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Reti ecologiche

Aggiornamento: 03/10/2005

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Il mondo scientifico, agli inizi degli anni 80, ha proposto come strumento di possibile strutturazione del territorio per preservare la biodiversità la “rete ecologica”. Con questo termine si indica una rete fisica di aree centrali,  collegate da corridoi e sostenute da zone cuscinetto, per facilitare la dispersione e la migrazione delle specie ai fini della conservazione della natura, dentro e fuori le aree protette.
Si era infatti affermata la consapevolezza degli effetti negativi dell’azione antropica sugli habitat.
Il drastico e progressivo cambiamento dell’uso del suolo, in particolare a seguito dell’urbanizzazione irrispettosa delle esigenze ambientali, era all’origine del fenomeno detto di frammentazione del territorio.
La Direttiva “Habitat” 92/43/Cee, ad oggi, rappresenta uno dei principali riferimenti a livello internazionale per ciò che riguarda le politiche a favore della continuità ecologica.
Questa Direttiva ha definito un insieme di norme per costruire entro il 2004 una rete europea di aree ad alto valore naturalistico per la conservazione di habitat e specie minacciate, denominata Rete Natura 2000.
Tale rete  incorpora  anche gli indirizzi e le applicazioni della Direttiva “Uccelli” 79/409/Cee che, a sua volta, si propone la tutela dei siti di importanza per l’avifauna. L’introduzione esplicita del modello di “rete ecologica” nell’ambito delle politiche internazionali risale al 1993, quando nel corso della conferenza internazionale “Conservig Europe’s Natural Heritage: Towards a European Ecological Network”- Maastricht, venne presentata  l’iniziativa EECONET. L’obiettivo proposto fu quello di mantenere e migliorare la conservazione degli habitat naturali e semi-naturali, partendo dalla frammentazione del territorio.
In Europa i concetti legati alla reticolarità ecologica e alla continuità ambientale si stanno diffondendo rapidamente all’interno delle politiche di pianificazione territoriale.
Anche in Italia gli enti locali di diverse realtà territoriali hanno già inserito il concetto di rete ecologica all’interno dei loro strumenti di pianificazione.
L’APAT (già ANPA), a partire dal 1996, ha promosso un progetto di coordinamento nazionale denominato: “Reti ecologiche - Piano di attività per la definizione di strumenti in favore della continuità ecologica del territorio”,  ispirato ai contenuti della Direttiva Habitat.
Tale attività può considerarsi a complemento del progetto REN - Rete Ecologica Nazionale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del  Territorio.
Il progetto dell’APAT ha avuto come intento quello di definire delle linee guida a supporto delle politiche territoriali per una corretta pianificazione a scala locale.
La pianificazione a questa scala, infatti, assume un ruolo fondamentale nel preservare e utilizzare in modo sostenibile la biodiversità.
Similmente è stato predisposto un prodotto multimediale relativo ai contenuti semplificati delle Linee Guida, concepito come una guida agevole per promuovere la qualità in modo diffuso presso un pubblico assortito di tecnici, amministratori, operatori scolastici, associazioni, progettisti, costruttori ed altri. 
La diffusione di una conoscenza di base sulla salvaguardia e conservazione della naturalità è, infatti, elemento essenziale per favorire nuovi scenari con reali contenuti di sostenibilità.