I suoli agricoli, oltre che sostenere la produzione di alimenti e fibre, svolgono una varietà di importanti funzioni ecologiche:
- creano un legame tra l’atmosfera, le risorse idriche e i sistemi geolitologici;
- filtrano sostanze di varia natura disciolte nell’acqua e accumulano particelle depositate dall’atmosfera;
- agiscono come fonte di gas-serra o, inversamente, come serbatoi di carbonio, grazie alla capacità delle colture di fissare la C02 atmosferica e di immagazzinarla nei suoli e nei soprassuoli;
- regolano il flusso delle precipitazioni;
- interagiscono con il clima, determinando il tipo di coltura che può essere ospitata;
- influenzano l’uso del suolo e la forma del paesaggio; supportano i diversi habitat, la diversità biologica, fornendo acqua e nutrienti;
- creano le condizioni per la conservazione di semi e per la vita di micro-organismi e macro-organismi animali;
- svolgono, infine, importanti funzioni sociali e culturali.
Risulta evidente, sulla base delle precedenti considerazioni, che le relazioni tra ambiente e agricoltura sono estremamente complesse e di duplice natura:
D’altra parte, occorre segnalare che proprio
l’agricoltura può rivestire un ruolo positivo e un
elevato potenziale per generare processi di segno opposto, in grado
di ridurre l’inquinamento e il degrado ambientale e di
fornire servizi ambientali, da quello turistico-ricreativo a quello
storico-culturale, a quello di mitigazione dei clima locale e dei
cambiamenti climatici globali.
Così, mentre in passato, in ambito nazionale e comunitario,
le politiche per l’agricoltura erano orientate
all’aumento della produttività delle colture e alla
creazione dei mercati, da due decenni a questa parte hanno come
obiettivo prioritario lo sviluppo di un’agricoltura
sostenibile, in grado di ridurre l’inquinamento e il degrado
ambientale, di fornire servizi e beni ambientali e, al tempo
stesso, mantenere una buona capacità di produzione.
Questa esigenza, richiamata anche da Agenda 2000 e dagli Accordi di
Johannesburg, risulta rafforzata dalle accresciute preoccupazioni
dei consumatori per quanto riguarda la sicurezza, l'origine e la
qualità dei prodotti agricoli e dall’emanazione di
normative ambientali sempre più stringenti. Va
segnalato a questo proposito che lo stesso Trattato di Maastricht
sull’Unione Europea richiede una completa integrazione
delle politiche ambientali in tutti le politiche settoriali della
Comunità.
Operativamente, il Consiglio Europeo di Cardiff (giugno 1998)
invitò il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura a
dare corso al processo d’integrazione ambientale e sviluppo
sostenibile all’interno della Politica Agricola Comunitaria
(PAC) e di riportare regolarmente i progressi conseguiti nel
rispetto dell’articolo 6 del Trattato. Nel novembre
1999, il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura
adottò una dichiarazione su ‘integrazione ambientale e
sviluppo sostenibile’ in cui sono definite le linee
strategiche, con obiettivi generali e specifici, affinché la
PAC integri nelle sue misure le tematiche ambientali e lo sviluppo
sostenibile.
Inoltre, viene sottolineata l’importanza di costruire un
sistema di monitoraggio, reporting e valutazione dell’impatto
delle politiche, che deve essere necessariamente basato
sull’identificazione di opportuni indicatori. Eurostat
ha avviato, per conto della Commissione Europea, un processo che
dovrà portare alla definizione di un set di indicatori
agro-ambientali (una prima bozza è stata resa disponibile
alla fine del 2003).
In Italia, i dati e le informazioni disponibili dalla letteratura
segnalano che i maggiori impatti ambientali direttamente associati
all’agricoltura risultano derivare dai fitofarmaci, dai
composti azotati, e dall’erosione superficiale e di massa del
suolo. Altri impatti, indiretti e poco “visibili”,
riguardano il degrado degli habitat acquatici e i costi associati
con la depurazione e il disinquinamento delle acque. E’
stata questa la premessa di base che ha guidato il lavoro
metodologico avviato nel 1998 dal Servizio Agricoltura
dell’ISTAT e dall’ANPA (oggi APAT), ancor prima che il
processo di Cardiff fosse avviato, per la predisposizione di una
scheda di rilevamento, denominata “Ambiente e
Territorio”, all’interno d’una indagine
campionaria sulla struttura delle aziende agricole. Una volta
portata a termine l’attività di raccolta dei
dati, nel 2000, si è proceduto alla verifica delle
informazioni raccolte e alla loro analisi. Nel corso del 2003
l’indagine è stata ripetuta, anche se con un numero
più ridotto di indicatori, ma i risultati non sono ancora
disponibili.
L’impostazione concettuale e metodologica — sia per la
definizione dei criteri finalizzati all’individuazione degli
indicatori agro-ambientali sia per la raccolta delle informazioni
in forma strutturale e continuativa — è stata adottata
da Eurostat come riferimento nello sviluppo degli indicatori
necessari per monitorare e valutare l’integrazione tra
Agricoltura e Ambiente, secondo quanto previsto dal processo di
Cardiff.