Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale

Cerca

Le specie non indigene nella valutazione degli impatti connessi al traffico marittimo

Le specie aliene, indicate anche come alloctone, esotiche, non native o non indigene, comprendono tutti quegli organismi viventi (animali, vegetali, funghi e microrganismi) introdotti al di fuori della loro area naturale di distribuzione, includendo ogni parte, gamete o frammento in grado di sopravvivere e riprodursi.

Il Mare Mediterraneo è oggi uno dei mari più invasi del mondo, sia in termini di numero di specie che di velocità d’invasione.

In Mediterraneo, le specie aliene entrano per introduzione volontaria da parte dell’uomo (importazione di specie per l’acquacoltura o per l’acquariofilia, importazione di esche vive), per introduzione involontaria (traffico marittimo, organismi associati a specie importate per acquacoltura) e per immigrazione (attraverso il canale di Suez o dallo Stretto di Gibilterra 1.

Il traffico marittimo attraverso le acque di zavorra e il fouling (organismi attaccati allo scafo) rappresenta oggi uno dei principali vettori di introduzione di specie aliene.

Alcune specie aliene possono essere invasive, in grado di colonizzare vaste aree in breve tempo. Per esse si è rilevato che l’introduzione e la diffusione minacciano la biodiversità e i servizi ecosistemici collegati.

Le invasioni biologiche sono tra le principali minacce alla biodiversità a livello mondiale, con impatto su specie native, economia e salute tanto da essere presenti in numerose direttive e convenzioni internazionali: Convenzione di Rio de Janeiro sulla Biodiversità, Protocollo sulle Aree Protette e la Diversità Biologica (a seguito della Convenzione di Barcellona), CBD (Convention of Biological Diversity), Direttiva Habitat e numerose altre.

L’Unione Europea, nella Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, annovera le specie aliene tra i descrittori del buono stato ecologico del mare (Descrittore 2 “Le specie non indigene introdotte dall’attività umana restano a livelli che non alterano negativamente gli ecosistemi”), così come la strategia mediterranea EcAp (Ecosystem Approach) promossa da UNEP/MAP considera le specie aliene tra gli obiettivi ecologici. La problematica delle specie aliene è affrontata anche nella Convenzione IMO (International Maritime Organization) sulla gestione delle acque di zavorra, che prevede lo sviluppo di un sistema di early warning finalizzato a garantire una rapida identificazione di specie indesiderate introdotte e una valutazione di rischio associata, seguita da una repentina segnalazione di allarme alle autorità competenti.

Per preservare la biodiversità dei nostri mari è dunque importante che la comunità scientifica approfondisca sempre più lo studio delle specie aliene e, in generale, delle invasioni biologiche, attraverso azioni di monitoraggio e di sorveglianza in maniera da poter prevedere eventuali azioni di risposta (eradicazione, controllo, contenimento, adattamento).

In questo processo, è fondamentale la partecipazione dei fruitori abituali del mare, come pescatori e subacquei, perché possono rivelarsi estremamente utili, grazie alla loro esperienza e alle loro conoscenze, nell’individuare una specie inusuale, aliena o indesiderata, e comunicarne rapidamente la scoperta agli scienziati.


1 Le specie che penetrano in Mediterraneo per immigrazione naturale attraverso lo Stretto di Gibilterra in risposta a cambiamenti ambientali non vengono oggi annoverate tra le specie aliene ma vengono considerate come specie in espansione del loro areale naturale (Reg. EU 1143/2014).