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Impatti dei cambiamenti climatici

Aggiornamento: 10/05/2004

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Dagli scenari del primo gruppo di lavoro dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima) , il secondo gruppo di lavoro trae una serie di considerazioni relative agli impatti dei cambiamenti climatici, alla vulnerabilità dei sistemi naturali e antropici e alle strategie di adattamento.
La sensibilità del ciclo idrologico alla variazione della temperatura e delle precipitazioni comporterà significative modificazioni nell'umidità del suolo, nello scorrimento superficiale dell'acqua, nella portata dei fiumi e dei laghi. Questo esporrà gli ecosistemi e le comunità umane a sostanziali cambiamenti nella disponibilità di acqua, nella qualità della stessa e nel rischio di alluvioni e siccità. Le ricerche indicano che lo stress delle risorse idriche potrà crescere in molti paesi tra i quali l'Australia, il Nordafrica, l'Africa meridionale, l'Europa meridionale, il Medio Oriente e l'America Latina e ridursi in Asia e Africa equatoriale. I modelli indicano per la maggior parte delle aree una tendenza all'aumento del rischio di alluvioni e periodi di siccità.
Il cambiamento climatico creerà poi significativi disequilibri negli ecosistemi per lunghi periodi di tempo e questo porterà una riduzione della biodiversità. Cambiamenti nella distribuzione di animali e piante sono già stati osservati e continueranno negli anni a venire, con spostamenti di 400-600 chilometri verso Nord per un aumento di soli pochi gradi centigradi. Laddove questi spostamenti non fossero possibili, o risultassero troppo lenti rispetto alle modifiche del clima, i cambiamenti climatici potrebbero minacciare o danneggiare in maniera irreversibile alcuni sistemi e alcune specie.
Cambiamenti significativi sono attesi anche negli oceani: in particolare, riduzione delle aree ghiacciate al Polo nord, modificazione della salinità e delle correnti, riduzione della pescosità. Molte aree costiere sperimenteranno poi un aumento dell'invasione delle acque marine, dell'erosione e della salinizzazione delle falde. Il rischio è particolarmente alto nelle aree tropicali e subtropicali.
Infine,  per quanto riguarda la salute umana, la modifica delle condizioni climatiche potrebbe comportare l’aumento dei decessi dovuti ad ondate di caldo, l’aumento della frequenza e dell’intensità di eventi climatici estremi come alluvioni e cicloni con le relative conseguenze, una maggiore diffusione di malattie come la malaria (nel 2080 dai 260 ai 320 milioni di persone che oggi vivono in aree non a rischio saranno esposte a questa malattia).

 

Così nel mondo


I cambiamenti previsti varieranno in maniera significativa tra le varie regioni del globo.
Particolarmente gravi saranno le conseguenze per i Paesi in via di sviluppo, i più vulnerabili anche per effetto delle loro ridotte capacità di adattamento. Nel settore agricolo, ad esempio, i Paesi in via di sviluppo rischiano di andare incontro a crescenti incertezze per quanto riguarda la disponibilità di cibo e persino a un aumento della frequenza e della durata delle carestie. La ridotta disponibilità di cibo potrebbe far crescere la migrazione di popolazioni alla ricerca di territori più idonei allo sviluppo di condizioni normali di vita. Per i Paesi industrializzati, gli impatti più significativi riguarderanno l'intensità e la frequenza degli eventi estremi, il ciclo idrologico e la disponibilità di acqua, la salute. L'esperienza di alcuni eventi estremi recenti suggerisce che, per le aree urbane, i processi di adattamento potrebbero risultare costosi e comportare elevati costi sociali. 
Per tutta l'Europa meridionale, le modifiche climatiche previste dagli scenari climatici dell'IPCC (incremento delle temperature tutto l'anno, riduzione delle precipitazioni estive, aumento di intensità e di frequenza di forti precipitazioni) comporteranno la riduzione della disponibilità di risorse idriche, l’aumento del rischio di alluvioni, il deterioramento della qualità dei suoli, l'aumento della frequenza degli incendi, la crescita dell'erosione e la perdita di zone umide nelle aree costiere.
Il quadro degli impatti previsti risulta particolarmente critico per l'Italia, che soffre peraltro di condizioni di dissesto idrogeologico del territorio che compromettono la capacità di rigenerazione delle sue risorse, nonché la sua capacità di mitigare gli effetti di eventi climatici estremi. Le analisi più recenti delle serie meteorologiche effettuata dal CNR mettono infatti in evidenza che, già oggi, l'andamento dei principali parametri climatici risulta in linea con quello riscontrato a livello globale e previsto dall'IPCC per il 21° secolo. In generale, il clima italiano sta infatti diventando più caldo e più secco, in particolare nel Sud, a partire dal 1930. Nello stesso tempo, in tutta l'Italia settentrionale, l'intensità delle precipitazioni è andata crescendo negli ultimi 60-80 anni, con un aumento del rischio di alluvioni in questa regione, in particolare nella stagione autunnale quando il rischio di alluvioni è massimo. Infine, l'innalzamento delle temperature e il cambiamento del regime delle precipitazioni avranno serie conseguenze anche sui ghiacciai.