Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale

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Art.11 - Ripristino degli ecosistemi agricoli

Cosa prevede il Piano per questi ecosistemi

In Italia gli ecosistemi agricoli sono sottoposti a un forte stress dovuto sia delle attività umane, sia agli effetti dei cambiamenti climatici, fattori che stanno causando una continua perdita di suolo fertile e di biodiversità. Per contrastare questa tendenza, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sta lavorando al Piano Nazionale di Ripristino richiesto dalla Commissione Europea.

Il Piano misura la salute degli ecosistemi agricoli attraverso indicatori specifici, come l’indice delle farfalle comuni in aree agricole e la percentuale di superficie agricola con elementi del paesaggio a elevata diversità. Inoltre, prevede un'attenzione speciale per i suoli agricoli ricchi di sostanza organica, in particolare le torbiere drenate, per le quali è richiesto un piano di "riumidificazione" per riportare l'acqua in questi preziosi ecosistemi.

I benefici concreti per tutti noi

Benefici concreti derivanti dal ripristino degli ecosistemi agricoli sono:

Rigenerazione del Suolo e Gestione Idrica

Il suolo smette di essere un semplice supporto e torna a essere un ecosistema con le sue funzioni naturali

  • Fertilità: grazie a pratiche di tipo agroecologico, come, ad esempio, il sovescio, aumenta la sostanza organica e il carbonio nel terreno.
  • Protezione: la copertura vegetale permanente combatte l'erosione (che in Italia costa 600 milioni di euro l'anno).
  • Acqua: un terreno con buone caratteristiche chimico-fisiche trattiene meglio l'umidità, riducendo la necessità di irrigare e prevenendo il rischio di alluvioni grazie a un drenaggio efficiente.
Biodiversità e Difesa Naturale

La rinaturalizzazione dei campi riduce la dipendenza dall’apporto di sostanze di sintesi (fertilizzanti e pesticidi)

  • Impollinazione: più aree ricche di piante a fiori favoriscono l’aumento di popolazioni e specie di insetti impollinatori, con un conseguente aumento della resa dei raccolti.
  • Controllo Biologico: creando habitat per i predatori naturali (uccelli insettivori, pipistrelli, coccinelle), si ottiene una riduzione degli attacchi di afidi e altri fitofagi, permettendo di contenere l’utilizzo di prodotti fitosanitari di sintesi.
Contrasto al Cambiamento Climatico

Gli agroecosistemi ripristinati agiscono sia sulle cause che sugli effetti del cambiamento climatico:

  • Sequestro del Carbonio: si incrementa l'assorbimento della CO₂ atmosferica, immagazzinandola stabilmente nel suolo e nella biomassa legnosa.
  • Resilienza Termica: la vegetazione ripariale e gli elementi di diversità paesaggistica nei sistemi agroforestali creano microclimi più freschi, proteggendo le colture e il bestiame dalle ondate di calore estremo ormai frequenti.

Gli obiettivi vincolanti: la nostra tabella di marcia

Per migliorare la salute degli ecosistemi agricoli, l'Italia adotterà misure mirate a far registrare una crescita a livello nazionale dei seguenti indicatori:

  • indice delle farfalle comuni;
  • percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità

A. Miglioramento dell’indice dell’avifauna comune in habitat agricolo:

L'Europa ha fissato traguardi progressivi per il nostro Paese:

Categoria delle popolazioni di avifauna Traguardo 2030 Traguardo 2040 Traguardo 2050
Popolazioni storicamente più ridotte 110 120 130
Popolazioni storicamente meno ridotte 105 110 115

Indice dell'avifauna comune in habitat agricolo a livello nazionale basato sulle specie indicate nell'allegato V del regolamento, indicizzato il 1° settembre 2025 = 100

B. Il recupero delle torbiere agricole:

Per i terreni agricoli che originariamente erano zone umide e torbiere, abbiamo un percorso a tappe preciso:

  • Entro il 2030: Intervenire su almeno il 30% di queste superfici (di cui almeno un quarto dovrà essere riumidificato).
  • Entro il 2040: Intervenire su almeno il 40% (di cui almeno un terzo riumidificato).
  • Entro il 2050: Intervenire su almeno il 50% (di cui almeno un terzo riumidificato).

Chi fa cosa: i protagonisti del Piano

Per raggiungere questi risultati, uniamo le forze di diverse istituzioni:

  • ISPRA: collabora con il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) per individuare gli interventi migliori per rendere più sostenibile la gestione degli agroecosistemi. Queste azioni, supportate dalla Politica Agricola Comune (PAC), puntano ad incrementare il numero di specie e l’abbondanza di popolazione delle farfalle e ad aumentare la percentuale di elementi caratteristici del paesaggio in aree agricole. 
  • CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria): fornisce i dati essenziali per il monitoraggio degli indicatori e supporta il MASAF nel determinare le superfici agricole dove applicare le misure di ripristino.
    Inoltre,
    CREA e ISPRA collaborano per individuare i suoli organici ad uso agricolo da riumidificare.

Come raccogliamo i dati e monitoriamo i progressi

Finora, il CREA ha fornito i dati storici (dal 1991 al 2023) sulle farfalle comuni e sulla superfice agricola con elementi caratteristici del paesaggio ad elevata diversità, e il MASAF ha stilato un primo elenco di misure di intervento. Per verificare se stiamo raggiungendo i traguardi, utilizzeremo due indicatori chiave

  1. L'Indice delle Farfalle Comuni (Grassland Butterfly Index)

    Le farfalle sono eccellenti "sentinelle" dell'ambiente: reagiscono rapidamente ai cambiamenti. Più l'agricoltura è in armonia con la natura, più le farfalle prosperano; al contrario, soffrono a causa dell'agricoltura intensiva, dell'urbanizzazione e del clima che cambia. Questo indicatore monitora la salute di 17 specie tipiche delle nostre campagne tramite conteggi visivi effettuati durante l'estate lungo percorsi fissi.

    Indicatore Situazione Attuale (2024-2026) Traguardo 2030 Traguardo 2040 Traguardo 2050
    L'Indice delle Farfalle Comuni Tendenza negativa/stabile Inversione della tendenza (+5% rispetto al 2024) Aumento significativo (+15%) Popolazioni stabili e resilienti (+25%)
  2. Superficie Agricola con Elementi del Paesaggio ad Elevata Diversità

    Questo indicatore misura quanto spazio agricolo è occupato da strutture naturali non destinate alla produzione intensiva, ma essenziali come habitat per flora e fauna. Parliamo di siepi, filari di alberi, muretti a secco, piccoli stagni, fossati, terreni a riposo e bordi fioriti per le api. Queste aree funzionano come "corridoi" ecologici. Gli agricoltori ricevono incentivi economici (tramite gli Eco-schemi della PAC) per tutelare o creare questi spazi.

    Indicatore Situazione Attuale (2024-2026) Traguardo 2030 Traguardo 2040 Traguardo 2050
    Superficie agricola con elementi ad elevata diversità Circa 4-5% Raggiungere il 7% della superficie agricola Raggiungere il 9% della superficie agricola Raggiungere il 10% della superficie agricola

    Le sfide da superare

    Attualmente, la principale difficoltà riscontrata è la carenza di informazioni sui suoli organici a uso agricolo che costituiscono torbiere drenate, siti di estrazione della torba e adibiti ad altri usi. A differenza del Nord Europa, in Italia questi terreni sono rari e si trovano quasi esclusivamente nella Pianura Padana, frutto delle storiche opere di bonifica realizzate tra l'Ottocento e il Novecento. Oggi è complesso mappare queste aree con precisione, e anche l'estrazione della torba nel nostro Paese è un'attività ormai quasi inesistente.