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Piani e programmi internazionali

Aggiornamento: 11/05/2004

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La Direttiva 2000/60/CE, alla cui implementazione l'APAT ha supportato il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, rappresenta una legislazione innovativa nella politica comunitaria sulle acque in quanto affronta i problemi relativi alla salvaguardia e tutela delle acque considerando gli ambienti acquatici nella loro complessità e definendo degli obiettivi di qualità ambientale da raggiungere per tutti i corpi idrici.
Mediante un processo graduale di analisi, monitoraggi e studi mirati, tutti gli Stati Membri (SM) devono classificare adeguatamente lo stato di qualità ambientale delle proprie acque superficiali e conseguire infine uno "stato buono" dei diversi corpi idrici entro 15 anni dall'entrata in vigore della Direttiva. Nell'immediato, entro 3 anni dalla pubblicazione della Direttiva, ogni Stato Membro dovrebbe prendere provvedimenti amministrativi e organizzativi necessari al recepimento della stessa. L'Italia, a tale riguardo, emanerà prossimamente un decreto legislativo.
Vista la complessa articolazione della Direttiva e le implicazioni tecniche e scientifiche che derivano da una sua corretta applicazione, uniforme fra tutti gli SM, la Commissione europea ha stabilito, nel maggio 2001, una "Strategia Comune di Implementazione" - "Common Implementation Strategy" (CIS), con l'obiettivo di creare delle linee metodologiche comuni ai vari paesi per l'interpretazione e l'applicazione della Direttiva. A tal fine sono stati quindi istituiti dei Gruppi di Lavoro (Working Groups WGs), costituiti da esperti designati dai vari paesi, per sviluppare delle linee guida ("Guidance") legalmente non vincolanti su diversi aspetti tecnici della Direttiva.

I lavori della CIS hanno prodotto varie "Linee Guida" e gli Stati Membri devono ora verificarne l'applicabilità sui propri corpi idrici. Tale verifica interessa attualmente 15 bacini europei tra cui, per l'Italia, il Tevere e il Cecina. 
La seconda fase della "Strategia Comune di Implementazione", appena iniziata, prevede che gli SM rispondano ad uno dei primi requisiti di legge: la definizione di una rete di siti di "intercalibrazione" su cui effettuare l'esercizio iniziale di confronto fra i vari paesi, fra i dati richiesti e quelli disponibili negli Stati Membri.

I risultati di questi esercizi devono essere riportati all'attenzione dei Direttori delle Acque, responsabili dell'applicazione della Direttiva negli Stati Membri, che stabiliscono quindi i passi successivi da compiere, sia a livello comunitario che nazionale.
Il Direttore Generale del Servizio Tutela Acque Interne (TAI) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, responsabile per l'applicazione della Direttiva, ha incaricato l'APAT di seguire i lavori della CIS con la partecipazione di esperti in alcuni WGs.