Stato degli habitat in Italia e in Europa: le ragioni del PNR
Il rapporto più recente dell’Agenzia europea per l’ambiente “Europe’s Environment 2025” mostra che nell’UE l'81% degli habitat, il 39% delle specie degli uccelli e il 62% delle specie non ornitiche di interesse comunitario (cioè quelli protetti ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli) si trovano in uno stato di conservazione Inadeguato (poor) o Cattivo (bad), con una tendenza che continua a peggiorare negli anni.
Fonte EEA Stato di conservazione del numero di valutazioni per gli habitat (sinistra) e per le specie (destra) a livello UE protetti dalla Direttiva Habitat 2013-2018, I dati si basano sulle rendicontazioni inviate dagli Stati membri per il IV Report delle Direttive Natura nel 2018, e saranno aggiornati nella primavera del 2026.
In Italia solamente il 7% degli habitat terrestri è in uno stato di conservazione “Favorevole” (good), mentre il 91% in stato “Sfavorevole” (42% è in stato “Inadeguato” (poor) e il 49% in stato “Cattivo” (bad)). Circa la metà delle specie tutelate dalla Direttiva Habitat è in uno stato di conservazione “Sfavorevole”, precisamente il 51% della flora e il 50% della fauna terrestre e delle acque interne. I dati si basano sulle recenti rendicontazioni inviate dall’Italia per il V Report delle Direttive Natura nel sessennio 2019-2024.
Il nostro Paese, con oltre 58.000 specie animali, circa 4.000 specie di flora non vascolare e circa 8.200 entità di flora vascolare autoctona, si colloca fra i paesi europei con la più alta biodiversità intesa come numero di specie autoctone e numero di tipi di habitat.
Tuttavia, questa straordinaria ricchezza è sempre più minacciata da pressioni di origine antropica molto concrete: perdita e trasformazione degli habitat naturali, alterazione dei cicli ecologici e del clima, consumo e frammentazione del suolo e diffusione di specie aliene invasive.
Che cos'è il "Ripristino Ambientale"?
Per invertire la rotta, il Regolamento europeo punta sulle azioni di ripristino della natura. Ma cosa significa esattamente secondo il Regolamento?
«processo volto ad aiutare, attivamente o passivamente, il recupero di un ecosistema al fine di migliorarne la struttura e le funzioni, con lo scopo di conservare o rafforzare la biodiversità e la resilienza degli ecosistemi, migliorando una superficie di un tipo di habitat fino a portarla a un buono stato, ristabilendo la superficie di riferimento favorevole e migliorando l'habitat di una specie fino a portarlo a una qualità e quantità sufficienti».
Il Piano Nazionale di Ripristino rappresenta un’opportunità per mettere in sicurezza, oggi e per il futuro, i beni materiali e immateriali e i servizi che gli ecosistemi forniscono al nostro Paese: la produzione di ossigeno, la depurazione dell’acqua e dell’aria, la produzione di cibo e materie prime (dal legname ai composti utili in campo farmaceutico), l’impollinazione, la protezione da inondazioni, siccità e ondate di calore, oltre ai valori culturali, ricreativi e al benessere che la natura garantisce alle comunità. Ripristinare gli ecosistemi significa quindi rafforzare le basi ambientali, sociali ed economiche su cui si fonda la qualità della vita in Italia e nel mondo.