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Come può essere fermata la perdita di biodiversità?

Nel 2003, in occasione della Sesta Conferenza Internazionale delle Nazioni che hanno firmato la Convenzione sulla Diversità Biologica, 123 governi hanno assunto l’impegno politico di ridurre significativamente la perdita di biodiversità, sia a livello locale sia nazionale sia regionale.
Gli strumenti che possono essere adottati per combattere la perdita di biodiversità sono di tipo sia indiretto che diretto.
Gli interventi indiretti sono quelli che hanno l’obiettivo di ridurre le influenze negative esercitate dai fattori di perdita della biodiversità. Rientrano in questa categoria il controllo delle emissioni di sostanze inquinanti o la tutela della qualità delle acque, ma anche in generale la diminuzione dei consumi e degli sprechi, la ricerca di fonti energetiche “alternative” ed ecologiche, la limitazione nella produzione e nell’uso di materiali sintetici (es. la plastica) che non riescono ad essere smaltiti dall’ambiente.
Gli interventi diretti sono invece quelli con cui si cerca di conservare direttamente le specie e gli ecosistemi. In primo luogo vi sono le leggi e le norme, che per essere efficaci devono però essere continuamente rafforzate da un valido sistema di controlli, ed aggiornate alla luce di nuove problematiche come la diffusione di specie aliene e i cambiamenti climatici globali. L’esempio forse più significativo di questo tipo di interventi è la creazione di aree naturali protette, il cui scopo principale è quello di preservare paesaggi, formazioni geologiche, flora, fauna, ambienti marini, ma soprattutto di sperimentare e promuovere modi diversi e più sostenibili di utilizzare le risorse naturali.
La Convenzione sulla Diversità Biologica (in inglese Convention on Biological Diversity, il cui acronimo è CBD), è un trattato internazionale, elaborato durante la Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro nel 1992, al quale fino ad oggi hanno aderito 193 Paesi, l’ultimo in ordine di tempo la Somalia (nel 2010).
La CBD si propone di tutelare la diversità biologica (o biodiversità), in quanto gli Stati firmatari si sono impegnati a raggiungere 3 obiettivi primari:
  • conservare la diversità biologica;
  • favorire un uso sostenibile delle sue componenti;
  • distribuire in modo giusto ed equo i benefici economici che derivano dall'utilizzo di queste risorse genetiche siano distribuiti.
La CBD opera concretamente attraverso una Conferenza delle Parti, (COP, dall'inglese Conference Of the Parties), ossia un’assemblea di tutti i Paesi firmatari della stessa CBD, che si riunisce ogni due anni ed è responsabile della sua attuazione attraverso le decisioni prese di volta in volta in maniera condivisa. La Conferenza delle Parti ha redatto un Piano strategico di azioni per arrestare la perdita di biodiversità. In particolare, era stato preso l’impegno di ridurre in modo significativo entro il 2010 il tasso di perdita della biodiversità (sia animale che vegetale), in modo da contribuire alla riduzione della povertà sulla Terra, che è collegata, tra l’altro, anche alla biodiversità.
Ma purtroppo, come sappiamo, l’obiettivo non è stato ancora raggiunto.