Usi
Aggiornamento: 30/04/2004

Gli usi dell'acqua, che determinano la sua richiesta e
quindi i prelievi, possono essere ripartiti nelle seguenti
macrocategorie: uso potabile, uso industriale, uso irriguo, uso
energetico, uso estetico-ricreativo e vita acquatica.
Per usi civili si intendono quelli relativi al consumo umano e ai
servizi di igiene privati e collettivi. I consumi idrici per usi
civili variano in relazione alle dimensioni degli agglomerati
urbani, al livello di benessere economico e alle abitudini di vita
della popolazione. Negli ultimi decenni si è registrato un
aumento delle dotazioni idriche pro capite, da ricondursi
principalmente all'innalzamento della qualità del servizio
idrico e del reddito medio della popolazione.
La richiesta idrica industriale varia in relazione al settore
considerato: quelli più idroesigenti sono il petrolchimico,
il metallurgico, il tessile e l'alimentare. Il fabbisogno
idrico dell'industria italiana è diminuito negli ultimi
anni, a causa della progressiva riduzione delle attività
manifatturiere, a vantaggio della fornitura di servizi,
dell'aumento della produttività industriale,
dell'automazione sempre più spinta dei processi produttivi e
dell'introduzione di nuove tecnologie a basso consumo
d'acqua.
Il fabbisogno idrico in agricoltura dipende dall'estensione delle
superfici irrigabili, dalle caratteristiche climatiche e
ambientali, dalla tipologia colturale, dalle tecnologie di
distribuzione utilizzate. Il settore agricolo è il
più idroesigente: tra le colture a più elevato
consumo d'acqua si annoverano il granoturco, le foraggere e le
ortive.
L'impiego dell'acqua nella produzione di energia può essere
sia diretto (immissione nelle condotte forzate delle centrali
idroelettriche) sia indiretto (trasformazione in vapore nelle
centrali termoelettriche dove l'acqua viene anche impiegata per il
raffreddamento degli impianti). La produzione idroelettrica non
comporta consumi idrici o degrado delle caratteristiche di
qualità, dato che l'acqua viene restituita al corpo idrico
dopo il suo utilizzo. Questo tipo di uso risulta, tuttavia, spesso
in conflitto con gli altri usi della risorsa e con le esigenze di
conservazione delle caratteristiche naturali dei corpi
idrici.
Per usi estetico-ricreativi si intendono le acque destinate alla
balneazione, alle attività alieutiche, alla salvaguardia del
patrimonio naturalistico-ambientale, ai fini della sua fruizione
turistica.
Dai dati elaborati da
IRSA-CNR (1999) relativi al
prelievo idrico, si evince che l'uso potabile conta per il 19%,
l'uso energetico per il 14, l'uso industriale per il 19, mentre
è preponderante l'uso irriguo che arriva al 48% della
totalità dei prelievi.
Il vigente quadro normativo (legge n.183/89, legge n.36/94, dlgs
n.152/99) definisce prioritaria la tutela della vita acquatica
("uso ambientale"), alla quale deve essere destinata una quota dei
deflussi minimi vitali (Dmv), cioè la portata minima
necessaria a garantire comunque la salvaguardia delle strutture
naturali dei corsi d'acqua e la presenza delle biocenosi tipiche
corrispondenti alle condizioni naturali locali.