Disponibilità e bilancio idrico
Aggiornamento: 30/04/2004

L'Italia è un paese potenzialmente ricco d'acqua (il
volume medio delle piogge risulta superiore alla media europea), la
cui disponibilità "teorica", tuttavia, non coincide
con quella "effettiva" a causa della natura irregolare dei deflussi
e delle carenze del sistema infrastrutturale esistente. Comunque,
gli anni 2002 e 2003 hanno registrato, a livelli storici, i due
problemi apparentemente antitetici dell'eccesso e della carenza di
acqua. Mentre è acceso il dibattito in sede scientifica sul
cambiamento della piovosità totale in Europa e in
particolare in Italia, non vi sono dubbi sui cambiamenti che
interessano la distribuzione delle precipitazioni nell'anno: una
distribuzione che tende a diventare più irregolare, con
precipitazioni intense che seguono a periodi prolungati di
siccità. Si sono verificate ripetute esondazioni fluviali e
allagamenti urbani, per il superamento, nei momenti di punta, della
capacità di raccolta dei fiumi e delle condotte fognarie,
nonché irregolarità di flussi e deflussi dei corsi
d'acqua e degli invasi che comportano periodi di offerta
insufficiente a soddisfare la domanda, che risulta aumentata in
tali periodi dall'alta temperatura e dalla carenza di
precipitazioni.
Le scarse precipitazioni dell'inverno 2001/02, che facevano
seguito a più inverni siccitosi nel decennio precedente,
avevano impedito il ripristino della già scarsa riserva
accumulata nell'anno precedente, per cui la disponibilità si
è dimostrata insufficiente a fronte di un'elevata richiesta.
Soprattutto al sud si è riscontrata una minore
disponibilità idrica e la maggiore dipendenza dagli
invasi.
Oltre ai motivi sopra esposti, altro importante fattore che
contribuisce a ridurre la disponibilità della risorsa e che
può rendere l'acqua inadatta ai vari usi, in particolare
agli usi pregiati quale quello potabile, è
l'inquinamento. La qualità delle acque è misurata
attraverso reti di monitoraggio che permettono di valutarne nel
tempo, sia lo stato di inquinamento, sia l'efficacia delle azioni
di risanamento.
Per la disponibilità idrica , l'
ISTAT stima la ripartizione di acqua
annualmente erogata in Italia e la connessa dotazione
individuale nel 1999 in 303 l/ab/g. nel settentrione e 214 nel
meridione; Il Nord può contare sulla quasi totalità
del prelievo da acque di falda (90%), mentre il Sud dipende da un
15 ad un 25% dalle acque accumulate negli invasi. Ciò rende
strutturalmente il Nord meno esposto a crisi idriche rispetto al
Sud. Inoltre, poiché molti degli invasi sono
destinati ad usi plurimi, essi dovranno far fronte ad
una domanda per usi non potabili esaltata dalla scarsa
piovosità attuale e pregressa.