Aggiornamento: 06/05/2004
Le attività sociali, produttive e
ricreative,principalmente in ambito urbano, richiedono ed
utilizzano una grande quantità di acqua. La conseguenza
diretta dell'utilizzo dell'acqua è la produzione di scarichi
che, per poter essere restituiti all'ambiente, devono
necessariamente essere sottoposti ad un trattamento depurativo. Le
acque reflue
urbane, che in passato contenevano quasi esclusivamente
sostanze biodegradabili, presentano attualmente maggiori problemi
di smaltimento a causa della presenza sempre più ampia di
composti chimici di origine sintetica, impiegati prevalentemente
nel settore industriale. Il mare, i fiumi ed i laghi non sono in
grado di ricevere una quantità di sostanze inquinanti
superiore alla propria capacità autodepurativa senza vedere
compromessa la qualità delle proprie acque ed i normali
equilibri dell'ecosistema. E' evidente quindi la necessità
di depurare le acque reflue attraverso sistemi di trattamento che
imitino i processi biologici che avvengono naturalmente nei corpi
idrici (la depurazione risulta però molto più veloce
negli impianti rispetto ai corsi d'acqua, grazie alla tecnologia ed
all'energia impiegata). Il trattamento del refluo è tanto
più spinto quanto più i corpi idrici
recettori (mari, fiumi, laghi, etc.) risultano a rischio di
inquinamento permanente.
La normativa italiana in materia di acque predispone, con il
D.Lgs.
11 maggio 1999, n.152 e s.m.i., un completo programma di tutela
dei corpi idrici dall'inquinamento. Il decreto recepisce, tra
l'altro, la direttiva comunitaria 91/271/CEE concernente il
trattamento delle acque reflue urbane, che costituisce in
quest'ambito la norma di riferimento per gli Stati membri della UE.
Oltre a disciplinare gli scarichi mantenendo, almeno in una prima
fase transitoria, valori limite di concentrazione per le varie
sostanze contenute nelle acque reflue, il decreto concentra
l'attenzione sulla qualità del corpo idrico recettore
prevedendo lo sviluppo di attività di monitoraggio per la
quantificazione del danno ambientale esercitato dall'uomo ed
offrendo le basi per la ricerca di sistemi di depurazione
"appropriati" in base a specifici obiettivi di qualità delle
acque naturali.
L'entrata in vigore del D.M. del 18 settembre 2002, n. 198
"Modalità di attuazione sullo stato di qualità delle
acque, ai sensi dell'art. 3, comma 7, del D.Lgs. 11 maggio 1999, n.
152" che prevede che vengano trasmessi ad APAT dalle Regioni e
Province Autonome i dati conoscitivi, le informazioni e relazioni
sullo stato di qualità delle acque, secondo le
modalità e gli standard informativi specificati dal Decreto
entro e non oltre le scadenze temporali previste dal decreto,
consentirà di superare la carenza di informazioni
attualmente disponibili in materia.
In particolare, le informazioni relative alle pressioni riguardano
i Settori 2 (Disciplina degli scarichi) e 3 del Decreto (Protezione
delle acque dall'inquinamento da nitrati provenienti da fonti
agricole).
Processi di base
La depurazione attraverso trattamenti
biologici sfrutta tecnologie basate essenzialmente su fenomeni
naturali fatti svolgere in ambienti creati artificialmente, in modo
che i parametri che regolano tali processi possano essere
controllati in maniera ottimale. La depurazione biologica è
un processo che ha come principali protagonisti comunità di
organismi viventi. Sia in ambiente naturale (autodepurazione) che
artificiale (impianto di trattamento), l'azione di popolazioni
microbiche diverse e in cooperazione tra loro porta alla
degradazione delle sostanze inquinanti presenti nelle acque,
attraverso processi di mineralizzazione e di raccolta in un
materiale semisolido (fango) che in seguito può essere
separato dalle acque per sedimentazione. La comunità di
microrganismi, utile al processo di depurazione, è
costituita principalmente da batteri e da una variegata microfauna,
che in parte sono già presenti nel liquame da trattare, in
parte provengono dall'ambiente circostante. Lo sviluppo e la
crescita di questa comunità biologica sono determinati dalla
sostanza organica contenuta nel liquame da depurare; si forma
quindi una catena alimentare del detrito, all'interno di quello che
è definibile come un ecosistema artificiale.
A prescindere dalla necessità dei processi depurativi dal
punto di vista dell'impatto ambientale, una corretta gestione del
ciclo dell'acqua prevede l'applicazione delle conoscenze
tecnologiche esistenti per il conseguimento di obiettivi
socialmente ed economicamente utili, quali la tutela dei corpi
idrici superficiali e sotterranei e la corretta gestione della
risorsa acqua.
Il riutilizzo delle acque reflue depurate può essere
considerato un espediente innovativo ed alternativo nell'ambito di
un uso più razionale della risorsa idrica. Il vantaggio
economico del riutilizzo risiede nel fornire alla comunità
un approvvigionamento idrico, almeno per alcuni usi per i quali non
si richieda acqua di elevata qualità, a costi più
bassi, poiché il riciclo costa meno dello smaltimento.
Un notevole passo avanti è stato fatto con la
pubblicazione del Decreto del 12 giugno 2003, n. 185 "Regolamento
recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in
attuazione dell'articolo 26, comma 2, del decreto legislativo 11
maggio 1999, n. 152" per la depurazione e la distribuzione delle
acque reflue al fine del loro recupero e riutilizzo in campo
domestico industriale e urbano. Il decreto stabilisce le norme
tecniche per il riutilizzo delle acque reflue domestiche, urbane ed
industriali attraverso la regolamentazione delle destinazioni d'uso
e dei relativi requisiti di qualità, ai fini della tutela
qualitativa e quantitativa delle risorse idriche, limitando il
prelievo delle acque superficiali e sotterranee, riducendo
l'impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori e favorendo il
risparmio idrico mediante l'utilizzo multiplo delle acque
reflue.
In particolare, il provvedimento indica tre possibilità di
riutilizzo di queste acque recuperate: in campo agricolo per
l'irrigazione, in campo civile per il lavaggio delle strade,
per l'alimentazione dei sistemi di riscaldamento e
raffreddamento e per l'alimentazione delle reti duali di adduzione,
in campo industriale per la disponibilità dell'acqua
antincendio e per i lavaggi dei cicli termici.
Per poter riutilizzare l'acqua per uno qualsiasi di questi scopi,
si deve comunque raggiungere un certo grado di qualità,
soprattutto igienico-sanitaria. I trattamenti di tipo convenzionale
non sono quasi mai sufficienti e quindi la tecnologia si sta
orientando verso la messa a punto di nuovi sistemi alternativi di
trattamento terziario e di disinfezione, finalizzati
all'ottenimento di un elevato grado di qualità dell'acqua,
attraverso l'abbattimento della carica microbica, dei nutrienti e
delle sostanze tossiche.
Nello scenario dei vantaggi e delle prospettive future che
può offrire il riciclo delle acque usate, si collocano
pertanto nuove tecnologie che cercano di ottenere processi
efficienti a garanzia di un approvvigionamento di acqua depurata a
costi contenuti.