Aggiornamento: 15/06/2004
La mappatura del rischio industriale permette di conoscere
l’entità e la distribuzione territoriale dei fattori
di rischio legati alle attività industriali: la sua
realizzazione è dunque un presupposto importante alla
ricerca e all’attuazione dei diversi strumenti di prevenzione
e di controllo dei rischi.
La creazione e l’aggiornamento di una mappa del rischio di
incidenti rilevanti, sia a livello nazionale che regionale,
è un obiettivo dell’APAT .
In attesa della predisposizione di questa mappa il Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del
Mare ha elaborato un “Inventario Nazionale delle
attività industriali”, relativo alle industrie
rientranti nel D.Lgs.
334/99 e fondato sulle informazioni tratte dalle notifiche e
dalle schede d’informazione alla popolazione che lo stesso
Decreto richiede di inviare al Ministero (allegato V del D.Lgs.
334/99).
Dall’elaborazione delle informazioni contenute
nell’Inventario Nazionale è possibile trarre alcune
considerazioni preliminari sulla mappa del rischio industriale nel
nostro Paese relativamente a:
Distribuzione sul territorio
Dall’esame della distribuzione, sul
territorio nazionale, degli stabilimenti obbligati ad effettuare la
notifica (ex art. 6/7 e art.8 del D.lgs. 334/99), si rileva che
oltre il 23% sono concentrati in Lombardia, in particolare nelle
province di Milano, Bergamo, Brescia e Varese.
Regioni con elevata presenza di industrie a rischio sono anche il
Piemonte, l’Emilia Romagna (con circa il 10% ciascuno), ed il
Veneto (circa 8%). In esse si evidenziano alcune aree di
particolare concentrazione quali Trecate (nel Novarese), Porto
Marghera, Ferrara e Ravenna, in corrispondenza dei tradizionali
poli di raffinazione e/o petrolchimici e altre nelle Province di
Torino, Alessandria e Bologna.
Al centro-sud le Regioni con maggior presenza di attività
soggetta a notifica risultano essere il Lazio (circa 7%), la
Sicilia (circa 6%), la Campania (circa 6%), la Puglia (circa 4%) e
la Sardegna (circa 4%), in relazione alla presenza degli
insediamenti petroliferi e petrolchimici nelle aree di Gela,
Priolo, Brindisi, Porto Torres e Sarroch ed alla concentrazione di
attività industriali nelle province di Roma, Napoli e
Bari.
Non risultano attualmente presenti stabilimenti soggetti agli
articoli 6/7 e 8 nelle province di Prato, Macerata, Crotone ed
Enna.
Le figure seguenti riportano, su scala cromatica o con altra
simbologia grafica, la distribuzione degli stabilimenti delle
diverse categorie a livello regionale (Fonte: Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio; Elaborazione
APAT al 31/12/2002):
Tipologie di attività
Per quanto concerne la tipologia delle
attività presenti sul territorio nazionale, si riscontra una
prevalenza di depositi di oli minerali, di stabilimenti chimici e/o
petrolchimici e di depositi di gas liquefatti (essenzialmente GPL),
ciascuna tipologia rispettivamente per oltre il 20% del totale (74%
circa per il complesso delle tre tipologie).

Tabella. Distribuzione nazionale degli stabilimenti soggetti agli obblighi degli artt. 6/7 e 8 del D.lgs. 334/99 suddivisi per tipologia di attività (Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio; Elaborazione APAT al 31/12/2002).
Si rileva una concentrazione di stabilimenti chimici e
petrolchimici in Lombardia (36% del totale nazionale e 40% del
totale regionale), in Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.
L’industria della raffinazione, 17 impianti in Italia,
risulta invece piuttosto distribuita sul territorio nazionale, con
particolari concentrazioni in Sicilia, dove sono presenti 5
impianti, ed in Lombardia, con 3 impianti.
Analoga osservazione può essere fatta per i depositi di oli
minerali, che risultano particolarmente concentrati in
prossimità delle grandi aree urbane del Paese.
Per quanto concerne i depositi di GPL, si evidenzia una diffusa
presenza nelle regioni meridionali, in particolare in Campania e
Sicilia, oltre che in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna,
ed in generale presso le aree urbane del territorio nazionale, con
punte nelle province di Napoli, Salerno, Brescia, Venezia e
Catania.
Si riscontra, inoltre, che la classificazione del gasolio tra le
“Sostanze pericolose per l’ambiente” (frasi di
rischio R51/53), oltre all’immissione di queste sostanze
nella parte 2 dell’allegato I del D.lgs. 334/99, ha fatto
lievitare il numero di depositi di oli minerali assoggettati agli
adempimenti stabiliti dalla Seveso II. In regime di Seveso I (DPR
175/88) solo alcuni grossi depositi di benzina risultavano soggetti
all’obbligo di notifica.
Altra tipologia di attività assente nella Seveso I, ma ben
rappresentata attualmente (per il 5% circa del totale) è
costituita dagli stabilimenti di produzione e/o deposito di
esplosivi.
Sostanze detenute
In merito alle sostanze presenti negli stabilimenti soggetti agli
artt. 6/7 e 8, è opportuno distinguere, come stabilito dal
D.lgs. 334/99, le sostanze elencate in allegato I - parte 1 da
quelle comprese nelle categorie dell’allegato I - parte
2.
Tra le sostanze in allegato I - parte 1 risulta una cospicua
presenza di benzina ed essenze minerali e di gas liquefatti
estremamente infiammabili (principalmente GPL).
Risulta consistente anche la presenza di metanolo ed ossigeno; si
evidenziano, infine, quantitativi complessivi particolarmente
significativi di toluenediisocianato, cloro e formaldeide.
Tra le categorie di sostanze dell’allegato I - parte 2 si
può osservare come la categoria maggiormente diffusa in
termini quantitativi sia quella delle sostanze pericolose per
l’ambiente, in relazione, prevalentemente, alla presenza
negli stabilimenti/depositi di gasolio e di altri idrocarburi
liquidi caratterizzati dalle frasi di rischio R51-R53; in questo
caso è determinante il contributo dei depositi di oli
minerali in cui è presente gasolio, classificato tra le
“Sostanze pericolose per l’ambiente”, introdotte
per la prima volta con la direttiva Seveso II tra le categorie di
sostanze e preparati pericolosi.
Molto diffuse sono anche le sostanze, in particolare allo stato
liquido, appartenenti alle categorie degli infiammabili, facilmente
infiammabili ed estremamente infiammabili. Si segnala infine una
presenza significativa di sostanze tossiche, sia pure
quantitativamente inferiore a quella delle categorie sopra
evidenziate.