Aggiornamento: 24/08/2004
La Valutazione del danno ambientale è un’attività tecnica-scientifica finalizzata alla Determinazione e alla Quantificazione del danno relativo a un evento reale/potenziale pericoloso per l’ambiente di origine antropica o naturale, e alla Quantificazione economica del danno attraverso una stima delle utilità/costi connessi alla compromissione/ripristino delle componenti ambientali alterate, danneggiate o distrutte.
Per Determinazione del danno si intende
l’accertamento e la documentazione dello scenario di
riferimento (attraverso la determinazione del termine di sorgente,
delle vie di esposizione e dei bersagli) e degli
effetti/conseguenze alle diverse componenti ambientali (atmosfera e
ambiente idrico, suolo e sottosuolo, vegetazione flora, fauna,
ecosistemi, paesaggio e salubrità).
Il termine di sorgente viene descritto in termini di tipo,
quantità, forma (fisico, chimica, biologica, ecc.) e
modalità con cui l’evento pericoloso (antropico o
naturale) si è verificato. Le vie di esposizione vengono
descritte in termini di modalità con cui la sorgente impatta
sui bersagli. I bersagli vengono descritti in termini di risorse
ambientali sicuramente o potenzialmente esposte all’impatto
del termine di sorgente.
Gli effetti/conseguenze alle diverse componenti ambientali vengono
descritte in termini di evidenze oggettive e/o a di una serie di
elementi di supporto precedentemente già dimostrati.
Le evidenze oggettive sono costituite da misure, foto, analisi,
testimonianze, ecc. che possono dimostrare/attestare gli effetti
sulle risorse ambientali, attraverso caratteristiche che
evidenziano in modo quantitativo e oggettivo le alterazioni, i
deterioramenti e le distruzioni alle diverse componenti ambientali
rispetto alle condizioni preesistenti-naturali o di
riferimento.
Costituiscono elementi di supporto alla dimostrazione
dell’esistenza di un effetto alle diverse componenti
ambientali gli studi scientifici, le indagini statistiche, le
simulazioni e le evidenze oggettive riferite a stesse o
“analoghe” situazioni.
Per Quantificazione del danno si intende la
misura articolata/analitica del danno arrecato all’ambiente
in termini di grado di alterazione, grado di deterioramento e grado
di distruzione, parziale o totale, (per tipo, valore, estensione,
durata, ecc. delle risorse ambientali) a seconda se si ha:
In modo ingegneristico ciò può essere ottenuto
attraverso l’introduzione di una serie di parametri, definiti
all’interno di una scala da 0 a 1, facilmente riportabili in
%, che esprimano il grado di alterazione (Alt), deterioramento
(Det) o distruzione (Dis) delle risorse ambientali, calcolati sulla
base di un confronto degli indicatori di
compromissione/qualità dello stato attuale (Ia), dello stato
di riferimento (Ir) e con i limiti di compromissione massimi
ammissibili (Lmax) consentiti ai fini degli usi/funzioni-ecologiche
della risorsa ambientale.
Caratterizzando, ad esempio, le matrici mediante un indicatore di
compromissione dello stato attuale (per esempio la concentrazione
di una sostanza inquinante), il danno arrecato alle risorse
dell’ambiente potrà essere quantificato attraverso le
seguenti relazioni:
Alt = (Ia - Ir)/Ia
Det = (Ia-Ir)/(Lmax-Ir)
Dis = 1 se Ia>Lmax
Una tabella che riassuma questi parametri (per tipo di
contaminante e per tipo di risorsa ambientale) è, pertanto,
in grado di quantificare lo scostamento relativo dello stato
attuale rispetto a quello di riferimento e/o al limite massimo
ammissibile e fornisce quindi una quantificazione
articolata/analitica del danno.
La raccolta sistematica dei livelli di compromissione massimi
ammissibili è essenziale per la determinazione della perdita
degli usi e/o delle funzioni-ecologiche e del grado di
usabilità e/o di funzionalità-ecologica, mentre la
raccolta dei livelli preesistenti/naturali è essenziale per
la determinazione della variazione del grado compromissione.
Nel caso in cui non sia possibile fornire una valutazione del grado
di alterazione o deterioramento o distruzione della risorsa
ambientale come nel caso di rilasci di sostanze inquinanti in
ambienti estesi e/o non confinati (mare, atmosfera, ecc.), il danno
ambientale può essere descritto in termini di carico
dell’inquinante immesso nell’ambiente a seguito
dell’evento pericoloso (termine di sorgente) e di
peggioramento massimo raggiunto/raggiungibile dagli indicatori
dello stato attuale.
Infatti, nel caso del rilascio di inquinanti nei grandi corpi
idrici (laghi, mari) e in aria, è evidente la
difficoltà oggettiva ad individuare un danno permanente, dal
momento che, una volta che l’inquinante si diffonde nella
matrice ambientale “non confinata”, il forte effetto
dovuto ai fenomeni di dispersione e diffusione contribuisce in
maniera sostanziale alla diluizione della contaminazione
stessa.
In ogni caso l’immissione nell’ambiente di una certa
quantità di inquinanti comporta una compromissione
dell’ambiente e quindi un’alterazione e un
deterioramento dello stato originario e complessivo del recettore
che si traduce in una diminuzione, seppure temporanea e/o
infinitesima, della capacità di carico dell’ambiente e
mette a repentaglio le usabilità e/o le
funzionalità-ecologiche del recettore, da indagare in base
alla possibilità che il peggioramento massimo
raggiunto/raggiungibile dagli indicatori dello stato attuale
abbiano superato, seppure temporaneamente e/o localmente, i livelli
massimi ammissibili.
Per questi motivi gli accertamenti per verificare gli impatti
negativi sulle diverse matrici coinvolte vanno effettuati sin dai
primi momenti successivi al verificarsi dell’evento
pericoloso e, a fronte di situazione di rischio pianificate, vanno
predisposti appositi sistemi di monitoraggio.
La Quantificazione economica del danno avviene attraverso
l’attribuzione di un valore/prezzo alle utilità
sociali ricavate dalle risorse ambientali compromesse. Una precisa
quantificazione deve pertanto fare riferimento a tutte le possibili
utilità dell’ambiente e porta alla valutazione del
cosiddetto Valore Economico Totale (VET).
Alcune delle utilità delle risorse ambientali sfuggono al
mercato e quindi sono privi di un valore/prezzo. Le utilità
che non trovano uno specifico riconoscimento nel prezzo sono
riconducibili agli aspetti patrimoniali e agli usi non governati o
non governabili dal mercato.
Una ricerca del Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali
dell’Università di Padova, promossa dall’APAT,
illustra gli aspetti teorici e operativi della stima economica
delle utilità delle risorse ambientali a partire dalle
modificazioni che un loro danneggiamento induce nella funzione di
spesa dei consumatori (approccio duale). Un altro approccio
interessante, che è stato indagato nell’ambito della
stessa ricerca, è quello della stima del valore economico
del danno ambientale attraverso la somma di quanto i membri della
comunità interessata sono disposti a pagare per il
ripristino dello stato dei luoghi (valutazione contingente).
La Valutazione del danno ambientale è una attività
utilizzata in APAT in questi ambiti: