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Idrologia Operativa, Idromorfologia, Inondazioni, Risorse Idriche e Siccità

Ultimo aggiornamento: 05/06/2017

I Servizi di Idrologia Operativa e la ricerca di settore

  • Tavolo Nazionale per i Servizi di Idrologia Opertativa
  • Nel 2013 ISPRA ha istituito, sotto il proprio coordinamento, il Tavolo Nazionale per i Servizi di Idrologia Operativa cui partecipano gli uffici e i centri che nelle ARPA-APPA e nelle Regioni e Province Autonome si occupano di idrologia operativa e sono erogatori di servizi pubblici di responsabilità, di cui al DPCM 24 luglio 2002, nonché gli Enti nazionali presenti nella rappresentanza italiana della Commission for Hydrology (CHy) del World Meteorological Organization (WMO), ossia l'Aeronautica Militare e il Dipartimento della Protezione Civile

    Questo Tavolo Tecnico permanente ha come obiettivo la progressiva costruzione di un sistema nazionale federato per garantire lo svolgimento delle attività proprie di un servizio idrologico e per raggiungere un livello nazionale omogeneo di qualità e funzionalità, coerente e ottemperante alle risoluzioni del WMO, che nei dettagli e sotto il profilo tecnico indirizza tali attività. I partecipanti al Tavolo hanno inoltre ravvisato la necessità di una interoperatività con la Rete Nazionale dei Centri Funzionali e dei Centri di Competenza e di relazionarsi unitariamente con la comunità scientifica, al fine di chiarire rispettivi ruoli e competenze nell'ambito dell'idrologia.

    Le attività del Tavolo Nazionale sono suddivise e condotte in cinque Gruppi di Lavoro:

    1. Reti di monitoraggio, per la definizione di criteri per identificare le reti utilizzabili per le diverse finalità – coordinato dal Centro Funzionale della Regione Puglia; 

    2. Validazione dati e serie idrologiche, per definire per ogni parametro meteo-idrologico considerato i criteri minimi e ottimali di validazione – coordinato dall'ARPA Piemonte; 

    3. Diffusione e pubblicazione dei dati idrologici, per la costruzione di un sistema unico di condivisione dei dati secondo gli standard WMO – coordinato dall'ARPAE Emilia Romagna; 

    4. Annali, per la realizzazione di linee guida per la redazione dei nuovi Annali idrologici – coordinato da ISPRA; 

    5. Misure di portata, scale di deflusso, per la predisposizione di un documento sullo stato di attuazione del monitoraggio delle portate, comprensivo della parte progettuale – coordinato da ISPRA.

L'attività nazionale e internazionale sull'idromorfologia

  • Il sistema IDRAIM
  • Il sistema di valutazione idromorfologica, analisi e monitoraggio dei corsi d’acqua, denominato IDRAIM, costituisce un quadro metodologico complessivo di analisi, valutazione post-monitoraggio e di definizione delle misure di mitigazione degli impatti ai fini della pianificazione integrata prevista dalla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE e dalla Direttiva Alluvioni 2007/60/CE. Tenendo conto in maniera integrata di obiettivi di qualità ambientale e di mitigazione dei rischi legati ai processi di dinamica fluviale, IDRAIM si pone quindi come sistema a supporto della gestione dei corsi d’acqua e dei processi geomorfologici.

    Il sistema IDRAIM è stato sviluppato da un gruppo di ricerca costituito dall'ISPRA e dalle Università di Firenze e di Padova e dalla Libera Università di Bolzano. Il quadro metodologico definito da IDRAIM comprende le seguenti quattro fasi:

    1. caratterizzazione del sistema fluviale alla scala di bacino;

    2. ricostruzione della traiettoria evolutiva e valutazione delle condizioni attuali del corso d’acqua;

    3. descrizione delle tendenze evolutive future dell’alveo;

    4. identificazione dei possibili scenari di gestione.

