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Aggiornamento: 12/04/2012
12 aprile
Le operazioni di recupero degli idrocarburi a bordo della Costa Concordia si sono concluse. Da un punto di vista ambientale il carburante e gli oli lubrificanti sono le sostanze potenzialmente inquinanti che destano maggiore preoccupazione per i seguenti motivi: determinano effetti estremamente dannosi per gli ecosistemi marini qualora sversati in mare; le quantità iniziali sono molto elevate (circa 2.200 m3); il relitto si trova in un’area dall’elevata valenza ambientale.
Anche se si intende rimuovere l’intero relitto da dove si
trova, l’operazione di debunkering è apparsa da subito
una priorità anche perché tuttora non vi è
l’assoluta certezza della sua stabilità: la nave
è infatti poggiata in modo precario su due spuntoni di
roccia che impediscono il suo affondamento su fondali ben
più profondi a batimetrie di circa 90 metri. Inoltre, le
operazioni di recupero della nave potrebbero determinare delle
rotture dello scafo non volute che determinerebbero il trafilamento
degli inquinanti.
I seguenti dati riepilogano le quantità di idrocarburi
recuperati comunicate dalla SMIT Salvage, incaricata di condurre
l’operazione:
Si evidenzia, quindi, che al termini dell’operazione rimangono a bordo 163 m3 dichiarati “impompabili” sostanzialmente perché:
In termini generali l’operazione è da considerarsi conclusa con successo, la tecnologia impiegata è la migliore disponibile a livello mondiale. Purtuttavia, l’attenzione deve rimanere alta perché la nave rimane una potenziale sorgente di inquinamento per i residui di olio rimasti ma anche per altre sostanze che rimangono a bordo (vernici, materiale organico in decomposizione, batterie, ecc.). Il potenziale danno ambientale potrà essere ridotto a zero solo attraverso la rimozione della nave.
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