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Trent'anni di Lepre italica: storia, sfide e futuro di un endemismo da proteggere

Nel 1996, la comunità scientifica internazionale accoglieva una scoperta importante per la biodiversità del nostro Paese: il riconoscimento della Lepre italica (Lepus corsicanus) come specie biologica a sé stante.

La storia di una "riscoperta" geografica

La lepre italica, specie endemica dell’Italia centro-meridionale e della Sicilia, è stata a lungo negletta e non riconosciuta. Descritta originariamente nel 1898 dallo zoologo britannico William Edward de Winton, sulla base di esemplari provenienti dalla Corsica (dove fu introdotta dall'uomo in epoca storica), per quasi un secolo fu considerata una semplice sottospecie della lepre comune o europea (Lepus europaeus). La sottovalutazione della sua importanza è stata a dir poco anomala: la lepre italica non è infatti una specie rara difficile da avvistare, ma è abbastanza comune negli ambienti naturali e per secoli è stata cacciata, con centinaia di migliaia di individui passati nelle mani, oltre che dei cacciatori, anche di zoologi e ricercatori. Eppure in pochi in passato hanno notato le differenze morfologiche con la Lepre europea, che permangono anche quando nella stessa area sono presenti le due specie, segno evidente della mancanza di ibridazione.

Lepre Italica A. Calabrese

Lepre Italica - Foto: A. Calabrese

La vera svolta è avvenuta nel 1996, quando una pubblicazione scientifica di Fernando Palacios (Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid) ha rivalutato il suo status di specie separata, analizzando le caratteristiche morfologiche di campioni museali dell’inizio del secolo scorso. Grazie alle informazioni contenute nel lavoro di Palacios, i ricercatori del nostro istituto (allora Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA), hanno iniziato una ricerca sul campo nelle aree protette dell’Italia meridionale, nella speranza di trovare popolazioni ancora esistenti di questa lepre endemica.

Le prime prove della sua presenza stabile sul territorio continentale sono state individuate in diverse aree dell'Appennino centro-meridionale e, in modo particolarmente consistente, in Sicilia, che ancora oggi rappresenta la principale serbatoio della specie.

Le successive analisi morfologiche e genetiche condotte dall’ISPRA hanno confermato non soltanto che si tratta di una specie distinta, ma che è anche molto distante geneticamente dalla Lepre europea e che finora non sono mai stati trovati ibridi tra queste due forme.

Identikit della specie l'arte del mimetismo

Identikit della specie: l'arte del mimetismo

“Partecipare alla ricerca della Lepre italica è stato molto emozionante, facevamo sopralluoghi di giorno e di notte, in ambienti naturali bellissimi, alla ricerca di un mammifero di medie dimensioni, di cui si sapeva pochissimo e che poteva essere estinto. E tutto questo non in una foresta del Borneo ma in Italia. La conferma che si trattasse di una forma distinta ed endemica, la specie di mammifero endemico più rara d’Italia, è stata una grande soddisfazione per tutti quelli coinvolti in questa avventura”, dice Francesco Riga, che è uno dei ricercatori che 30 anni fa ha partecipato per l’allora INFS (ISPRA) alla “scoperta” della Lepre italica. “Sul campo il riconoscimento tra Lepre italica e Lepre europea è molto difficile, soprattutto se non si è allenati a riconoscere gli elementi distintivi. Entrambe condividono lo stesso profilo slanciato e le lunghe orecchie, ma la Lepre italica presenta tratti unici che ne permettono l'identificazione visiva diretta”:

  • dimensioni e forme: è leggermente più piccola e snella della Lepre europea (pesa tra i 2 e i 3,5 kg), ha zampe posteriori e orecchie proporzionalmente più lunghe, un adattamento perfetto per muoversi nei territori accidentati della macchia e per disperdere il calore negli ambienti mediterranei;
  • il mantello: la Lepre italica ha una colorazione bruno ocra sulla coscia e sulla schiena, la porzione basale del pelo tra le scapole è molto scura, la nuca e la parte posteriore del collo hanno una colorazione grigio-nerastra con tonalità fredde, c’è una netta separazione tra la colorazione dei fianchi e quella bianca ventrale; la Lepre europea ha invece la coscia ed il dorso grigiastri, la porzione basale del pelo tra le scapole bianca, la colorazione della nuca e della parte dorsale del collo rossiccia e con toni caldi e la fascia di transizione tra colorazione bianca del ventre e quella dei fianchi sfumata.

Poiché le due specie vivono spesso in simpatria (cioè condividono lo stesso habitat in molte aree appenniniche), il riconoscimento visivo a distanza è fortemente inaffidabile. Per questo motivo, i ricercatori di ISPRA si affidano soprattutto all’uso di fototrappole in grado di scattare foto a colori e al monitoraggio genetico non invasivo: l'estrazione e l'analisi del DNA dai pellet fecali (escrementi) lasciati sul terreno, un metodo certo per mappare la presenza reale della specie senza recare disturbo agli animali.

