Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale

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Una giornata da Lupi #6

Sulle tracce del grande carnivoro insieme ai tecnici del monitoraggio nazionale del lupo 

Sui monti del Matese

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“Quando ero piccolo venivamo in montagna a campeggiare con i miei amici e sentivo l’ululato dei lupi nella notte. Per me poter partecipare al monitoraggio significa anche agganciarmi a quei ricordi”. È la voce di Fausto Ricci, a volte difficile da sentire per il vento insistente, a riportarci ad un tempo della memoria. Responsabile dell’Ufficio biodiversità e aree protette della regione Molise, lo incontriamo su un transetto in una zona di campionamento intensivo a Campitello di Roccamandolfi.

Il paesaggio è di alta montagna, alle zone di pascolo si alternano arbusti e in lontananza delle macchie di alberi ondeggiano violentemente. L’asprezza del territorio si esalta nella luce che filtra a stento dalle nubi e la nebbia nasconde le cime delle montagne dentro masse lattiginose.

“E’ la prima volta che in Molise si fa un monitoraggio per il lupo. È stata una occasione, partecipando al corso dell’ISPRA, per aumentare le nostre conoscenze specifiche. La regione ha anche formalizzato la rete di monitoraggio con la partecipazione di volontari che aiutano i dipendenti sul campo, con un provvedimento prima di giunta e poi dirigenziale. È importante dare, a chi impegna tempo ed energie in questa attività, un riconoscimento formale” prosegue Fausto “Noi, venendo dall’esperienza della rete di monitoraggio dell’orso bruno marsicano messa in piedi negli scorsi anni, sappiamo quanto sono importanti queste sinergie tra cittadini, istituzioni e tecnici specializzati per portare avanti le tematiche legate alla biodiversità. Reinvestire l’esperienza fatta con l’orso sul lupo è stato consequenziale e speriamo di poter fare lo stesso anche con il monitoraggio del fratino”.

Sono più di 20 i volontari che hanno seguito il corso on line e stanno partecipando al monitoraggio, alcuni appartenenti alle associazioni Ass. Intramontes, Ass. Slo (Salviamo l'orso), Cai, Aigae, WWF, Canislupus Italia, altri invece dipendenti dell’Agenzia per l’Agricoltura, dell’Azienda sanitaria del Molise, dell’Università degli Studi del Molise. Oltre a loro ci sono i Carabinieri forestali con le loro 20 unità impegnate nel monitoraggio. Una variegata compagine compone la rete del Molise.

lupo6-2.pngSuperato il crinale il vento si fa meno intenso e il sentiero si snoda su un altopiano da cui vediamo le cime imbiancate di Campitello Matese. Fausto conosce bene questi luoghi, è nato e vive a Castelpetroso e con la montagna ha avuto una consuetudine intensa fin da bambino. Ci indica i nomi dei paesi adagiati nelle nuvole che scorgiamo in lontananza e poi la direzione di Pietrabbondante, un sito archeologico Sannita, magnetico, affascinante e ben conservato. Intorno a noi i toponimi ci rimandano alla lingua osca, che fu parlata in questi luoghi per secoli dopo la instabile conquista romana. 

 

 

 

 

 

 

Monitoraggio lupo matese fatta.pngNel frattempo Francesca Ciuti, il tecnico incaricato da Federparchi per seguire il monitoraggio in Molise, scruta il sentiero alla ricerca di segni di presenza del lupo. Ci imbattiamo in una fatta di grandi dimensioni e completamente bianca che era stata già inserita nel database del monitoraggio nella precedente percorrenza di questo transetto. Francesca è di Pistoia, laureata in scienze forestali ambientali con un master in gestione faunistica e lavora sul lupo dal 2013. Il suo accento toscano che fa da contrappunto a quello di Fausto, si mescola con quello dei suoi collaboratori che vengono dalla Basilicata, Calabria e Toscana e con cui ha lavorato nel Parco nazionale dell’Aspromonte. Sono una squadra di cinque persone che seguono le orme dei lupi da diversi anni con entusiasmo crescente.

“In Molise non ero mai stata e da agosto stiamo percorrendo i luoghi più remoti di questa regione. Il monitoraggio ti permette di conoscere a fondo un territorio, entrare in contatto con i luoghi, le persone, le istituzioni. L’aver trovato attiva una rete sull’orso ci ha aiutato a crearne una sul lupo trovando persone molto motivate e con cui abbiamo fatto dei seminari per integrare il corso in e-learning di ISPRA. La disseminazione scientifica è un tratto interessante e importante per rendere questi progetti sostenibili nel tempo. Più riusciamo a far capire la complessità delle problematiche che ruotano intorno al lupo e più aiuteremo le future politiche di conservazione” dice Francesca.

“Ad agosto abbiamo iniziato a tracciare i transetti, i sentieri su cui si ricercano i segni di presenza del lupo mediante un campionamento sistematico ripetuto ad intervalli di tempo regolare. È un'attività cruciale per la riuscita del monitoraggio e per farla è stato necessario parlare con i pastori, i cacciatori, oltre che con i Carabinieri forestali e la Regione. Nella tarda estate abbiamo effettuato anche alcune sessioni di wolf-howling. Con questa attività riusciamo a capire dove sono i punti di rendez vouz, le aree dove il branco in estate tiene i cuccioli fuori dalla tana. Praticamente si emettono degli ululati, registrati o fatti da noi, e i cuccioli, se sono nelle vicinanze, rispondono accompagnati o meno dagli adulti. In questo modo riusciamo a stimare il numero minimo di branchi presenti su un territorio e ad accertare l'avvenuta riproduzione degli stessi. Le aree individuate sono un punto di partenza per la successiva fase di tracciatura dei transetti per la raccolta sistematica dei segni di presenza”.

