Miniere e cave

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L’attività estrattiva di minerali solidi da miniere e cave rappresenta un’attività primaria, ad elevato impatto ambientale ma anche fondamento di tutte le altre attività produttive e, di conseguenza, dello sviluppo e del benessere della popolazione. La legislazione nazionale in materia risale ancora al Regio Decreto 1443/1927, il quale distingue, sulla base del materiale estratto, le industrie estrattive di prima categoria (miniere) e seconda categoria (cave e torbiere). In ottemperanza ai dettami costituzionali le competenze relative alle attività estrattive di minerali non energetici sono state trasferite, in tempi diversi, in capo alle Regioni (cave: D.P.R. 24 luglio 1977 n.616; miniere: D.lgs. 31/3/1998 n. 112 e D.lgs. 22 giugno 2012 n. 83) che hanno legiferato in materia.
Nonostante la forte contrazione della produzione negli ultimi anni, l’industria estrattiva di risorse minerarie solide rimane un importante settore dell’economia italiana. Come tale dovrebbe essere inquadrata anche in una moderna normativa nazionale indirizzata, in linea con gli orientamenti europei, verso la sostenibilità ambientale, il riciclo delle materie prime e la sicurezza territoriale.
La titolarità delle politiche minerarie nazionali è in capo al Ministero dello Sviluppo Economico e la raccolta dei dati statistici in capo ad Istat e MISE, ma la trasversalità della materia e il forte impatto ambientale delle attività in essere e soprattutto passate, con la loro pesante eredità di centinaia di siti inquinati, rendono il SNPA ed ISPRA in particolare, elemento portante e necessario di qualsivoglia futura politica di sviluppo sostenibile del settore, anche relativamente all’opera di riconversione ai fini culturali delle aree minerarie dismesse.
ISPRA persegue il fine di favorire la conservazione e valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico, storico-culturale e ambientale dei siti e dei beni dell’attività mineraria dismessa, anche per promuovere lo sviluppo economico, sociale e turistico dei territori interessati.