riunione di gennaio 2004 ne approva le linee generali.
In particolare si ringrazia il dott. F. Trincardi (CNR –
ISMAR Bologna) per la revisione critica del testo.