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Breccia di Sciro o di Settebasi

Collezione Pescetto
Type Breccia di Sciro o di Settebasi
Denominazione Marmor scyrium
Classificazione petrologica metaconglomerato
Provenienza Grecia » Grecia centrale » Aghios Panteleimon
Forma e dimensioni parallelepipedo 20 x 10 x 5 cm
Numero inventario 441.D

Pietra ornamentale caratterizzata da un fondo di colore variabile: rosso violaceo, bruno, grigio o nero. Contiene macchie (clasti) di colore bianco, e subordinatamente giallo, rosa o rosso. Esse hanno forma angolosa, spesso allungata: talora, il loro allungamento è talmente pronunciato da simulare delle venature. Le dimensioni delle macchie sono assai variabili, da millimetriche a decimetriche.
Le denominazioni del litotipo sono riferite, in vario modo, alla sua provenienza: Marmor scyrium o Breccia di Sciro (dall'Isola di Sciro, luogo di estrazione di questa roccia); Breccia di Settebasi (dalla villa di Settimio Basso, detta anche villa dei Sette Bassi, in cui questa pietra venne largamente utilizzata).
La Breccia di Sciro presenta numerose varietà . La più nota è il "Semesanto", a grana fine [vedi campione 1252.D]. Il "Semesantone" ha grana intermedia tra la Breccia di Sciro ed il Semesanto. Varietà  di pregio sono: la "Breccia di Settebasi fiorita", in cui il fondo e le macchie risultano confusi tra loro; la "Breccia mandolata", in cui le macchie sono invece rotondeggianti e ben definite rispetto al fondo che costituisce delle sottili venature attorno ad esse; la "Breccia gatteggiante", in cui il fondo rosso-violaceo contiene macchie di forma irregolare e grandi dimensioni di colore bianco misto al rosso: esse producono il tipico riflesso, sotto forma di una linea luminosa sottile e allungata, che ricorda la pupilla degli occhi dei un felino (fenomeno del "gatteggiamento").

La Breccia di Sciro era originariamente un conglomerato, cioè una roccia sedimentaria clastica. La spigolosità  dei clasti di cui è costituita, testimonia che la roccia originaria è stata rielaborata in ambiente subaereo per un tempo piuttosto breve (breccia). Successivamente, essa è stata sottoposta ad un metamorfismo di basso grado. Il litotipo originario, a composizione prevalentemente carbonatica, ha quindi subito una debole ricristallizzazione: da ciಠsono conseguite la compattazione della roccia e la tendenza all'iso-orientazione dei clasti. Il fenomeno del gatteggiamento, proprio di una varietà  della Breccia di Sciro, è dovuto alla particolare orientazione dei cristalli di calcite presenti nella roccia.
La Breccia di Sciro venne introdotta a Roma agli inizi del I sec.a.C. (epoca tardo-repubblicana) e il suo uso si protrasse fino almeno all' epoca tardo-imperiale. Il litotipo si diffuse in tutto l'impero. A partire dal Medioevo, e soprattutto durante il Rinascimento e il Barocco, si fece largamente ricorso al riutilizzo di questa pietra ornamentale per lastre di rivestimento e tarsie di tavoli: in particolare, la villa di Settimio Basso, situata nei pressi di Roma (lungo la via Tuscolana, in località  Osteria del Curato), fu estesamente spoliata di questa pietra, tanto da divenirne uno dei principali luoghi di approvvigionamento. Le attività  estrattive di questo litotipo nell'Isola di Sciro sono state riprese dalla fine del XIX secolo.
Gli impieghi e reimpieghi conosciuti del litotipo sono numerosi: elementi portanti (colonne), rivestimenti (lastre parietali; mattonelle e lastre pavimentali), elementi ornamentali (vasche), piccola statuaria.
La Breccia di Sciro era considerata di basso pregio: il suo prezzo nell'Editto di Diocleziano (301 d.C.) era pari a 40 denari per piede cubo.

La Breccia di Sciro proviene dal gruppo delle isole di Skyros (arcipelago delle Sporadi), appartenente alla regione amministrativa della Grecia centrale. Tra i vari siti estrattivi, quello di Kourisies forniva anche il litotipo denominato Semesanto.