Il PNR e il Regolamento sul ripristino della natura
Un nuovo capitolo per la biodiversità in Europa
Il Regolamento sul ripristino della natura (Regolamento UE 2024/1991), entrato in vigore il 18 agosto 2024, stabilisce obiettivi e obblighi giuridicamente vincolanti volti a garantire il recupero degli ecosistemi degradati, terrestri e di acqua dolce, marini, urbani, agricoli e forestali dell’Unione Europea, mirando contestualmente alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla prevenzione e alla riduzione dell'impatto delle catastrofi naturali.
Arrivato dopo 32 anni dalla direttiva Habitat 92/43CE (21 maggio 1992), rappresenta un unicum legislativo: è il primo regolamento ad affrontare a scala europea il tema del ripristino della natura.
Il Regolamento nasce dall’urgenza di introdurre azioni coordinate per contrastare la perdita di biodiversità e il degrado in atto negli ecosistemi, come evidenziato dai dati raccolti dalla comunità scientifica internazionale. Gli ecosistemi degradati non sono in grado di fornire alcuni servizi ad essi collegati come il cibo, l’acqua pulita e la regolazione del clima, servizi da cui dipendono sia la salute, l’equità sociale, la qualità della vita, l’economia della nostra società sia gli organismi viventi con cui condividiamo il pianeta.
Il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) è il documento strategico e operativo che gli Stati membri dell’UE sono tenuti a predisporre in base al Regolamento, con l’obiettivo generale di mettere in atto misure di ripristino seguendo una tempistica definita:
A livello internazionale, nel 2019 le Nazioni Unite hanno dedicato il Decennio 2021-2030 al ripristino degli ecosistemi (UN Decade on Ecosystem Restoration 2021-2030). Collegato a tale proposito, il Regolamento europeo consentirà di rispettare gli impegni di ripristino sottoscritti da 196 paesi nel “Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework” della Convenzione sulla Diversità Biologica, firmato a Montreal nel dicembre del 2022, che rappresenta il Piano strategico globale per arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030.
In Europa e nel nostro Paese il Regolamento è uno dei pilastri del Green Deal Europeo e si inquadra nelle azioni proposte dalla Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 e della Strategia Nazionale per la biodiversità al 2030.
In linea con l’articolo 9 della nostra Costituzione, il Regolamento è coerente con le forme di tutela previste nella UE, tra cui la Direttiva Habitat, la Direttiva Uccelli, la Direttiva Quadro Acque, la Strategia Marina, la recentissima Direttiva sul monitoraggio del suolo e riconosce la necessità di «garantire il recupero di una natura ricca di biodiversità e resilienza» a beneficio delle generazioni future.