    Lo stesso gruppo di lavoro ha anche sviluppato il sistema per il rilevamento e la classificazione delle unità morfologiche dei corsi d'acqua, denomitato SUM. Tale sistema viene utilizzato per identificare, caratterizzare e analizzare l'insieme delle unità morfologiche presenti lungo un tratto di corso d'acqua. Il SUM rientra nel più ampio sistema di valutazione idromorfologica, analisi e monitoraggio dei corsi d’acqua (IDRAIM) ed è stato sviluppato in modo da integrare in modo appropriato la valutazione morfologica alla scala di tratto condotta attraverso l'IQM (Indice di Qualità Morfologica). Inoltre, il sistema ha come scopo quello di favorire l'integrazione tra le conoscenze relative alle condizioni idromorfologiche alla scala di tratto, le caratteristiche morfologiche alla scala delle unità e le relative condizioni biologiche.

    È stata, inoltre, adattata al contesto italiano la metodologia denominata “MesoHABSIM – Mesohabitat Simulation Model” che fornisce un approccio a meso-scala per la modellazione e la valutazione dell’integrità dell’habitat fluviale. Tale metodologia si inserisce nel più ampio sistema IDRAIM ed è integrata con il sistema SUM per costituire uno strumento atto a descrivere la variabilità spazio-temporale degli habitat fluviali disponibili per la fauna, in funzione della portata defluente e della morfologia del corso d’acqua. La metodologia tecnico-operativa di applicazione è descritta nel manuale di recente pubblicazione (maggio 2017) scaricabile qui ed è inoltre in accordo con quanto riportato nelle linee guida in tema di “ecological flows” (e-flows) dell’Unione Europea (“Ecological flows in the implementation of the Water Framework Directive”, European Commission, Guidance N° 31, 2015), in cui viene menzionata come strumento idoneo alla valutazione dell’habitat fluviale e utilizzata in due casi studio (casi studio #6 e #8 della guida). Il manuale tecnico-operativo definisce, in particolare, l’Indice di integrità dell’Habitat (IH) e i passi procedurali per il suo calcolo e applicazione.

  • Il progetto europeo REFORM
  • Nel corso del quadriennio novembre 2011–ottobre 2015, il progetto europeo REFORM - REstoring rivers FOR effective catchment Management ha creato, attraverso un percorso di ricerca internazionale, un quadro metodologico da utilizzare in occasione del secondo ciclo di pianificazione distrettuale, sensu Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE (Water Framework Directive WFD), fornendo gli strumenti per l’integrazione degli obiettivi delle diverse direttive europee (quadro acque, alluvioni, sotterranee,energie rinnovabili, habitat, e uccelli) che interessano la gestione e la tutela dei sistemi fluviali. 

    Nell'ambito di questo progetto, l'IQM, originariamente sviluppato in Italia (Rinaldi et al., 2013) e facente parte del metodo nazionale di valutazione in applicazione della WFD,  come stabilito dal Decreto del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare n° 260 del 2010, è stato successivamente ampliato e applicato ad altre nazioni europee nell'ambito di REFORM (Rinaldi et al., 2015 - Deliverable 6.2, part III). Una ulteriore estensione del metodo è fornita dalla recente Guidebook for the evaluation of stream morphological conditions by the Morphological Quality Index (MQI). Le schede di valutazione in formato elettronico per l'indice MQI sono reperibili qui. In ambito REFORM è stata anche redatta la Guidebook on geomorphic Units survey and classification System (GUS).

La legislazione europea in tema di inondazioni

  • La Direttiva Alluvioni
  • La Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni (Direttiva Alluvioni o Floods Directive – FD), attuata in Italia con il D.Lgs. 49/2010, ha lo scopo di istituire un quadro di riferimento per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni. Scopo principale è la riduzione delle potenziali conseguenze negative su (i) salute umana, (ii) attività economiche, (iii) ambiente e (iv) patrimonio culturale. 

    La FD delinea un percorso attuativo scandito da una serie di stadi di implementazione, caratterizzati da specifici obblighi e scadenze, che ha come punto di arrivo la redazione del piano di gestione del rischio di alluvione. Il percorso individuato dalla FD si svolge all’interno di un ciclo di gestione, che si rinnova attraverso un processo iterativo con periodicità pari a sei anni, e che deve prevedere altresì il coinvolgimento pubblico, attraverso idonei strumenti di informazione e consultazione. 

