L'uccello delle tempeste e la sfida al vento “traverso”: quando uno studio scientifico svela dei comportamenti, apparentemente, poco comprensibili
Un recente studio internazionale, coordinato dai ricercatori dell’ISPRA, rivela come il più piccolo uccello marino del Mediterraneo utilizzi in modo strategico i venti durante la delicata fase riproduttiva, affrontando un dispendioso compromesso energetico pur di orientarsi e trovare cibo grazie alle “scie olfattive”.
Durante la stagione riproduttiva, l'uccello delle tempeste mediterraneo (Hydrobates pelagicus melitensis) affronta una delle fasi più delicate del suo ciclo vitale: l'incubazione dell'uovo. In questo periodo, i partner si alternano al nido in turni rigorosi. Mentre uno cova, l’altro deve intraprendere lunghi viaggi in mare aperto per alimentarsi (foraggiare) e ricostituire le proprie riserve energetiche necessarie per affrontare il lungo digiuno durante il proprio turno di cova.

Uccello delle tempeste mediterraneo con strumento GPS montato sulla coda - Foto Danilo Pisu
Per questi minuscoli uccelli di appena 28 grammi, l’efficienza della strategia di alimentazione diventa una questione cruciale. Il partner rimasto a covare e proteggere l’uovo rimane in digiuno forzato e non può tollerare lunghi ritardi senza compromettere la propria salute o rischiare di dover abbandonare temporaneamente la custodia del nido per alimentarsi. Ciononostante, le rotte di foraggiamento possono coprire centinaia di chilometri in pochi giorni, rendendo la gestione del volo e delle risorse ambientali un fattore determinante per il successo riproduttivo (fitness).
Volo planato contro volo battuto: due mondi a confronto
L’ambiente marino è dominato dai venti, ma non tutti gli uccelli li affrontano allo stesso modo:
- I grandi veleggiatori (volo planato dinamico) sono specie di grandi dimensioni (come gli albatros o le berte) che volano quasi senza battere le ali, preferendo venti a favore o di tre quarti posteriori per massimizzare la velocità al suolo con un costo energetico minimo.
- I piccoli volatori (volo battuto obbligato) come l'uccello delle tempeste che non possono planare. Il movimento avviene con un volo battuto continuo e rapido (fino a 9 battiti d'ala al secondo), volando a pochissimi centimetri dalla superficie marina. Sfrutta le sue piccole dimensioni per ripararsi all'interno della sottile porzione d'aria tra le onde dove la velocità del vento è fortemente rallentata.
L'importanza del vento e la relazione con l'olfatto
Il vento non è solo una forza fisica che ostacola o favorisce il movimento, ma è un vero e proprio vettore di informazioni. Trasporta infatti molecole odorose e suoni provenienti da grandi distanze.
I procellariformi (la famiglia a cui appartiene l'uccello delle tempeste) possiedono bulbi olfattivi eccezionalmente sviluppati. Lo studio dimostra che questi uccelli selezionano attivamente il vento trasversale (crosswind) sia a livello locale (decina di chilometri) sia su scala geografica (centinaia di chilometri). Volare perpendicolarmente rispetto alla direzione del vento aumenta drasticamente la probabilità di incrociare i "pennacchi odorosi" rilasciati dal cibo (plancton o piccoli pesci) o di intercettare punti di riferimento utili per la navigazione basata su una vera e propria mappa olfattiva cognitiva.
Questa preferenza per i venti trasversali comporta però anche degli svantaggi:
- Perdita di velocità: Volando con vento laterale, gli uccelli registrano velocità al suolo significativamente inferiori rispetto a quando volano con il vento in poppa.
- Costo energetico: Per contrastare lo scarroccio laterale e mantenere la rotta, l'animale deve aumentare lo sforzo muscolare. Questo comportamento, pur garantendo un flusso costante di informazioni olfattive per l'orientamento, implica un dispendio energetico notevolmente maggiore.
Nello studio scientifico viene dimostrato, per la prima volta, che un piccolo volatile battente obbligato preferisce sacrificare la pura efficienza di movimento e la velocità pur di massimizzare l'acquisizione di informazioni olfattive nell’ambiente, utili per identificare le aree di alimentazione.
“In questo studio”, ci spiega Jacopo Cecere, ricercatore ISPRA e autore dell’articolo, “dimostriamo per la prima volta che un piccolo uccello marino a volo battuto seleziona attivamente venti trasversali, pur sapendo di ridurre la propria velocità e aumentare il costo energetico del volo. Si tratta di un compromesso evolutivo: rinunciare a parte dell'efficienza del movimento per massimizzare l'acquisizione di informazioni olfattive, indispensabili per orientarsi e trovare il cibo in un ambiente vasto e apparentemente uniforme come il mare aperto.
Capire come questi fragili indicatori biologici utilizzino le correnti marine e aeree fornisce elementi preziosi per la tutela della specie e per comprendere l'impatto dei cambiamenti nei regimi dei venti causati dal cambiamento climatico globale. Questo è proprio uno degli obiettivi principali del progetto Europeo Biodiversa+ SEAGHOSTS dedicato agli uccelli delle tempeste e di cui ISPRA ne è partner.
Un approfondimento sul progetto SEAGHOSTS
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