Dal soccorso al monitoraggio satellitare: il giovane Capovaccaio torna a volare nei cieli siciliani
Il Capovaccaio (Neophron percnopterus) è il più piccolo e minacciato avvoltoio europeo. Con appena una decina di coppie stimate in tutto il territorio nazionale, la specie è classificata come "Endangered" (in pericolo) nella Lista Rossa IUCN. Ogni singolo esemplare salvato e restituito alla natura rappresenta quindi un tassello fondamentale per scongiurare l'estinzione di questo straordinario predatore nei nostri cieli.
Proprio per questo, la storia di un giovane esemplare salvato in Sicilia lo scorso autunno assume un alto valore conservazionistico.
Il soccorso e la riabilitazione
Tutto ha inizio il 26 novembre 2025, quando i volontari dell’Associazione "La carica dei volontari O.D.V" individuano il giovane rapace in evidente difficoltà nei pressi di una strada nel Siracusano. Grazie al tempestivo intervento del personale della Ripartizione Faunistico Venatoria di Siracusa e della Fondazione Stiftung Pro Artenvielfalt, l'animale viene subito trasferito presso il Centro di Recupero Fauna Selvatica “Stretto di Messina” (CRFS), del Dipartimento Sviluppo Rurale della Regione Sicilia, gestito dall’Associazione Mediterranea per la Natura (MAN).
Fortunatamente, i primi accertamenti sanitari escludono lesioni gravi o avvelenamento, accertando però un trauma muscolo/tendineo causato da impatto. Lo staff del CRFS, sotto la direzione sanitaria di Fabio Grosso, si è, così, concentrato su un mirato percorso di cure e riabilitazione.
Durante tutto il periodo delle cure, gli operatori hanno adottato la massima cautela: ogni interazione è avvenuta riducendo al minimo il contatto visivo, per evitare che il giovane rapace si abituasse alla presenza umana, cosa che ne avrebbe compromesso la sopravvivenza in natura).
La preparazione al rilascio e l’intervento dell’ISPRA
Una volta recuperato il tono muscolare ed il peso ideale e riabilitato al volo, per il giovane avvoltoio è iniziato il percorso di ritorno alla vita selvatica. L’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale ISPRA ha preso in carico la gestione dell’esemplare in questa fase e lo ha dotato di un trasmettitore GSM/GPS, uno strumento leggerissimo e fondamentale per monitorare i suoi futuri spostamenti.
Successivamente, il Capovaccaio è stato trasferito in una voliera di acclimatazione dell’Ente Parco dei Nebrodi (adattata per l'occasione grazie al contributo dell'Associazione Ambiente Sicilia). Nell'area di rilascio è stata, inoltre, predisposta una stazione di alimentazione temporanea per facilitare i contatti visivi a distanza con gli altri necrofagi della zona.
Capovaccai in volo. Il più giovane mostra un pattern di piumaggio più scuro rispetto all’adulto Foto: Angelo Scuderi
Il ritorno al volo nei Nebrodi
Il 29 maggio 2026, dopo alcuni giorni di acclimatazione, per il giovane avvoltoio si sono aperte le porte della voliera. Il rilascio è avvenuto nel cuore del Parco dei Nebrodi, un'area strategica dove è presente una vitale popolazione di Grifone (Gyps fulvus) e altri esemplari di Capovaccaio: la presenza di queste comunità selvatiche rappresenta uno stimolo fondamentale per aiutare il giovane a localizzare le fonti di cibo.
La risposta del rapace è stata eccellente. Fin dai primi giorni ha mostrato una grandissima vitalità, confermando il buon esito del recupero. Presso il punto di alimentazione allestito nel sito di rilascio sono iniziati i primi incontri ravvicinati con gli esemplari adulti selvatici della sua specie.
Oltre 1500 km in volo: i dati del monitoraggio satellitare
Dopo qualche settimana di permanenza nel territorio del Parco dei Nebrodi, il giovane ha lasciato questa area per iniziare la sua naturale fase di esplorazione e dispersione sul territorio siciliano.
I dati inviati dal trasmettitore satellitare descrivono il pieno ritorno alla vita selvatica: ad oggi il Capovaccaio ha percorso oltre 1.500 chilometri, frequentando aree ad alta idoneità ecologica. L’analisi dei tracciati ha consentito di accertare che il giovane si stia alimentando costantemente, senza frequentare stazioni di alimentazione artificiale. Significa che sta trovando il cibo in modo del tutto autonomo e naturale, dimostrando una perfetta integrazione nell'ambiente naturale.
Giovane Capovaccaio in volo Foto Angelo Scuderi
Un futuro da proteggere
Purtroppo, la vita dei rapaci selvatici è costantemente minacciata da attività umane come il bracconaggio, l'avvelenamento, l’intossicazione da piombo o altri contaminanti e l'elettrocuzione (la folgorazione causata dalle linee elettriche, sovente utilizzate per posarsi).
I dati che questo giovane Capovaccaio continuerà a inviare giorno dopo giorno saranno preziosi per i ricercatori dell'ISPRA: permetteranno di studiare la biologia di questa specie ancora poco nota e di individuare le rotte e le aree più a rischio, aiutando a pianificare azioni di conservazione sempre più efficaci.
Il suo ritorno alla vita selvatica sembra ormai pienamente avviato ma lo attende la prova più impegnativa: la lunga migrazione verso l'Africa. Ci auguriamo che questo viaggio sia solo il primo di una lunga serie.
Il giovane Capovaccaio si nutre presso la stazione di alimentazione nel sito di rilascio Foto: Angelo Scuderi