Evidenza
Incendio sul Monte Faeta: impatti sugli ecosistemi boschivi. Primi dati 2026 sugli incendi in Italia
L’incendio sul monte Faeta e cosa è andato in fumo In provincia di Pisa, nel comune di San Giuliano Terme, e in provincia di Lucca, nei comuni di Lucca e Capannori, nel periodo compreso tra il 28 aprile e il 2 maggio sono stati percorsi da incendio circa 500 ettari di territorio, di cui 370 riferibili a coperture forestali. Le statistiche sono elaborate da ISPRA, sulla base di mappature satellitari ad alta risoluzione e con l’impiego di applicazioni di intelligenza artificiale per l’individuazione degli ecosistemi forestali interessati dagli incendi. L’area è caratterizzata da un paesaggio di interfaccia tra ecosistemi naturali e aree a vocazione agricola, con una significativa presenza di superfici forestali. La superficie percorsa da incendio ricade all’interno della Zona Speciale di Conservazione “Monte Pisano”, sito della Rete Natura 2000.
La ‘Sirena’ ISPRA che sonda i fondali
Nel Golfo di Napoli e a Ischia il collaudo dell’auv Hugin: un robot subacqueo per osservare i vulcani sommersi e anticipare i rischi Come una moderna Partenope, silenziosa e invisibile, la “Sirena” della scienza esplora i fondali del Golfo di Napoli, parla il linguaggio del mare, ne svela segnali e ne comprende l’evoluzione. Nell’ambito del progetto PNRR MER (Marine Ecosystems Restoration) ISPRA ha appena collaudato l’AUV Hugin, un veicolo autonomo subacqueo capace di operare fino a 3.000 metri di profondità, con il supporto della nave Astrea.
I geodati in porto: la nuova mappatura ISPRA della portualità italiana
ISPRA pubblica due inediti GeoDB I porti occupavano già nel 2006 circa 260 Km di costa, il 5% dell’intera costa bassa italiana; al 2020 il dato aumentava di 15 Km, con un incremento del 5% rispetto al 2006. La visione cambia se si considera lo sviluppo lineare, la lunghezza complessiva delle opere, dei moli, delle banchine, dei pontili di tutte le strutture, che nel 2020 vale 2.510 Km, il 20% in più di quanto misurato per il 2006. “Conosciamo quello che possiamo misurare” scriveva Galileo inaugurando il metodo scientifico come lo conosciamo oggi; a seguito dei pressanti e continui fenomeni di erosione e degli eventi straordinari come il recente ciclone Harry, gli organismi e gli enti cui è affidata la sicurezza e la gestione genarle della fascia costiera si stanno attivando per monitorare, misurare le trasformazioni che avvengono sulla fascia costiera per cause naturali o come conseguenza delle attività umane.
Lo stato delle acque in Italia: Il 43,6% di quelle superficiali in stato ecologico buono o superiore
Meglio le sotterranee: circa l’80% in stato quantitativo buono Pubblicato il Rapporto ISPRA “Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione” che fotografa lo stato dei corpi idrici nazionali per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale In Italia, su un totale di più di 7.700 corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione), il 43,6% è in stato/potenziale ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75% è in stato chimico buono. Per le acque sotterranee, su un totale di 1.007 corpi idrici, quasi l’80% è in stato quantitativo buono, mentre il 70% è in stato chimico buono. I corpi idrici superficiali e sotterranei in stato sconosciuto sono diminuiti notevolmente rispetto al 2° ciclo di gestione della Direttiva Quadro sulle Acque. Sono attese al 2027 aspettative di miglioramento del raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientali previsti dalla Direttiva per i corpi idrici superficiali e sotterranei.
Abbattimento di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo
ISPRA: Ferma condanna. Serve un’alleanza per salute ecosistemi. Stop a ogni deriva illegale In merito alla recente vicenda dell’uccisione di alcuni esemplari di lupo nel Parco d’Abruzzo, molto probabilmente per avvelenamento, ISPRA esprime la più ferma e netta condanna per quanto accaduto. Si tratta di un gesto gravissimo, che colpisce una specie simbolo della biodiversità italiana e mette in discussione gli importanti risultati raggiunti negli ultimi decenni in termini di tutela e conservazione. In attesa della conferma ufficiale sulla modalità utilizzata per l’uccisione degli animali, ISPRA ribadisce che la diffusione di esche avvelenate rappresenta un rischio concreto per altre specie selvatiche protette, per la fauna selvatica in generale e per gli animali domestici, oltre che per la pubblica sicurezza. È necessario isolare con determinazione comportamenti illegali e irresponsabili, così come ogni forma di istigazione e radicalizzazione del confronto, sui social e nei territori, che rischia di compromettere un dialogo serio e costruttivo e di vanificare gli sforzi di gestione responsabile della fauna selvatica. La questione investe direttamente la salute degli ecosistemi e la qualità dell’ambiente, e richiede un approccio integrato fondato su responsabilità condivise, conoscenza scientifica e rispetto delle regole.