Art.5 - Ripristino degli ecosistemi marini
Cosa prevede il Piano per questi ecosistemi
L'Articolo 5 del Regolamento UE per il Ripristino della Natura affronta una sfida cruciale per i nostri mari: recuperare gli habitat marini perduti o danneggiati al fine di invertire la perdita di biodiversità, mitigare i cambiamenti climatici e garantire servizi ecosistemici essenziali quali il sequestro del carbonio e la protezione delle coste. L’articolo 5 agisce su due fronti complementari: da un lato, favorisce i naturali processi di recupero degli habitat e habitat di specie, rimuovendo le pressioni umane e introducendo misure di protezione spaziale; dall'altro, prevede interventi diretti di ripristino, come la creazione di substrati o l’insediamento di esemplari di specie che formano habitat specifici.
L’Articolo 5 si applica all’insieme degli habitat marini, che includono le praterie di fanerogame come la Posidonia oceanica, le foreste di macroalghe, i fondali coralligeni, i letti di spugne e i banchi di molluschi bivalvi come ostriche e mitili, fino agli habitat di fondi mobili, immense distese di sabbia, ghiaia o fango, cruciali per l’alimentazione e la riproduzione di moltissime specie ittiche.
I benefici concreti per tutti noi
Ecosistemi marini in salute svolgono funzioni vitali per tutti noi, definite come "servizi ecosistemici". Per il mare, questi includono processi essenziali come la cattura dell'anidride carbonica (fondamentale per mitigare il clima), la protezione naturale delle nostre coste, e il supporto ai servizi di fornitura di biomassa (ad. es. il sostegno delle specie ittiche).
Gli obiettivi vincolanti: la nostra tabella di marcia
Per migliorare la qualità degli habitat e raggiungere la loro "area di riferimento favorevole" (cioè la superficie minima necessaria affinché un habitat possa sopravvivere e prosperare a lungo termine), l'Italia deve rispettare un cronoprogramma preciso declinato nel Regolamento sul ripristino della natura:
| Traguardo | Ripristino habitat degradati | Incremento superfici naturali | Altri obiettivi e priorità |
|---|---|---|---|
| Entro il 2030 | 30% (per gli habitat dei gruppi 1-6) | 30% (di superficie aggiuntiva per ogni gruppo 1-6, per raggiungere l'area di riferimento favorevole) | Acquisire le informazioni per conoscere lo stato di almeno il 50% della superficie degli habitat. Dare priorità ai siti "Natura 2000". |
| Entro il 2040 | 60% (per gli habitat dei gruppi 1-6) | 60% (di superficie aggiuntiva per ogni gruppo 1-6, per raggiungere l'area di riferimento favorevole) | Colmare tutte le lacune di conoscenza per gli habitat marini (gruppi 1-6) e il 50% delle lacune relative agli habitat di fondi mobili (gruppo 7). |
| Entro il 2050 | 90% (per gli habitat dei gruppi 1-6) | 100% (ristabilire tutti gli habitat dei gruppi 1-6 per raggiungere l'area di riferimento favorevole) | Colmare tutte le lacune di conoscenza per il gruppo 7. Garantire il non deterioramento significativo nelle aree ripristinate o già in buone condizioni. |
Il Piano non considera solo gli habitat marini, ma anche gli habitat delle specie, ovvero quegli habitat che sono essenziali per le specie protette ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli, oltre che la lista di specie enucleata nell’annesso III del Regolamento di Ripristino.
Chi fa cosa: i protagonisti del Piano
Per raggiungere questi risultati, stiamo lavorando al Piano Nazionale di Ripristino (PNR), unendo le forze di diverse istituzioni:
- ISPRA: coordina la mappatura degli habitat, supporta la definizione delle "Aree di Riferimento Favorevole" (FRA - Favourable Reference Areas) e assicura l’armonizzazione delle misure di ripristino con le normative vigenti, in particolare la Direttiva Habitat e Uccelli, la Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (MSFD) e, per gli habitat più strettamente costieri, la Direttiva Quadro sulle Acque (WFD). ISPRA fornisce la base tecnico-scientifica per identificare le aree prioritarie di intervento, garantendo che le azioni siano ecologicamente coerenti e basate sulle migliori evidenze disponibili.
