Istituto Superiore per la Protezione
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Pietra paesina

Collezione Pescetto
Type Pietra paesina
Denominazione Pietra paesina
Classificazione petrologica calcare marnoso
Provenienza Italia » Lazio » Monti della Tolfa
Forma e dimensioni parallelepipedo 20 x 10 x 5 cm
Numero inventario 365.D

Pietra ornamentale caratterizzata da un fondo di colore variabile dal giallo al bruno, oppure verde chiaro o grigio. Esso risulta costituito dalla successione di lamine aventi spessore millimetrico. Sono presenti venature bianche, larghe alcuni millimetri e sub-rettilineee. Talvolta, sono visibili anche venature brunastre, più strette rispetto alle precedenti. Nell'insieme, le venature si intersecano formando un reticolo.
La denominazione del litotipo si riferisce al suo aspetto caratteristico. Infatti, l'insieme delle venature presenti nella roccia delimita delle aree di forma rettangolare o trapezoidale, le quali, assieme alla colorazione sui toni del giallo-bruno, generano il caratteristico aspetto di paesaggio di "case in rovina". Altre denominazioni sono riferite ad alcune delle aree di provenienza ed utilizzo: Pietra di Firenze o Mota dell'Arno.

La Pietra paesina è un calcare marnoso originatosi per compattazione (litificazione) di un fango carbonatico ricco in argilla. La grana della roccia è molto fine (micrite). Le laminazioni della roccia, sia parallele che incrociate, sono dovute all'alternanza di letti formati da microgranuli di calcite e letti arricchiti in microfauna fossile. Le venature di colore bianco sono fratture (leptoclasi) riempite da calcite microcristallina (sparite). Le venature brunastre sono suture stilolitiche, riempite da ossidi di ferro.
Il costituente mineralogico fondamentale del litotipo è la calcite. Costituenti accessori sono: quarzo, magnetite, minerali argillosi, idrossidi di ferro. Questi ultimi, presenti in fini dispersioni concentrate in alcune zone della roccia, sono responsabili della sua colorazione. Le zone della roccia di colore brunastro (soggette alla "paesinizzazione") possiedono un contenuto in calcio e ferro trivalente maggiore e un contenuto in magnesio e ferro bivalente minore rispetto a quelle di colore grigio (non soggette ad alterazioni cromatiche). Queste variazioni chimiche inducono a ritenere che la formazione delle caratteristiche plaghe colorate della Pietra paesina sia conseguenza di processi di alterazione, conseguenti all'esposizione agli agenti atmosferici, in particolare alla percolazione della acque meteoriche lungo le fratture della roccia.
Per quanto riguarda il contenuto paleontologico, la Pietra paesina contiene foraminiferi planctonici della famiglia delle Globigerinacee.
Utilizzato già  dagli Etruschi, questo litotipo fu una delle prime pietre colorate impiegate dai Romani, sin dal II sec. a.C. (epoca repubblicana). La sua diffusione fu essenzialmente limitata all'Italia centrale (Lazio e Campania). Il maggiore impulso all'utilizzo della Pietra paesina si ebbe principalmente ad opera dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, per piani di tavoli intarsiati (XV e XVI secolo) e per basi di dipinti a tema paesaggistico (XVII secolo). L'uso della Pietra paesina per tarsie prosegue anche attualmente.
Altri impieghi conosciuti di questo litotipo consistono in rivestimenti (scutulae, crustae e lastre pavimentali).

La Pietra paesina proviene da diverse aree dell'Appennino settentrionale e centrale, dalla Liguria alla Toscana fino al Lazio. Tra queste, le più note sono la Valle dell'Arno, tra cui anche la città  di Firenze, e i Monti della Tolfa. Il litotipo si rinviene spesso in blocchi o ciottoli lungo gli argini fluviali o il litorale marino.