    La Direttiva prevede che entro tre mesi dalle scadenze stabilite per ciascuno stadio di implementazione, vengano riportati alla Commissione Europea una serie di informazioni (reporting), secondo modalità e formati ben definiti. L’attuazione della FD  richiede l’individuazione preliminare delle unità di gestione (Units of Management – UoM) e delle relative autorità competenti (Competent Authority – CA). Durante ciascun ciclo di gestione, devono in successione essere realizzati a livello di distretto idrografico o unità di gestione i seguenti prodotti: valutazione preliminare del rischio di alluvione; mappe di pericolosità e di rischio di alluvione; piani di gestione del rischio di alluvione.

La ricerca sul tema "Inondazioni"

  • CRUE ERA-Net
  • L'ISPRA (ex APAT), attraverso il Dipartimento Tutela Acque Interne e Marine, è stata coinvolta a partire dal novembre 2004 nelle attività del progetto europeo CRUE ERA-Net del Sesto Programma Quadro della Ricerca (FP6), progetto dedicato al coordinamento della ricerca sulla prevenzione delle inondazioni, anche in conformità e a supporto della FD. Il progetto CRUE è stato istituito (i) per consolidare i programmi nazionali di ricerca sulle alluvioni e sulla gestione del rischio di alluvione condotti dagli Stati Membri, (ii) per promuovere e diffondere le buone pratiche nella prevenzione e previsione di tale calamità naturale, e (iii) per identificare le lacune e le opportunità di collaborazione su attività di ricerca future, attraverso la realizzazione della “CRUE Research Agenda—Strengthening European Research for Flood Risk Management” (adottata ad aprile 2009).

    Da settembre 2009 ad aprile 2012, l'ISPRA insieme a gran parte del partenariato del progetto CRUE ha partecipato al finanziamento di progetti di ricerca multinazionali selezionati attraverso il secondo bando comune internazionale, 2nd Research Funding Initiative “Flood resilient communities – managing the consequences of flooding” (2nd CRUE RFI). Esperti in materia dell’ISPRA, che avevano anche contribuito alla stesura del bando e preso parte alle commissioni europee di valutazione e selezione, sono stati attivamente e costantemente coinvolti nel seguire e supportare i progetti di ricerca della 2nd CRUE RFI. In particolare, sono stati monitorati e diffusi i progressi e i risultati dei progetti che vedono la partecipazione di Enti nazionali, ossia IMRA (che ha come partner italiani l'Autorità di Bacino del Tevere, T6 Società Cooperativa, Istituto di Ricerche sulla popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche), FREEMAN (che ha come partner italiano il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici) e URFlood (che ha come partner italiano il Centro Interuniversitario di Ricerca in Psicologia Ambientale). Questi progetti sono stati finanziati da ISPRA per la loro quota-parte italiana, per un importo complessivo di circa 260.000 Euro.

    I progetti hanno concluso le proprie attività di ricerca a settembre 2011, hanno presentato i risultati di due anni di attività nel corso del Final Symposium della 2nd CRUE RFI (Graz, 19-20/09/2011) e sono stai da quel momento coinvolti nelle attività di disseminazione e di redazione di linee guida, manuali, final report e articoli scientifici. I rapporti tecnici sono tutti disponibili sui portali web dei singoli progetti, nonché sul portale web di CRUE ERA-Net. Per quanto riguarda la produzione scientifica va sicuramente ricordata la Special Issue "Flood resilient communities – managing the consequences of flooding" pubblicata dalla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences.

    L’ISPRA insieme con gli altri partner del Consorzio CRUE e in collaborazione con il progetto di coordinamento scientifico della 2nd CRUE RFI ha redatto un report di sintesi di tale iniziativa di finanziamento dedicato ai portatori di interesse e ai decisori politici coinvolti nella gestione del rischio di inondazione. Questo report, che presenta le metodologie sviluppate dai progetti finanziati e il loro collegamento con quanto richiesto dalla FD, è stato presentato nel corso della riunione 2012 dell’EU Working Group F “Floods” per la  Common Implementation Strategy (CIS) della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE (Water Framework Directive WFD).

