Normativa internazionale ed italiana
Normative internazionali ed europee
Proteggere e conservare la biodiversità è fondamentale per il nostro futuro, anche negli ambienti urbani dove si concentra la maggior parte della popolazione.
Alla COP-15 tenutasi nel dicembre 2022 a Montreal (Canada), le Parti della Convenzione ONU per la diversità biologica (CBD), adottata nel 1992 a Rio de Janeiro, hanno adottato il Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework, che prevede un target specifico, il 12, dedicato alla conservazione della biodiversità urbana, unico obiettivo a ricevere supporto unanime all’inizio della Conferenza delle Parti. Il target 12 interessa infatti le aree urbane, a conferma della forte attenzione delle Parti a supportare l’incremento delle superfici, della qualità e della connettività delle aree verdi e blu in aree urbane e densamente popolate attraverso una pianificazione urbana che integri la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità” (CBD/COP/DEC/15/4).
L’Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) promuove approcci Integrati per città Sostenibili, come l’adozione di soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions – NbS) a livello urbano per proteggere, conservare e ripristinare la biodiversità, affrontando sfide socio-ambientali (perdita di biodiversità, cambiamenti climatici, rischio idrogeologico, inquinamento, ecc.), assicurando allo stesso tempo benessere umano, servizi ecosistemici e resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici.
A giugno 2020 la Commissione europea, in accordo con le finalità del Green Deal, ha emanato la Strategia Europea per la Biodiversità al 2030.
Il 18 agosto 2024 è entrata in vigore la Nature restoration regulation approvata con Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 giugno 2024 (UE2024/1991), che impone agli Stati membri obiettivi vincolanti per risanare gli ecosistemi, inclusi quelli urbani. All’art.8 infatti il Regolamento stabilisce che entro il 2030 non dovrà verificarsi “alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani né di copertura della volta arborea urbana […], rispetto al 2024”, mentre a decorrere dal 1° gennaio 2031 dovrà registrarsi una tendenza all’aumento, fino al raggiungimento di un valore soddisfacente. Entro settembre 2026 gli Stati Membri dovranno adottare i Piani Nazionali di Ripristino e dotarsi di un sistema di monitoraggio per verificare l’efficacia delle misure includendo indicatori di biodiversità e strategie per aumentare gli spazi verdi.
Normative nazionali
La Legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo di spazi verdi urbani”. Prima legge in Italia a trattare la materia del verde urbano, introduce obblighi per i Comuni (bilancio arboreo, alberi monumentali, ecc.) e istituisce presso il Ministero dell’ambiente il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico.
Il Comitato sviluppo verde pubblico. Il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico si avvale del supporto tecnico-amministrativo del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e dell’Ispra; è composto da esponenti del mondo della cultura, delle professioni e delle istituzioni, in modo da integrare competenze ed esperienze differenti.
Strategia nazionale biodiversità al 2030. Tra gli obiettivi identificati per arrestare la perdita di biodiversità negli ecosistemi terrestri, quello che mira ad “arrestare la perdita di ecosistemi verdi urbani e periurbani e favorire il rinverdimento urbano e l’introduzione e la diffusione delle soluzioni basate sulla natura (NBS)”.
Strategia nazionale sviluppo sostenibile. Rappresenta il quadro di azione orientato alla promozione di uno sviluppo che armonizzi aspetti economici, sociali e ambientali, declinando per il contesto nazionale gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delineati dall’ONU. La strategia individua l’incremento delle aree verdi, la forestazione urbana e l’utilizzo sempre più diffuso delle NBS tra gli interventi chiave per favorire la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico a livello locale.
Strategia Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (2015). Tra le azioni proposte, quelle basate su un approccio ecosistemico o “verdi”, incluse quelle da implementare negli insediamenti urbani, con l’obiettivo di:
- favorire ed incentivare la diffusione dei tetti verdi e l’incremento del verde pubblico e privato anche a fini di calmierazione dei fenomeni estremi di calore estivo;
- realizzare, anche a fini dimostrativi e di sensibilizzazione dei cittadini, interventi sperimentali di adattamento climatico di spazi pubblici in quartieri particolarmente vulnerabili, incrementandone le dotazioni di verde, la permeabilità dei suoli, gli spazi di socialità, le prestazioni idrauliche;
- incrementare la dotazione del verde urbano, adottando la logica delle green and blue infrastructure, predisponendo misure per il contenimento degli impatti climatici sul verde pubblico esistente, salvaguardando la biodiversità in ambito urbano;
- favorire la diffusione degli orti urbani, intesi, oltre che a fini educativi, anche come forme mirate di riqualificazione di aree verdi sottoutilizzate sia come contributo alla autonomia alimentare degli insediamenti urbani
Strategia nazionale verde urbano (2018). La Strategia, redatta con contributi tecnici di ISPRA, mira a potenziare il verde nelle città tramite la creazione di foreste urbane e periurbane per migliorare la qualità dell'aria, contrastare il cambiamento climatico e aumentare la biodiversità. Tre i pilastri: calcolare il verde in ettari (non in m2), ridurre l'asfalto, e adottare le foreste urbane/periurbane come riferimento per parchi, giardini, tetti verdi e pareti verticali.
Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Approvato nel 2023, il Piano è stato elaborato al fine di dare attuazione alla Strategia Nazionale di Adattamento ai C.C. (SNAC). L’obiettivo è quello di offrire uno strumento di indirizzo per la pianificazione e l’attuazione delle azioni di adattamento più efficaci nel territorio italiano, in relazione alle criticità riscontrate, e per l’integrazione dei criteri di adattamento nelle procedure e negli strumenti di pianificazione esistenti.
Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura è lo strumento operativo italiano, in fase di predisposizione, volto ad attuare il Regolamento UE 2024/1991 (Nature Restoration Law) per ripristinare ecosistemi degradati, tutelare la biodiversità e gestire le risorse naturali. Mira a integrare la tutela ambientale con la pianificazione territoriale. In linea con il Regolamento UE, l’Italia sta sviluppando il proprio PNR. Per gli ecosistemi urbani, che coprono il 22% della superficie terrestre dell’UE, le nuove norme, in linea con la Strategia Nazionale della Biodiversità 2030, mirano ad aumentare gli spazi verdi nelle città, garantendo:
- nessuna perdita netta di aree verdi urbane e di alberature urbane in città, paesi e sobborghi, compresi almeno i loro centri urbani e agglomerati urbani entro il 2030 (rispetto al 2024), a meno che la quota non superi già il 45%;
- dal 2031 in poi, aumento della tendenza di aree verdi e di alberature totali fino ad un livello soddisfacente.