- Ministeri: il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) mantiene il coordinamento e la supervisione generale del Piano, mentre il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) definisce l’indirizzo strategico per le misure riguardanti i settori della pesca e dell’acquacoltura, nonché l’attuazione della Politica Comune della Pesca (PCP).
- Regioni: forniscono i dati sui progetti e sulle azioni di ripristino, inviando una descrizione dettagliata degli interventi e le mappe delle aree interessate.
Come raccogliamo i dati e monitoriamo i progressi
Le informazioni di base vengono raccolte da ISPRA e dalle Agenzie per l'Ambiente (ARPA) attraverso campagne di monitoraggio in mare e la messa a sistema degli strati informativi (mappature, valutazione della condizione/estensione degli habitat) prodotti da ISPRA e MASE nel contesto della implementazione delle Direttive ambientali (HD e Direttiva Uccelli, MSFD, WFD), integrate con mappature prodotte in ambito EUSeaMap ed EMODNET.
Un contributo di particolare rilievo è fornito dal Progetto PNRR Marine Ecosystem Restoration (MER), che sta mappando le praterie marine lungo tutta la costa nazionale fino a 40 metri di profondità e la quasi totalità dei monti sottomarini italiani. Il progetto MER è inoltre rilevante perché sta applicando misure di ripristino passivo (campi ormeggio, rimozione di rifiuti marini) e azioni di ripristino attivo di Posidonia, fanerogame marine, foreste macroalgali e letti di ostriche piatte (Ostrea edulis), misure che concorrono al raggiungimento degli obiettivi del Piano oltre che a formare una base di conoscenza delle best practices di ripristino in mare.
Tutti questi dati, uniti a quelli condivisi da Regioni e Ministeri, saranno organizzati e resi accessibili attraverso la futura Piattaforma Ripristini, un database nazionale che dialogherà in sintonia con i sistemi informativi di ISPRA.
Il monitoraggio: Per ottimizzare tempo e risorse, il controllo dei risultati del Piano farà primariamente rete con le attività già in corso per le direttive europee a tutela dell'ambiente pertinenti. Tale sistema si sviluppa intorno a due elementi chiave:
- Indicatori: Verrà misurata l'estensione degli habitat, il loro stato di salute ecologica (condizione) e l'andamento delle specie marine chiave (come i mammiferi e gli uccelli marini).
- Tempistiche: I dati verranno aggiornati seguendo i cicli delle direttive europee (ad esempio, ogni sei anni), permettendoci di revisionare il Piano e adattarlo in modo flessibile se necessario al fine del conseguimento degli obiettivi.
Le sfide da superare
Le sfide principali riguardano i seguenti ambiti:
- Mappe ad alta risoluzione: permangono lacune nei dati cartografici di dettaglio sulla distribuzione e condizione degli habitat, soprattutto per gli ecosistemi più profondi (deep-sea) e in mare aperto.
- Stato di salute: è necessario rafforzare il quadro informativo per valutare con esattezza la condizione ecologica attuale degli habitat.
- Specie ed ecologia storica: risulta complesso definire con precisione di quali habitat abbiano bisogno alcune specie (in particolare quelle migratrici), nonché stimare la distribuzione storica degli habitat prima del nostro impatto (un dato che contribuisce alla determinazione dei i traguardi da raggiungere).
- Area di Riferimento Favorevole (FRA): le incertezze nella stima accurata delle condizioni storiche (pre-disturbo) si riverberano sulla difficoltà nello stimare la FRA, a sua volta necessaria per stabilire i target di ripristino.
- Connettività: ulteriori approfondimenti scientifici sono necessari per garantire che le misure introdotte permettano una adeguata connettività tra gli habitat protetti favorendo così le sinergie, a livello ecologico, tra le Aree Marine Protette e le nuove zone individuate per il ripristino.
Il Piano Nazionale di Ripristino programmerà azioni mirate per colmare queste lacune conoscitive, dando massima priorità alla mappatura e alla valutazione del reale stato di salute dei nostri mari.