La ricerca sul tema "Risorse Idriche"

  • Joint Programming Initiative "Water Challenges for a Changing World" e progetto FP7 "WatEUr Coordination & Support Action"
  • Nel 2008 la Commissione Europea invitò gli Stati membri dell'Unione Europea e i paesi associati ai programmi comunitari di ricerca e innovazione a sviluppare "iniziative di programmazione congiunta" per affrontare più efficacemente alcuni grandi temi che rappresentano vere e proprie sfide per l'umanità. Attualmente sono state identificate 10 Joint Programming Initiatives (JPIs) con lo scopo di armonizzare coordinare meglio in un determinato campo (acqua, clima, salute, beni culturali ecc.) le attività di ricerca svolte a livello nazionale, sviluppando azioni comuni come l'elaborazione di un'agenda di ricerca condivisa, il finanziamento di progetti, la mobilità di ricercatori e la condivisione di infrastrutture di ricerca. 

    La Joint Programming Initiative "Water Challenges for a Changing World" (Water JPI), che è stata avviata dal Consiglio Competitività dell'Unione Europea il 26 maggio 2010 e definitivamente approvata in quello del 6 dicembre 2011, è coordinata dal ministero spagnolo per l'economia e l'innovazione MINECO. All'iniziativa partecipano 23 paesi di cui 5 con il ruolo di osservatori, in attesa di diventare veri e propri membri del partenariato. 

    Il settore idrico è di primaria importanza in Europa e nel mondo. Si è calcolato che, all'interno della UE, gli investimenti nazionali nella ricerca applicata a tale settore ammontino a 370 milioni di euro l'anno e che stessa Commissione Europea, attraverso i suoi programmi di ricerca e innovazione destini al tema acqua 130 M€ l'anno. 

    Il documento di base della Water JPI, consultabile nel sito www.waterjpi.eu, è il Vision Document che ha individuato le sfide di natura economica, tecnologica, ambientale e sociale da affrontare per raggiungere l'obiettivo dell'iniziativa che è quello di garantire ai cittadini europei, in maniera sostenibile anche in futuro, la disponibilità della risorsa idrica in buona qualità e quantità. 

    Per sostenere le attività preliminari di costituzione di tale rete europea di coordinamento della ricerca applicata all'acqua, la Commissione europea, nell'ambito del Settimo Programma Quadro della Ricerca (FP7), ha aperto il 12 gennaio 2012 un bando per il finanziamento della Coordination and Support Action (CSA) di avvio della JPI a cui ha partecipato ISPRA con il Dipartimento Tutela Acque Interne e Marine. Il primo gennaio 2013 sono iniziate le attività previste dai 6 workpackages della CSA WaTEur, e il lancio ufficiale della Water JPI e della CSA WaTEur ha avuto luogo il 5 febbraio 2013 a Madrid. La Strategic Research and Innovation Agenda in corso di elaborazione è focalizzata sui seguenti argomenti: la conservazione della sostenibilità degli ecosistemi idrici, lo sviluppo di sistemi di distribuzione della risorsa che siano sicuri ed efficienti, la promozione della competitività del settore idrico, lo sfruttamento economico del risorsa con modalità che tengano conto della sua bio-compatibilità, il raggiungimento degli obiettivi di qualità e quantità promossi dalle politiche europee per l'acqua.

  • IWRM-Net
  • L’ISPRA, con il Dipartimento Tutela Acque Interne e Marine, finanzia i partner italiani dei progetti ICARUS, WATER2ADAPT, WATER CAP & TRADE selezionati a seguito del secondo bando comune dell’Eranet del VI Programma Quadro per la Ricerca IWRM-Net - Towards a European-wide exchange Network for integrating research efforts on Integrated Water Resources Management dedicata alla ricerca sulla gestione integrata delle risorse idriche. I tre progetti con partner italiano finanziato da ISPRA svolgono attività di ricerca sull’impatto del cambiamento climatico, sulla disponibilità di acqua e sugli strumenti di natura economica adottati per la conservazione delle risorse idriche per una durata media di 24 mesi a partire dal settembre 2010, per un importo complessivo di circa 205.000 Euro.

    ICARUS, che è coordinato dall’italiano Centro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici e ha due partner spagnoli e uno portoghese, si occupa della necessità di aumentare l’efficienza nella gestione dell’acqua in condizioni di forti impatti prodotti dai cambiamenti climatici e accresciuta domanda di risorse idriche a causa di condizioni siccitose. Partendo dalle analisi del quadro istituzionale, bio-fisico e socio-economico relativo alla gestione sostenibile dell’acqua in alcune aree di studio italiane, spagnole e portoghesi, sono state identificate strategie, pratiche e strumenti per il risparmio delle risorse idriche da diffondere anche in altri paesi dell’area mediterranea interessati dagli stessi fenomeni di scarsità idrica.

    Anche WATER2ADAPT ha un coordinatore italiano: la Fondazione ENI Enrico Mattei di Venezia. Il progetto con due partners tedeschi, due portoghesi e uno spagnolo ha preso  in esame i più recenti casi di siccità nei bacini dei fiumi Po, Weser, Ebro e Guardiana, con lo scopo di valutarne l’impatto sociale ed economico, e ha esaminato le pratiche attualmente in uso individuandone quelle che inducono a un consumo non sostenibile delle risorse idriche e a una loro inefficiente distribuzione, al fine di evitare per il futuro atteggiamenti non corretti e promuovere invece possibili misure efficaci di mitigazione del fenomeno.

    Al progetto WATER CAP & TRADE, coordinato dal BRGM, il servizio geologico francese, partecipa il Dipartimento di economia e ingegneria agraria dell’Università di Bologna. Il progetto si occupa dei mercati dell’acqua e dei sistemi di captazione negoziata per quote come strumenti economici per una migliore gestione delle risorse idriche. Esistono infatti esperienze di questo tipo in Spagna, Australia, Stati Uniti e Cile e si stanno analizzando metodologie di risparmio idrico anche nell’area italiana del bacino del fiume Reno e in altri casi studio in Francia e Spagna in stretto contatto con tutti i possibili stakeholder individuati a livello locale e nazionale.

Il monitoraggio della siccità

  • Il Bollettino Siccità
  • Il bollettino ISPRA di monitoraggio della siccità fornisce una indicazione della siccità mediante mappe, aggiornate mensilmente, dello Standardized Precipitation Index (SPI), che è l'indice climatologico comunemente usato per quantificare la scarsità o abbondanza di precipitazioni rispetto alle condizioni medie (climatiche) del luogo in esame. Sul bollettino sono consultabili le mappe per quattro aree (Italia, Mediterraneo, Europa e area adriatico-danubiana), dal mese di dicembre 1989 a oggi, definite rispetto a quattro scale temporali (3, 6, 12 e 24 mesi). I dati di precipitazione giornaliera disponibili su tutto il globo su un grigliato di passo 2.5° nella rianalisi NCEP/DOE sono utilizzati per il calcolo dell'indice SPI.

    Il prototipo del bollettino è stato sviluppato e finanziato nell'ambito dei progetti europei INTERREG IIC “Siccità” e INTERREG IIIB MEDOCC - SEDEMED. La versione "operativa" disponibile sul portale ISPRA (e comprendente le quattro aree di monitoraggio summenzionate) è stata implementata nel quadro delle attività del progetto europeo INTERREG IIIB CADSES – HYDROCARE. L’esperienza di sviluppo del bollettino siccità è stata anche utile nel contesto del progetto europeo INTERREG IIIB MEDDOC – MIPAIS, riguardante l’uso dell’acqua in irrigazione nei periodi di siccità e le idonee tecnologie di irrigazione. I database italiani per il monitoraggio della siccità basati su indici, tra cui il bollettino ISPRA, sono illustrati nel rapporto finale di ISPRA per il progetto MIPAIS.

    Bollettini per il monitoraggio e la previsione della siccità, basati per lo più proprio sull'utilizzo dell'indice SPI, sono disponibili anche a livello regionale e a livello europeo (si veda il bollettino presente su EDO – Osservatorio Europeo sulla siccità, sviluppato dall'EU Joint Research Centre di Ispra (VA) in collaborazione con diversi istituti europei.  

La ricerca sul tema "Siccità"

  • PAWA - Pilot Arno Water Accounts
  • Nell’ambito del bando di finanziamento voluto dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea (DG ENV) per promuovere azioni di prevenzione da condurre sui bacini europei contro la desertificazione mediante una gestione sostenibile delle risorse idriche, è partito all’inizio di gennaio 2014 il progetto europeo PAWA Pilot Arno Water Accounts (Grant Agreement No. 07.0329/2013/671279/SUB/ENV.C.1).

    Il progetto PAWA terminato a marzo 2015 ha avuto l’obiettivo di testare sul bacino del fiume Arno (bacino pilota) l’utilizzo del sistema di contabilità idrica SEEA-Water – System of Environmental-Economic Accounting for Water, che sarà adottato da DG ENV per il calcolo dei bilanci idrici a scala di bacino e continentale. PAWA si è, inoltre, prefissato di utilizzare il bilancio idrico per valutare possibili impatti derivanti dalla combinazione di differenti misure di gestione della risorsa idrica. Ciò allo scopo di individuare obiettivi di efficienza da poter poi adottare nel piano di gestione del bacino del fiume Arno. 

    Il partenariato del progetto PAWA è stato composto da ISPRA (coordinatore), dall’Autorità di Bacino del Fiume Arno (AdB Arno) e dall’organismo internazionale SEMIDE/EMWIS nato su iniziativa del partenariato Euro-Mediterraneo (EUROMED). Il bacino del fiume Arno, insieme a quello del fiume Po, è stato già bacino pilota nell’esercizio sul Water Explotation Index plus (WEI+) promosso dal Water Scarcity and Drought Expert Group nell’ambito delle attività 2010–2012 della della WFD CIS (v. sotto).

    Nell'ambito dello stesso bando di finanziamento sono stati inoltre selezionati altri sei progetti pilota che hanno come target i bacini transnazionali dei fiumi Duero, Guadania e Tago (bacini iberici), i bacini spagnoli dei fiumi Guadalquivir e Segura il bacino dei fiumi mediterranei dell'Andalusia. 

    I risultati dei progetti pilota finanziati da DG ENV nel presente bando e in quello precedente hanno inoltre contribuito alla redazione della "Guidance document on the application of water balances for supporting the implementation of the WFD" che è stata predisposta nell'ambito delle attività dell'EU Working GroupWater Accounts”, gruppo quest'ultimo istituito dal programma di lavoro 20132015 della WFD CIS. Ulteriori informazioni sui progetti e sull'attività della Commissione Europea in materia di bilancio idrologico e idrico e di gestione della risorsa idrica sono reperibili nella pagina web dedicata “Water balances and water resources management targets”.

  • Gruppo di esperti comunitari su siccità e scarsità idrica
  • Insieme con colleghi spagnoli e francesi, ISPRA ha coordinato il gruppo comunitario di esperti istituito nell’ambito del programma di lavoro 20102012 della WFD CIS con il mandato di proporre un set di indicatori comuni sia per la siccità che per la scarsità idrica (Water Scarcity and Drought Expert Group). Per una prima fase di test da parte di bacini pilota (Po e Arno per l'Italia) sono stati individuati sette indicatori in grado di fornire una panoramica degli sviluppi relativi ai fenomeni di scarsità idrica e siccità, evidenziandone le cause naturali e quelle indotte dall’intervento di origine antropica. L’esercizio di testing è stato finalizzato a verificare l’efficacia di due indicatori già adottati a livello comunitario (SPI e FAPAR, entrambi utilizzati dall’EDO – Osservatorio Europeo sulla siccità) e di altri cinque indicatori: WEI+ per la scarsità idrica, indicatori relativi al manto nevoso, alle acque sotterranee e all’umidità del suolo, nonché l’indice standardizzato di scorrimento superficiale (SRI) per la siccità.

    L’opportunità di stabilire in maniera coordinata la validità dei principali indici e indicatori in uso per il monitoraggio della siccità e della scarsità idrica ha soddisfatto le indicazioni contenute nella Comunicazione della Commissione Europea del luglio 2007 e ha rappresentato una valida e importante premessa alla strategia “Blueprint to Saveguarde Europe’s Water Resources” adottata a novembre 2012.

  • Linee guida per l'individuazione di aree soggette a fenomeni di siccità
  • L'ISPRA (ex APAT) ha sviluppato, con il contributo del Prof. G. Rossi dell'Università degli Studi di Catania, delle linee guida per l’individuazione delle aree soggette a fenomeni di siccità. Queste linee guida intendono fornire un supporto tecnico-scientifico agli enti responsabili per l’individuazione delle aree soggette ai fenomeni di siccità, in particolare alle Regioni e alle Autorità di Bacino. Il documento si avvale delle esperienze maturate e dei risultati conseguiti nell'ambito di numerosi progetti di cooperazione territoriale ed è stato elaborato nel quadro delle attività del Comitato Nazionale Lotta alla Siccità e alla Desertificazione.