Con l’espressione fonti di energia rinnovabili si intendono tutte le fonti di energia non fossili: solare, eolica, idraulica, geotermica, del moto ondoso, maremotrice (maree e correnti) e le biomasse.
L’utilizzo delle energie rinnovabili rappresenta una esigenza sia per i Paesi industrializzati che per quelli in via di sviluppo. I primi necessitano, nel breve periodo, di un uso più sostenibile delle risorse, di una riduzione delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico, di una diversificazione del mercato energetico e di una sicurezza di approvvigionamento energetico. Per i Paesi in via di sviluppo, le energie rinnovabili rappresentano una concreta opportunità di sviluppo sostenibile e di accesso all’energia in aree remote.
In particolar modo, l’Unione Europea (UE)
mira ad aumentare l’uso delle risorse rinnovabili per
limitare la dipendenza dalle fonti fossili convenzionali e allo
stesso tempo far fronte ai pressanti problemi di carattere
ambientale che sono generati dal loro utilizzo. A conferma di
ciò nella Direttiva
2001/77/CE “Promozione dell’energia elettrica
prodotta da fonti rinnovabili”, viene posto come
traguardo il soddisfacimento, entro il 2010, di
una quota pari al 12% del consumo interno lordo di energia e al 22%
di quello dell’energia elettrica, attraverso l’utilizzo
di fonti rinnovabili. Per ottenere questi risultati nella direttiva
sono indicati degli obiettivi differenziati per ogni singolo Stato
membro e l’Italia si è prefissa di
raggiungere, entro il 2010, una quota pari al 22% della produzione
elettrica nazionale.
Il Decreto
Legislativo del 29 dicembre 2003 n. 387 recepisce la Direttiva
2001/77/CE e introduce una serie di misure volte a superare i
problemi connessi al mercato delle diverse fonti di Energia
Rinnovabile.
Nel 2003 in Italia la produzione lorda di energia elettrica da
impianti alimentati da fonti rinnovabili ha raggiunto il valore di
47.971 GWh: il contributo maggiore è venuto dalla produzione
idroelettrica, pari a 36.674 GWh, seguito dalla produzione
geotermica (5.340 GWh), biomasse (compresi i rifiuti, 4.493 GWh) ed
eolica (1.458 GWh). Complessivamente la quota percentuale di
energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti
rinnovabili ha raggiunto il 16,3%.
Il sistema di promozione dell'energia rinnovabile in Italia,
inizialmente incentivato con il provvedimento noto come CIP6,
è stato profondamente riformato con il decreto legislativo
79/99, che ha introdotto l’obbligo per le imprese che
producono o importano elettricità da fonti fossili a
immettere in rete una quota prodotta da impianti nuovi o
ripotenziati alimentati da fonti di energia rinnovabili. Tale quota
era sta fissata inizialmente al 2% dell’energia eccedente i
100 GWh. Successivamente, con il decreto n. 387 si è
stabilito di incrementarla annualmente dello 0,35% fino al
2006.
Tutti gli operatori soggetti all’obbligo possono provvedere autonomamente alla produzione della quota di energia rinnovabile che devono immettere in rete, o comperare tale quota da terzi attraverso un meccanismo di mercato che prevede la cessione dei cosiddetti “Certificati Verdi” (CV). Si tratta di titoli attribuibili annualmente dal GRTN (Gestore Rete Trasmissione Nazionale) all’energia prodotta da fonti rinnovabili. Tali titoli hanno una taglia di 100 MWh e possono essere vantaggiosamente negoziati, tramite contratti bilaterali tra detentori di CV e gli operatori soggetti all’obbligo o nella piattaforma di negoziazione nel GME (Gestore Mercato Elettrico).
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