Aggiornamento: 17/05/2004
Il Trattato
di Maastricht annovera lo sviluppo sostenibile tra gli
obiettivi dell’Unione Europea ed una serie di eventi
comunitari ne sanciscono ruolo e caratteri.
Nelle conclusioni del Consiglio Europeo di Cardiff del
1998 veniva presentata la strategia per integrare la
protezione dell’ambiente nelle politiche comunitarie:
nel Documento Introduttorio del Consiglio Europeo di Vienna,
sempre nello stesso anno, e nelle Conclusioni del Consiglio
Europeo di Helsinki nel 1999, veniva riconosciuta la
necessità di attuazione di questa strategia. Sulla base
dell’esperienza maturata con il V° Piano Europeo di
Azione Ambientale “Per uno sviluppo durevole e
sostenibile”, parallelo alla Conferenza di Rio ed al varo
di Agenda 21, vennero definite le linee direttive sulla
tutela ambientale e sulla sostenibilità dello
sviluppo.
Nel 2000 i Vertici del Consiglio Europeo, tenutisi a
Lisbona e
Nizza, gettavano le basi per una strategia socioeconomica
globale e, con il Consiglio Europeo di Stoccolma nel 2001, si
ribadiva l’ assoluta parità delle tre dimensioni dello
sviluppo sostenibile (Ambiente, Economia,
Società). E' comunque con il Consiglio
Europeo di Goteborg che, nel 2001, prende avvio la Strategia
europea per lo sviluppo sostenibile, secondo la quale gli effetti
economici, sociali ed ambientali di tutte le politiche debbano
costituire parte integrante del processo decisionale.
Questi principi sono confermati e ribaditi nel vertice del
Consiglio Europeo di Barcellona nel 2002, ove viene affermata
l’importanza del VI° Piano d’Azione Ambientale
europeo in materia di ambiente, in quanto strumento essenziale per
lo sviluppo sostenibile nella prospettiva di Johannesburg.
Il VI° Piano d’Azione Ambientale europeo 2002/2010
“Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta”
(2001) definisce la politica ambientale comunitaria fino al 2010,
legandola a 4 campi di azioni prioritarie (cambiamenti climatici;
natura e biodiversità; ambiente, salute, qualità
della vita; uso sostenibile delle risorse) e sostenendo la
promozione di Agenda 21 locale, l’intervento sul sistema dei
trasporti, l’adozione degli indicatori ambientali
urbani.
Uno degli elementi emergenti è che la dimensione urbana
assume, dopo Johannesburg, un rilievo ancora maggiore ed è
parte integrante della strategia di sostenibilità
dell’Unione e degli obiettivi fissati nei vertici di Lisbona,
Goteborg e Barcellona sopracitati.
Laddove Johannesburg sancisce la necessità di passare
dall’Agenda all’Azione, ovvero dalla
individuazione di problemi, metodi e strategie alla effettiva
realizzazione di interventi sul campo non solo in termini
ambientali in senso stretto ma in termini più complessi di
concertazione, partecipazione, condivisione: appare
evidente come la sperimentazione di Agenda 21 è reale
occasione per lanciare programmi di rinnovo e riqualificazione
urbana e territoriale.