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Che cos’è il piano nazionale di ripristino?

Il Piano Nazionale di Ripristino è lo strumento programmatico previsto dal Regolamento Europeo 2024/1991 per raggiungere gli obiettivi del Regolamento stesso. Si articola in un insieme di azioni, dette “misure”, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità  e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti “satellite” non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure.

A maggio 2025 la Commissione Europea ha prodotto un modello standard del Piano a cui gli stati membri si devono attenere; grazie a questa standardizzazione la Commissione potrà fare le proprie valutazioni a scala sovranazionale in vista dei traguardi unionali del ripristino di almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050.

Come si sta costruendo il piano?

La strategia stabilita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dall’ISPRA è di iniziare a costruire il piano dall’esistente, ossia da misure previste da strumenti e atti regolatori oggi vigenti, a condizione che rispondano al concetto di ripristino previsto dal Regolamento e siano coerenti con gli obiettivi di quest’ultimo.

La scelta è in linea con il Regolamento (considerato n. 66 e articolo 14 punto 14) e segue una strada ben tracciata. Infatti il Regolamento poggia su alcuni pilastri normativi unionali in vigore da anni, recepiti da ogni Stato membro: la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli, la Direttiva Quadro Acque, la Strategia Marina, la Strategia Europea per la Biodiversità 2030. E ancora la Politica Comune per la Pesca, la Politica Agricola Comunitaria, la Strategia UE per le foreste 2030, la Strategia UE per il suolo 2030, il Regolamento per la neutralità climatica, la comunicazione della Commissione 24/01/2023 a favore degli impollinatori e la Direttiva sulle emissioni di inquinanti atmosferici.

Per ciascuna di queste norme recepite dall’Italia, gli enti pubblici responsabili hanno previsto in passato interventi che rispondono pienamente al Regolamento: misure di conservazione dei siti della rete Natura 2000, misure dei piani d’assetto idrogeologico e dei piani di gestione delle alluvioni, misure per il raggiungimento del buono stato ambientale in mare. Tali misure, identificate dagli enti sulla base delle migliori conoscenze disponibili e sostenute da dati solidi, sono state oggetto di consultazione pubblica e approvate con appositi atti.

Queste misure andranno a popolare la prima bozza del piano grazie al contributo degli enti pubblici (Regioni e Province Autonome, Autorità di Bacino Distrettuale, Città Metropolitane e altri enti) che stanno lavorando a pieno regime per fornire i dati necessari.

La prima bozza del piano sarà sottoposta alla consultazione pubblica. Gruppi di ricerca scientifica, singoli cittadini, associazioni di categoria, associazioni ambientaliste, comitati locali, tutti i soggetti interessati al ripristino della natura potranno contribuire con opinioni, indicazioni strategiche o operative, consigli tecnici. Il piano sarà in questa fase come un mosaico a cui ognuno potrà aggiungere la propria tessera.

Si procederà poi alla verifica della coerenza fra le misure e alla loro ottimizzazione, sempre di concerto con gli enti pubblici e tenendo conto dei bisogni socioeconomici locali emersi dalla co-progettazione e delle conoscenze scientifiche disponibili. Uno dei criteri guida della prioritizzazione sarà quello di dare maggior peso alle misure che rispondono a più obiettivi del Regolamento; per esempio, il ripristino di un habitat terrestre ai sensi della Direttiva Habitat, che quindi risponde all’articolo 4, può essere utile per gli impollinatori, rispondendo quindi all’articolo 10, e per gli agroecosistemi, articolo 11; la rimozione di una barriera fluviale per l’articolo 9 può risultare utile per il ripristino dell’habitat di una specie secondo l’articolo 4.

La prima proposta di Piano sarà trasmessa alla Commissione Europea entro il 1° settembre 2026. La Commissione, entro sei mesi, manderà le proprie raccomandazioni e MASE, MASAF ed ISPRA avranno tempo fino al 1° settembre 2027 per integrare, rafforzare e migliorare il piano fino alla trasmissione della versione definitiva. Nuove analisi spaziali e temporali, nuovi dati e soprattutto nuove esigenze di ripristino e nuove misure fornite dagli enti e dalla comunità scientifica permetteranno di arrivare a un piano che sia il miglior compromesso possibile fra l’efficacia e la fattibilità, nel quadro delle conoscenze disponibili. 

La gestione “adattativa” del piano

Il piano è un processo dinamico e sarà continuamente aggiornato a partire dalle nuove conoscenze scientifiche sullo stato degli ecosistemi, dalle valutazioni dei risultati delle misure già avviate e dalle priorità che si manifesteranno nel tempo.

Il lavoro di pianificazione continuerà anche dopo la consegna del Piano. Da quel momento, infatti, si dovranno colmare tutti i vuoti conoscitivi riscontrati nella preparazione della prima versione, raccogliere informazioni sull’attuazione delle misure e monitorarne i risultati, migliorare le analisi spaziali e temporali, stabilire nuove misure al fine di avere nel 2032 un piano ancora più incisivo del precedente. Dopodiché si punterà al 2042 e al 2050 cercando di migliorare ulteriormente la pianificazione per riuscire a massimizzare il successo degli interventi.

ciclo di gestione adattativa