Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale

Cerca

Invisibili agli occhi della tecnologia: le fototrappole vedono davvero tutti gli animali che cadono nel loro raggio d’azione?

Il monitoraggio delle popolazioni selvatiche è un pilastro della biologia della conservazione, la disciplina che studia le strategie per contrastare la perdita di biodiversità e favorire il ripristino degli ecosistemi.

Negli ultimi anni, grazie al progresso tecnologico e alla riduzione dei costi, le tecniche di indagine si sono evolute radicalmente. Strumenti come registratori di suoni e ultrasuoni automatici, fototrappole, videocamere a infrarossi, analisi del DNA ambientale (eDNA), GPS miniaturizzati e droni permettono oggi di raccogliere una mole immensa di dati. Per gestire questa complessità, i ricercatori si avvalgono anche sempre più di Intelligenze Artificiali opportunamente addestrate.

Siamo di fronte a cambio di paradigma: se un tempo i dati di campo erano scarsi e frutto di dispendiose campagne di ricerca, oggi gli habitat naturali — dalle foreste alle zone umide — ci forniscono un flusso di informazioni costante. Tuttavia, questa abbondanza richiede un rigore metodologico ancora maggiore: le informazioni devono essere validate con estrema attenzione per evitare interpretazioni errate che potrebbero compromettere le strategie di tutela.

In questo contesto si inserisce il recente studio pubblicato su Environmental Monitoring and Assessment, dal titolo: Short-distance detectability in camera trap surveys: implications for population assessmentalla cui redazione hanno contribuito ricercatrici e ricercatori del CNR - Istituto dei Sistemi Complessi, di ISPRA e dell’Università di Tor Vergata. L'articolo analizza la validità dei dati ottenuti tramite fototrappolaggio sulla popolazione di cinghiali nella Tenuta Presidenziale di Castel Porziano, offrendo un protocollo d’indagine per migliorare l’accuratezza delle stime demografiche.

Siamo partiti da una domanda semplice: quando un animale passa davanti all'obiettivo, siamo sicuri che venga sempre fotografato? E, di riflesso, quanto sono affidabili i dati raccolti con le fototrappole per stimare la reale dimensione di una popolazione?

Per capirlo, abbiamo iniziato con il "sorvegliare i sorveglianti". In ogni punto di osservazione abbiamo installato più fototrappole a breve distanza l'una dall'altra, posizionandole come si vede nello schema. Il meccanismo è semplice: se un cinghiale passa davanti a una fotocamera e questa non si attiva, ma il movimento viene registrato dalle altre, otteniamo una misura diretta della fallibilità dei sensori. Questo sistema di confronto ci ha permesso di calcolare la probabilità di “mancato avvistamento” e di dimostrare come, senza una corretta ponderazione di questi limiti tecnici, si rischi di sottostimare il numero reale di esemplari presenti sul territorio” spiega Barbara Franzetti, ricercatrice ISPRA e coautrice dell’articolo.

set-up sperimentale per testare la capacità di rilevamento della fototrappola indagata (Test - T)

L'immagine illustra il set-up sperimentale per testare la capacità di rilevamento della fototrappola indagata (Test - T) attraverso tre fototrappole di Controllo (Ca, Cb, Cc). La zona arancione scuro è monitorata contemporaneamente da tutte le fototrappole, la zona arancione chiaro è visibile solo dalle fototrappole Cb e Cc mentre la zona tratteggiata è la porzione del campo visivo visibile solo della fototrappola T.

Esempi di immagini scattate per verificare l'efficacia della fototrappola

Esempi di immagini scattate per verificare l'efficacia della fototrappola Test nel rilevare gli animali che attraversano il suo campo visivo. A-B) soggetti correttamente inquadrati dalla fototrappola Test: a sinistra, cinghiali a 6 metri e a destra un capriolo a 3 metri. C) a sinistra, un capriolo ripreso solo dalla fototrappola di controllo. D) due cinghiali ripresi dalla fototrappola di controllo, di cui uno solo ripreso anche della fototrappola Test (a destra nella foto) mentre l’altro (quello a sinistra), pur essendo più vicino (2 metri), si trova in una posizione non visibile alla fototrappola Test.

Da circa trent’anni, l’ISPRA conduce attività di ricerca sulle popolazioni di cervo, daino, capriolo, cinghiale all'interno della Tenuta Presidenziale di Castel Porziano. Con una superficie di circa 6.000 ettari, quest’area rappresenta un ecosistema ad alta naturalità unico nel suo genere: le recinzioni perimetrali, impedendo la dispersione degli animali, la rendono di fatto un “sistema chiuso”, ideale per studi demografici di lungo periodo.

L’analisi dei risultati di una sperimentazione mirata sull’uso delle fototrappole ne ha messo in luce alcuni limiti metodologici. Per garantire stime precise, i dati raccolti attraverso questi strumenti devono essere integrati e corretti mediante protocolli di lavoro e modelli statistici capaci di compensare i margini di errore e restituire un quadro fedele della realtà biologica.

Dallo studio sono emerse alcune criticità di cui dovremo tenere conto nelle ricerche future. Un dato su tutti: quando un cinghiale passa a meno di due metri dalla fototrappola, c’è il 28% di probabilità che non venga fotografato. In pratica, quasi un animale su tre passa indisturbato davanti all'obiettivo.

E non è una questione di marca o di qualità dello strumento: abbiamo testato diversi modelli sul campo e il risultato non cambia. Il successo dello scatto dipende infatti da un insieme di fattori, come la distanza, la luce e il tipo di ambiente. Se poi il cinghiale si muove velocemente, rischia di attraversare il campo visivo prima ancora che l'elettronica della macchina abbia il tempo di 'svegliarsi' e scattare, specialmente di notte o nel fitto della vegetazione” continua Franzetti.

In conclusione, questo studio evidenzia l'importanza cruciale di una validazione rigorosa dei dati raccolti tramite fototrappolaggio. Comprendere i limiti intrinseci di questi strumenti tecnologici non è solo un esercizio metodologico, ma un prerequisito necessario per ottenere risultati affidabili, soprattutto se si vuole capire quanti animali ci sono.

Solo un approccio basato su solide evidenze scientifiche permette di trasformare i dati raccolti in strumenti operativi efficaci. Si tratta di un passaggio fondamentale per garantire una gestione della fauna informata e per definire strategie d'intervento mirate, specialmente nel contrasto a emergenze sanitarie prioritarie quali la diffusione della Peste Suina Africana (PSA).

“Studiare la dinamica di popolazione del cinghiale è fondamentale per contrastare la Peste Suina Africana (PSA). Questa malattia non colpisce l'uomo ma minaccia seriamente il settore zootecnico e l’economia agroalimentare italiana, oltre a decimare i cinghiali nelle aree colpite. Poiché la PSA si diffonde in base alla densità e agli spostamenti di questi animali, avere modelli demografici precisi è essenziale per attuare strategie di contenimento efficaci e proteggere il patrimonio suinicolo nazionale.” conclude Franzetti.

Focardi, S., Maglia, I., Pontiggia, P. et al. Short-distance detectability in camera trap surveys: implications for population assessment. Environ Monit Assess 198, 473 (2026). https://doi.org/10.1007/s10661-026-15272-7

utilizzo delle fototrappole

utilizzo fototrappole