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IPBES – Imprese e Biodiversità: Verso Un Cambiamento Trasformativo

È stato adottato nella dodicesima plenaria dell’IPBES (3-8 febbraio a Manchester) il rapporto metodologico globale “Business and Biodiversity”, per valutare l’impatto e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e il contributo della natura alle persone. Hanno partecipato alla sessione anche funzionari del MASE e dell’ISPRA.

Il Business and Biodiversity Report mostra come tutte le imprese dipendano dalla biodiversità e contribuiscano al suo declino, ma indica anche oltre cento azioni concrete per trasformare rischi sistemici in opportunità di cambiamento.

  • IPBES – Imprese e Biodiversità: Verso Un Cambiamento Trasformativo
  • 2026-02-09T00:00:00+01:00
  • 2026-02-09T23:59:59+01:00
  • È stato adottato nella dodicesima plenaria dell’ IPBES (3-8 febbraio a Manchester) il rapporto metodologico globale “ Business and Biodiversity ”, per valutare l’impatto e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e il contributo della natura alle persone. Hanno partecipato alla sessione anche funzionari del MASE e dell’ISPRA. Il Business and Biodiversity Report mostra come tutte le imprese dipendano dalla biodiversità e contribuiscano al suo declino, ma indica anche oltre cento azioni concrete per trasformare rischi sistemici in opportunità di cambiamento.
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Un messaggio chiaro dal rapporto Business and Biodiversity 

Ogni impresa dipende dalla biodiversità e, allo stesso tempo, ogni impresa esercita un impatto sulla biodiversità. È da questa constatazione semplice ma dirompente che prende le mosse il nuovo rapporto dell’IPBES, adottato all’unanimità dai oltre 150 governi membri durante la dodicesima sessione plenaria. Il Methodological assessment of the impact and dependency of business on biodiversity and nature’s contributions to people – in breve Business and Biodiversity Assessment – colma un vuoto cruciale nel dialogo tra scienza, politiche pubbliche e mondo economico, offrendo per la prima volta un quadro metodologico integrato per comprendere gli impatti delle imprese sulla biodiversità e i benefici che questa offre alle persone e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e dagli stessi benefici e giungere a gestire in maniera più sostenibile le interazioni tra imprese, biodiversità e benessere umano.

Il messaggio centrale è netto: la crescita dell’economia globale è avvenuta a costo di una perdita senza precedenti di capitale naturale. Dal 1820 al 2022 l’economia mondiale è cresciuta da 1,18 a 130,11 trilioni di dollari (a valori 2011), mentre dal 1992 il capitale prodotto dall’uomo è raddoppiato pro capite e, nello stesso periodo, gli stock di capitale naturale globale si sono ridotti di circa il 40%. Questa traiettoria non rappresenta solo un problema ambientale, ma un rischio sistemico per l’economia, la stabilità finanziaria e il benessere umano. 

Un sistema economico che ignora il valore della natura 

Il rapporto mostra come anche le imprese apparentemente “lontane dalla natura”, come quelli digitali e della finanza e delle assicurazioni, dipendano, direttamente o indirettamente, da una molteplicità di contributi ecosistemici: input materiali come cibo, legno o fibre; contributi regolativi fondamentali come la disponibilità di acqua, l’impollinazione o la mitigazione delle alluvioni; benefici non materiali legati a turismo, ricreazione, valori culturali e educativi. Queste dipendenze, spesso nascoste lungo catene del valore complesse e globalizzate, sono raramente comprese e ancor più raramente gestite in modo sistematico.

Allo stesso tempo, le imprese tendono a sostenere pochi o nessun costo per i propri impatti negativi sulla biodiversità, mentre faticano a generare ricavi da impatti positivi. I mercati e i sistemi finanziari non riflettono il valore complessivo dei contributi della natura alle persone, e i cicli decisionali aziendali – spesso trimestrali – risultano incompatibili con i tempi ecologici di rigenerazione degli ecosistemi, che richiede decenni se non secoli,

A rafforzare questo squilibrio contribuiscono politiche pubbliche e incentivi economici distorti. Nel solo 2023, i flussi finanziari globali pubblici e privati con impatti direttamente negativi sulla natura sono stati stimati (e riportati nel rapporto Business and Biodiversity) in 7,3 trilioni di dollari, di cui 4,9 trilioni provenienti dalla finanza privata e circa 2,4 trilioni da sussidi pubblici ambientalmente dannosi, diretti soprattutto a settori come agricoltura, combustibili fossili, infrastrutture, silvicoltura e pesca. Nello stesso anno, appena 220 miliardi di dollari sono stati destinati alla conservazione, alla gestione sostenibile e al ripristino della biodiversità: una frazione minima (1/9) rispetto ai flussi che alimentano il degrado degli ecosistemi. 

La perdita di biodiversità come rischio economico sistemico 

Secondo IPBES, la perdita di biodiversità è oggi una delle minacce più gravi per le imprese. Il degrado degli ecosistemi compromette funzioni essenziali, espone le attività economiche a rischi fisici, normativi e reputazionali e può innescare effetti a cascata lungo intere filiere produttive. Agricoltura, pesca, turismo, assicurazioni e finanza sono tra i settori più esposti, ma nessun comparto può dirsi al riparo da un deterioramento sistemico dei servizi ecosistemici.

Il rapporto richiama anche le evidenze del World Economic Forum, che colloca la perdita di biodiversità tra i principali rischi globali del prossimo decennio, in stretta interazione con il cambiamento climatico, gli eventi estremi e la scarsità di risorse naturali. Gli impatti cumulativi delle attività economiche possono superare soglie ecologiche critiche, generando perdite irreversibili e instabilità economica di lungo periodo.

