Aggiornamento: 25/06/2004
La necessità di regolamentare, a livello internazionale,
il trasporto delle merci pericolose è stata un'esigenza
avvertita già agli inizi del secolo scorso: è infatti
evidente che il trasporto, per le sue intrinseche caratteristiche,
ha da sempre oltrepassato le frontiere dei singoli stati. Sono
state quindi sviluppate regolamentazioni specifiche per le diverse
modalità di trasporto, marittima, aerea, stradale,
ferroviaria e, recentemente, per le vie navigabili interne.
In queste regolamentazioni sono state definite le modalità
di classificazione delle merci pericolose, le condizioni per il
loro trasporto (utilizzo di imballaggi e cisterne con
caratteristiche particolari), le caratteristiche e le
modalità di carico sui diversi mezzi di trasporto e, sempre
con maggiore enfasi negli ultimi anni, i requisiti in termini
di organizzazione, di formazione del personale, di documentazione.
E' ben presto risultato evidente come il trasporto di merci
pericolose, oltre a valicare le frontiere, abbia
superato anche i confini fra i diversi modi di trasporto: del
resto il crescente ricorso all'intermodalità ne è la
più evidente dimostrazione.
Per questo è stato creato un Comitato di esperti, che
risponde al Comitato economico e sociale delle Nazioni Unite, con
l'incarico di mantenere aggiornate, sotto forma di Raccomandazioni,
le disposizioni concernenti i requisiti ai quali deve rispondere il
trasporto di merci pericolose, dove tali requisiti siano validi per
tutti i modi di trasporto.
Da questo punto di vista, il 2001 può veramente
considerarsi l'inizio di un nuovo millennio: infatti, si sono
iniziate ad allineare con quanto contenuto nelle
Raccomandazioni Onu tutte le regolamentazioni internazionali o
regionali per i diversi modi di trasporto, anche dal punto di vista
editoriale. L'importanza di tale armonizzazione deriva,
altresì, dalla considerazione che in questo campo le norme
subiscono continui aggiornamenti e trasformazioni, per tener conto
di nuovi tipi di trasporto, dell'avanzamento tecnologico, di nuove
valutazioni di sicurezza, e sarebbe quindi impensabile consentire
l'adozione di scelte diversificate per la risoluzione delle
medesime problematiche nei diversi modi di
trasporto (salvo il caso di esigenze specifiche).
L'autonomia nazionale è dunque, in questo campo, molto
ridotta proprio per le ragioni ricordate: tanto che ormai anche i
trasporti nazionali sono soggetti alle stesse prescrizioni di
quelli internazionali, così come richiesto dalle direttive
europee in materia. Ciò comporta, di conseguenza, la
necessità di un'assidua e attiva partecipazione italiana
alle riunioni dei gruppi di lavoro internazionali.
Nel prossimo futuro, oltre al consueto aggiornamento delle
normative e alla valutazione del futuro sistema armonizzato di
classificazione delle sostanze pericolose, è in previsione
una possibile rivalutazione dei requisiti richiesti, alla luce di
una più complessiva valutazione del rischio connesso al
trasporto, per la quale siamo per ora solo alle prime battute.