lupo6-3.pngFrancesca ricorda l’emozione di una notte quando ad un suo ululato, per la prima volta, ha sentito la risposta dei cuccioli. Quanto ci si mette ad imparare a fare l’ululato di un lupo? Come si impara? Serve pazienza, pratica, orecchio, qualcuno di esperto da seguire e stare nei boschi immersi nei suoni della notte.
Siamo arrivati a una fonte e nel terreno fangoso c’è qualche orma che non si può attribuire con certezza ad un lupo e poco oltre una fatta, ma la pioggia non l’ha resa campionabile. Ogni volta che si prende un campione bisogna esser ragionevolmente sicuri che il materiale genetico sia “lavorabile” dai laboratori di Ozzano dell’Emilia per evitare che dispendiose analisi non portino a nulla. Comunque la posizione viene registrata nel database tramite la app Gaia observer.

Mario Fortebraccio Laureato in Scienze Forestali, fa parte della squadra che aiuta Francesca. La loro collaborazione nasce nel parco dell’Aspromonte. Con il suo bell’accento lucano conosce Gabriella Rizzardini e Remo Bartolomei che abbiamo conosciuto quando siamo stati in Basilicata: la rete dei “lupologi” è profondamente interconnessa. Oltre al lupo segue i monitoraggi della lepre italica nei parchi nazionali del Circeo, Majella e Aspromonte. “Spesso le cose che facciamo noi tecnici sono capite soltanto da noi. Un anello importantissimo della catena della conservazione della fauna sono le persone che vivono ed abitano il territorio. Avere rapporti con i pastori, gli allevatori, i cacciatori, le guide escursionistiche è un modo per condividere le nostre conoscenze e farle uscire dallo  steccato troppo angusto degli specialisti. La formazione di tutti gli elementi concorrenti alla catena della conservazione può dare dei risultati duraturi”. Parla mentre scendiamo nel versante dove si scorgono le case di Castel Petroso, il paese di Fausto.

Nella valle scorgiamo dei capannoni di alcune aziende zootecniche di pollame. Gli scarti di carne, prima di essere smaltiti, vengono messi in delle vasche all’aperto ed i lupi di notte se ne cibano. Francesca ci dice che nelle fatte, ritrovate in zona, hanno rinvenuto piume di pollame e addirittura l’anno scorso un luogo di rendez vouz era proprio vicino un’azienda zootecnica. Una situazione analoga a quella della pianura padana dove lo smaltimento non corretto delle placente degli allevamenti di bovini spinge i lupi a frequentare questi posti che sono vicini a centri abitati. Luoghi per lo stoccaggio della carne da avviare allo smaltimento hanno dei costi per gli allevatori e, nell’ottica ampia di evitare che la fauna selvatica prelevando cibo da questi luoghi entri in contatto con le attività umane, bisognerà prevedere delle azioni mirate i cui costi non siano solo a carico degli allevatori, perché la salvaguardia della biodiversità riguarda la società nella sua accezione più ampia.

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Francesca e Paola mentre con l’applicazione Gaia Observer inseriscono la localizzazione di una fatta nel DB.

Nella valle sottostante riusciamo a identificare il tracciato del tratturo Pescasseroli Candela. Queste vie della transumanza, attive secondo alcuni dall’età del bronzo, sono la testimonianza di un’attività zootecnica umana che si perde nel passato. I pastori guerrieri sanniti, come i romani, fino agli anni ’50 del ‘900 hanno movimentato milioni di capi seguendo queste antiche direttrici e hanno affrontato (a volte arrivando allo sterminio) il problema della convivenza con i lupi. Oggi lo spostamento degli animali avviene in maniera meccanizzata e i tratturi dopo un periodo di abbandono si stanno riutilizzando per una mobilità turistica praticata con la lentezza dei piedi. Il Cis Molise ha finanziato 59 amministrazioni comunali che si sono consorziate per realizzare un progetto di sviluppo turistico a basso impatto ecologico e sostenibile lungo i tratturi molisani. Anche questa potrà essere un’occasione per far conoscere l’ecologia del lupo e la sua importanza.

Ritorniamo indietro, incalzati dal vento, tra i racconti di Fausto sotto un cielo che è presagio di pioggia imminente. Un ultimo sguardo ad abbracciare queste terre alte, selvagge e remote dell’appennino, ultima sfuggente frontiera d’Italia.

A Roccamandolfi incontriamo Sonia Aleotti e Giulio Lavigna che tornano dalla percorrenza di transetti in un altro versante del Matese. Il gruppo di lavoro di Francesca si riunisce e manca soltanto Danilo Giusti che sta campionando delle fatte su un crinale ventosissimo e probabilmente dovrà desistere per tornare il giorno dopo.

È sera, i bar sono chiusi e nella piazzetta di Roccamandolfi prendiamo un caffè da asporto che un po’ ci riscalda e un po' ci accompagna al rituale dei saluti dopo questa intensa giornata passata sul crinale dei monti del Matese.

traccelupo@ISPRAmbiente.it

Testi e foto Giulio Carcani, revisione scientifica Paola Aragno

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Le celle di monitoraggio gestite da Francesca Ciuti sono 25 con 184 transetti per uno sviluppo totale di 485 km. I transetti estensivi vengono percorsi una volta ogni due mese, quelli intensivi una volta al mese. Il campionamento fatto su dei transetti definiti e percorsi in tempi prestabiliti viene detto sistematico