A livello globale molte banche centrali e autorità di vigilanza stanno iniziando a considerare i rischi finanziari legati alla degradazione della natura, inclusa la perdita di biodiversità, come parte dei rischi ambientali più ampi per il sistema finanziario. Questo è stato evidenziato da studi internazionali, come quello del Network for Greening the Financial System (NGFS) e l’analisi condotta dal Financial Stability Board (FSB), che mostrano un crescente interesse nello studio e nella quantificazione dei rischi legati alla natura. 

Impatti e dipendenze: una conoscenza ancora frammentaria 

Uno dei risultati chiave dell’assessment è che metodi, dati e conoscenze per misurare impatti e dipendenze delle imprese dalla biodiversità esistono già e potrebbero essere utilizzati fin da subito per orientare decisioni più informate. Il problema non è tanto la mancanza di strumenti, quanto la loro scarsa adozione e il contesto in cui le imprese operano.

Oggi meno dell’1% delle imprese che pubblicano report di sostenibilità menziona esplicitamente i propri impatti sulla biodiversità. Le imprese tendono a comprendere meglio gli impatti diretti rispetto alle dipendenze, soprattutto quelle legate ai contributi regolativi e non materiali della natura. Questo limita la capacità di gestire i rischi e di cogliere opportunità di innovazione.

Il rapporto sottolinea che non esiste un metodo unico valido per tutte le decisioni. La scelta degli strumenti deve essere “fit for purpose” e basarsi su tre criteri chiave: copertura (geografica e tematica), accuratezza e capacità di collegare le azioni aziendali ai cambiamenti osservati nella biodiversità. Decisioni operative e locali richiedono dati specifici di sito e approcci dal basso, mentre le scelte strategiche di portafoglio o di catena del valore fanno spesso ricorso a modelli aggregati e indicatori proxy, utili per lo screening ma insufficienti per valutare risultati reali sul territorio. 

Impatti sproporzionati su Popoli Indigeni e comunità locali 

Un’attenzione particolare è dedicata dall’assessment agli effetti delle attività economiche sui Popoli Indigeni e sulle comunità locali. Circa il 60% delle terre indigene a livello globale è minacciato dallo sviluppo industriale e un quarto dei territori indigeni è sottoposto a forti pressioni da sfruttamento delle risorse. Queste comunità, che spesso dipendono direttamente dagli ecosistemi per il proprio benessere, subiscono in modo sproporzionato gli impatti negativi della perdita di biodiversità.

Allo stesso tempo, il rapporto riconosce il ruolo cruciale delle conoscenze indigene e locali nella gestione sostenibile della natura. Modelli economici guidati da Popoli Indigeni e comunità locali mostrano spesso una maggiore attenzione alla conservazione e alla condivisione equa dei benefici, ma queste conoscenze restano largamente sottorappresentate nei processi decisionali aziendali. 

Oltre 100 azioni concrete per un cambiamento trasformativo 

Il contributo forse più innovativo del Business and Biodiversity di IPBES è l’individuazione di oltre cento azioni concrete che possono essere intraprese da imprese, governi, attori finanziari e società civile. L’assessment chiarisce che le imprese, da sole, non possono realizzare il cambiamento necessario: serve un contesto favorevole costruito attraverso un’azione coordinata su cinque pilastri fondamentali:

  1. politiche, leggi e regolamenti, inclusa la riforma dei sussidi dannosi e l’introduzione di obblighi di trasparenza e rendicontazione sugli impatti e le dipendenze dalla biodiversità;
  2. sistemi economici e finanziari, chiamati a riallocare i flussi di capitale verso attività che conservano, ripristinano e utilizzano in modo sostenibile la natura;
  3. valori sociali, norme e cultura, fondamentali per orientare comportamenti di imprese e consumatori;
  4. tecnologia e dati, essenziali per migliorare la misurazione, la tracciabilità e la valutazione dei rischi;
  5. capacità e conoscenze, per rafforzare competenze interne alle imprese e nelle istituzioni pubbliche.

Le azioni proposte spaziano dall’integrazione della biodiversità nella governance aziendale e nelle strategie di portafoglio, alla gestione sostenibile delle operazioni e delle catene del valore, fino a forme di advocacy e collaborazione tra attori pubblici e privati. Molte di queste azioni sono già economicamente vantaggiose, come l’aumento dell’efficienza, la riduzione degli sprechi e l’adozione di soluzioni basate sulla natura. 

Una guida per gli obiettivi globali 

Secondo il presidente di IPBES, David Obura, questo primo fast‑track assessment risponde alla richiesta dei governi di fornire indicazioni urgenti per l’attuazione del Quadro globale per la biodiversità, degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’Accordo di Parigi sul clima. La biodiversità, sottolinea il rapporto di IPBES, non è una questione settoriale, ma una condizione essenziale per la sostenibilità economica e sociale di lungo periodo.

Il messaggio finale è chiaro: in assenza di un cambiamento trasformativo, il “business as usual” continuerà ad alimentare rischi sistemici. Viceversa, occorre creare un contesto favorevole – un insieme coerente di politiche pubbliche, regole, incentivi economici, sistemi finanziari, valori sociali, dati, tecnologie e competenze – al fine di allineare ciò che è economicamente conveniente per le imprese con ciò che è positivo per la natura e per la società, trasformando imprese e istituzioni finanziarie in agenti di cambiamento verso un’economia più giusta e sostenibile.  

 

Tabella I principali dati numerici forniti dalla valutazione IPBES su Imprese e Biodiversità

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