Deformazioni Appennino Centrale

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Il Progetto Deformazioni Appennino Centrale, condotto in collaborazione con INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e DPC (Dipartimento della Protezione Civile), fa parte della linea di attività “Studi Integrati Geofisici e Geodetici” (Direttiva MATTM del 17/04/12; Punto E: Ricerca-azione conoscitiva delle fenomenologie ambientali) che il Servizio Geofisica di ISPRA ha in corso da vari anni. Obiettivo di tale Progetto è lo studio di aree dell’Appennino Centrale interessate da sistemi di faglie attive ove l’accumulo di stress tettonico costituisce una potenziale condizione di rischio. Le attività condotte in questo ambito offrono un contributo alla valutazione della pericolosità sismica tramite l’analisi dei dati forniti da reti di misura geodetiche. In particolare, da molti anni è stato avviato in collaborazione con gli altri Enti il monitoraggio del segmento dell’Italia Centrale che si estende dal Tirreno all’Adriatico. Tale attività prevede l’analisi di dati GPS al fine di seguire l’andamento del campo di deformazione tettonica nell’Appennino centro meridionale (Regioni Lazio, Abruzzo, Campania e Molise) attraverso misure, ad acquisizione periodica, eseguite sia in corrispondenza di punti appartenenti alla rete IGM95 sia su stazioni monumentate negli anni da ISPRA, INGV e DPC. Inoltre, sono acquisiti dati in continuo tramite stazioni GPS permanenti installate dai tre Enti. Tali Reti sono basate su tecniche di rilievo satellitare che consentono di apprezzare spostamenti planoaltimentrici subcentimetrici, purché ovviamente venga posta la massima cura in tutte le fasi inerenti la scelta dei siti, l’acquisizione e l’elaborazione dei dati. Le potenzialità di queste Reti sono, naturalmente, strettamente dipendenti dalla strumentazione utilizzata, dalla loro architettura, dalla durata delle sessioni di misura e dal software di elaborazione dei dati.
Nell’area circostante l’epicentro del terremoto Aquilano sono presenti dal 2005 due stazioni permanenti (TERM nel Comune di Cagnano Amiterno e CATO nei pressi del lago di Campotosto) realizzate nell’ambito del Progetto CARG (Foglio Antrodoco). Tali stazioni appartengono alla Rete GPS progettata dal Servizio Geofisica di ISPRA in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile allo scopo di valutare il tasso di deformazione elastica accumulata nell’area del Gran Sasso.

Pochi giorni dopo l'evento del 6 aprile 2009 è stata monumentata un'ulteriore stazione (LEOF nel comune di Pescorocchiano), in collaborazione con INGV, al fine di seguire le deformazioni post-sismiche.

L’utilizzo e l’analisi integrata dei dati satellitari e topografici di alta precisione acquisiti dai tre Enti, unitamente ai dati ottenuti da altre Reti di misura, ha permesso di seguire l’andamento delle deformazioni legate sia all’evento del 2009, terremoto de L’Aquila, sia di quello del 2016, terremoto di Amatrice, nelle fasi cosismiche e post-sismiche.

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