Il ruolo ecologico: un tassello fondamentale

La Lepre italica è un pilastro degli ecosistemi mediterranei e boschivi dell'Italia centro-meridionale. Essendo un erbivoro generalista, contribuisce a modellare la struttura della vegetazione erbacea e arbustiva. La sua importanza cruciale risiede però nel suo ruolo di specie-preda: costituisce infatti una risorsa alimentare insostituibile per i grandi predatori terrestri (come il lupo e il gatto selvatico) e per i grandi rapaci (come l'aquila reale e il gufo reale), mantenendo in equilibrio le reti trofiche delle nostre aree naturali.

Lepre italica. Foto F.Riga

Lepre italica -  Foto: F. Riga

Stato di conservazione e minacce attuali

Nonostante i trent'anni di tutele formali (la specie è protetta dalla Legge 157/1992 e s.m.i. e la caccia è vietata quasi ovunque, ad eccezione di specifici piani regolati in Sicilia), lo stato di conservazione della Lepre italica rimane vulnerabile, con popolazioni fortemente frammentate nell'Italia peninsulare.

Le principali minacce alla sua sopravvivenza sono di origine antropica:

  • competizione: le massicce immissioni di lepri europee effettuate nei decenni passati a scopo venatorio hanno innescato una forte competizione ecologica, schiacciando la lepre italica verso aree marginali;
  • caccia: benché la specie sia protetta nell’Italia continentale, molto probabilmente individui di Lepre italica vengono abbattuti a causa delle difficoltà nel distinguerla dalla Lepre europea, provocando una ulteriore diminuzione delle popolazioni;
  • frammentazione dell'habitat: l'espansione infrastrutturale e l'abbandono dei pascoli tradizionali riducono le radure e le zone di ecotono (i margini tra bosco e prato) di cui la specie ha bisogno;
  • rischio sanitario: malattie trasmissibili e altamente letali per i lagomorfi, come la EBHS (Sindrome della lepre bruna europea), Mixomatosi, possono decimare in poco tempo nuclei di popolazione già ridotti e isolati.

Distribuzione della Lepre italica

Distribuzione della Lepre italica (segnalazioni accertate nell'ultimo decennio (Trocchi, V. & Riga, F. (2005))

Progetti di tutela e il ruolo del monitoraggio

Per migliorare lo stato di conservazione della Lepre italica, ISPRA coordina e supporta da anni numerosi progetti, in sinergia con i parchi nazionali e regionali.

Tra le azioni più significative si annoverano le reintroduzioni sperimentali in aree protette dove la specie era scomparsa (come i progetti avviati all'Isola d'Elba e nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano), partendo da soggetti riprodotti in cattività o catturati in aree “serbatoio” sicure.

I monitoraggi continuano ad evolversi grazie alle nuove tecnologie: oltre alle analisi genetiche sui campioni biologici, oggi i tecnici impiegano unità cinofile specializzate (cani da conservazione addestrati a rilevare esclusivamente le tracce della lepre italica) e network di fototrappolaggio.

Purtroppo, la specie non è ancora stata inserita negli allegati della direttiva Habitat, il che avrebbe consentito l’individuazione di Zone di Conservazione Speciale dedicate alla Lepre italiche, nelle quali adottare misure idonee alla sua conservazione.

Celebrare i trent'anni dalla scoperta di questa specie significa, per ISPRA, rinnovare l'impegno scientifico per far sì che questo antico e prezioso abitante della nostra penisola non torni a essere soltanto un ricordo sbiadito nei testi di zoologia.

L’estinzione di una specie endemica non significa soltanto perdere un componente della catena trofica, ma anche tutto il patrimonio genetico che ha permesso la differenziazione e l’adattamento di quella specie all’ambiente in cui vive. Un percorso evolutivo durato milioni di anni che ha portato alla nascita di una specie presente solo in Italia, che ora rischia di scomparire nell’Italia continentale, a causa delle attività umane. Il vuoto che lascerebbe potrebbe essere riempito da altre specie per quanto riguarda il ruolo ecologico, ma il suo valore evolutivo e culturale sarebbe irrecuperabile.

Per approfondire

Freschi, P. and Trocchi, V. (2026), Biology, ecology, and conservation of the Italian hare Lepus corsicanus: a review. Wildlife Biology e01750. https://doi.org/10.1002/wlb3.01750

Riga F. e Scalisi M. (a cura di), 2012. Atti del Workshop nazionale sulla conservazione della Lepre italica: azioni locali per la strategia nazionale. Edizioni ISPRA, Roma. 151 pp

Piano d’azione nazionale per la Lepre italica (Lepus corsicanus)

Randi, E. and Riga, F. 2025. Lepus corsicanus. The IUCN Red List of Threatened Species 2025(3): https://www.iucnredlist.org/species/41305/217910630

Mengoni C., Trocchi V., Riga F., Mucci N., 2026. A new integrated tool to investigate genetic differentiation and hybridization between hare species. https://doi.org/10.4404/hystrix-00835-2025

Un’approfondimento su un’altra specie: la Lepre variabile

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