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Art.8 - Ripristino degli ecosistemi urbani

Cosa prevede il Piano per questi ecosistemi

Gli ecosistemi urbani coprono ben il 22% della superficie terrestre dell'Unione Europea.

L’Articolo 8 del Regolamento europeo stabilisce obiettivi vincolanti finalizzati all’incremento degli spazi verdi e della presenza di alberi in questi ambiti. A tal fine, definisce indicatori specifici e scadenze chiare per misurare e valutare i progressi conseguiti.

Per delimitare i confini degli ecosistemi urbani si fa riferimento alle unità amministrative locali di livello comunale (identificate a livello europeo come "città" oppure "piccole città e sobborghi"). In Italia, sono coinvolti esattamente 2.761 ambiti amministrativi comunali, che coprono quasi il 38% del territorio nazionale.

Il Regolamento chiarisce cosa dobbiamo monitorare:

  • Spazio verde urbano: è l'area totale occupata da alberi, boscaglie, arbusti, prati, ma anche piccoli stagni e corsi d'acqua. Questi dati vengono identificati grazie alle immagini dei satelliti del servizio europeo di monitoraggio Copernicus.
  • Copertura della volta arborea urbana: indica la superficie d'ombra creata dalle chiome degli alberi nelle città e nei sobborghi, calcolata sempre attraverso i dati satellitari di Copernicus.

I benefici concreti per tutti noi

Gli ecosistemi urbani in salute offrono benefici fondamentali:

  • Riducono le isole di calore: la vegetazione urbana, inclusi parchi, giardini, aree aperte, tetti verdi e alberi, contrasta l'innalzamento delle temperature urbane attraverso l'ombreggiamento e l'evapotraspirazione, riducendo la temperatura locale anche di diversi gradi.
  • Mitigano le alluvioni: le aree verdi e i sistemi naturali di drenaggio riducono il rischio di inondazioni, assorbendo le acque piovane e diminuendo il carico sui sistemi fognari.
  • Purificano aria e acqua: gli alberi e le piante filtrano il particolato fine e gli inquinanti atmosferici, migliorando la qualità dell'aria. Inoltre, i suoli naturali filtrano le acque meteoriche, migliorando la qualità delle risorse idriche.
  • Spazi verdi accessibili e fruibili: la presenza di parchi e aree verdi promuove la coesione sociale, offre luoghi di incontro, riduce lo stress e migliora il benessere psicofisico della cittadinanza.
  • Benefici per la salute: vivere vicino a spazi verdi riduce i problemi di salute e migliora lo stato fisico e psichico.

Gli obiettivi vincolanti: la nostra tabella di marcia

Ecco cosa prevede il Regolamento per il futuro delle nostre città:

Traguardo Cosa dobbiamo fare
Entro il 2030 Nessuna perdita netta: entro il 2030 le nostre città e sobborghi non potranno avere meno aree verdi e meno alberi rispetto al 2024.
Dal 1° gennaio 2031 Tendenza all’aumento: gli Stati devono garantire una crescita costante sia della superficie verde che della copertura delle chiome degli alberi.

Chi fa cosa: i protagonisti del Piano

Per raggiungere questi risultati, stiamo lavorando al Piano Nazionale di Ripristino (PNR), unendo le forze di diverse istituzioni:

  • ISPRA: assicura la disponibilità dei dati, delle cartografie e degli strumenti di analisi e di valutazione degli spazi verdi e della copertura arborea per tutti gli ecosistemi urbani, sia attraverso l’impiego dei dati derivanti dal programma europeo Copernicus, sia attraverso le attività del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo. In futuro, verranno integrati anche i dati del nuovo programma nazionale IRIDE: questo permetterà di avere immagini più precise e di misurare non solo l'estensione del verde, ma anche il volume delle chiome degli alberi, superando i limiti dei sistemi attuali.
  • Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) è responsabile dell’attuazione del Piano, coordinando e promuovendo, ove necessario, l’esecuzione delle azioni previste da parte degli enti attuatori.
  • Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni: sono responsabili di dettagliare gli interventi di loro competenza. Per ogni misura, invieranno le informazioni richieste dal Regolamento europeo tramite la "Piattaforma Ripristini".

Le azioni per tutelare e ripristinare gli ecosistemi urbani si distinguono in base a due criteri: dove si applicano (ambito territoriale) e come intervengono (tipo di misura).

  1. Dove si applicano (Ambito territoriale)

Le misure possono riguardare diverse scale geografiche:

  • Nazionale o Regionale: coinvolgono tutti gli spazi urbani dell'intero Paese o di una Regione.
  • Provinciale: interessano una o più Province.
  • Comunale: possono riguardare un intero Comune, un gruppo di Comuni o una singola area specifica.
  1. Cosa prevedono (Tipo di misura)

Il Piano divide le misure in due grandi categorie in base al loro dettaglio:

  • Misure Generali: sono interventi ad ampio raggio che impattano su intere città o aree vaste (ad esempio: piani e programmazioni di scala vasta).
  • Misure Specifiche: sono interventi puntuali in zone ben delimitate (per queste misure è obbligatorio indicare la superficie esatta e fornire le mappe per localizzare con precisione l'area dell'intervento.

Come raccogliamo i dati e monitoriamo i progressi

Il rilevamento degli spazi verdi urbani si basa sullo strato informativo CORINE Land Cover Plus (CLC+) Backbone 2023, parte integrante del servizio di monitoraggio del territorio (Land) di Copernicus. Il dato garantisce una risoluzione spaziale di 10 metri per 10 metri.

Per monitorare la densità arborea viene utilizzato il prodotto Tree Cover Density (TCD) 2024 di Copernicus.

Ad integrazione dei prodotti europei, i dati prodotti dalle attività di monitoraggio nazionale ISPRA-SNPA consentono di analizzare con frequenza annuale la perdita di spazi verdi e di copertura arborea causata dal consumo di suolo.

Le sfide da superare

Con l'entrata in vigore del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura le amministrazioni sono tenute a conformare la propria normativa a quella europea. I nuovi obblighi incidono sui piani urbanistici, permettendo ai Comuni di dare priorità alla tutela della natura rispetto allo sfruttamento edilizio del suolo.

L’introduzione del principio di non riduzione delle aree verdi fino al 2030, seguito dal loro progressivo incremento tra il 2031 e il 2050, supporta i Comuni nel dare priorità agli interventi che non comportano il consumo di superfici permeabili. La tutela e il potenziamento degli spazi verdi e della copertura vegetale (inclusi arbusti, siepi e terreni incolti), insieme alla riduzione dell’impermeabilizzazione dei suoli, diventano i pilastri di una nuova pianificazione urbanistica a ogni livello. Ne consegue la necessità di privilegiare il riuso del patrimonio edilizio esistente e la rigenerazione delle aree dismesse, ripristinando gli ecosistemi e le funzioni vitali del suolo e della vegetazione.