Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale

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Art.4 - Ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce

Cosa prevede il Piano per questi ecosistemi

L'Articolo 4 del Regolamento europeo per il ripristino della natura affronta un'emergenza reale: secondo le valutazioni ufficiali dell’ultimo report ex art.17 della Direttiva Habitat circa il 92 % degli habitat terrestri di interesse comunitario nel nostro Paese si trova in uno stato di conservazione sfavorevole.

Per rispondere a questa sfida, Il Regolamento ha fissato obiettivi e scadenze vincolanti per risanare gli ecosistemi terrestri, costieri e d'acqua dolce.

I benefici concreti per tutti noi

Ecosistemi in salute contribuiscono alla regolazione dei processi e alla formazione di elementi essenziali per la vita, come l’aria, l’acqua e il suolo. Le funzioni che gli ecosistemi in buono stato vengono spesso definiti “servizi ecosistemici” e includono:

  • La regolazione del clima, della composizione chimica di atmosfera e del ciclo dell'acqua.
  • La fornitura di risorse essenziali come acqua potabile, cibo e materie prime.
  • La formazione di suolo fertile e la creazione di rifugi sicuri per gli animali.

La cura dell'ambiente produce vantaggi misurabili per la sicurezza e per l'economia del Paese. di seguito, sono riportati tre esempi pratici di cosa significhi "ripristinare un habitat":

  • Specie Esotiche Invasive: rimuovere specie animali o vegetali introdotte artificialmente permette agli ecosistemi di recuperare il loro equilibrio naturale e alle specie autoctone di riprodursi con successo.
  • Dune costiere: ricreare la vegetazione naturale delle dune compatta la sabbia e frena l'erosione. È una barriera naturale contro le mareggiate che protegge le nostre spiagge, avvantaggiando anche il turismo balneare.
  • Torbiere: recuperare questi ambienti umidi è una priorità assoluta per il nostro continente. Le torbiere sono "spugne" naturali: trattengono l'acqua durante le alluvioni e la rilasciano lentamente nei periodi di siccità. Inoltre, sono i più potenti "magazzini" naturali del mondo per catturare l'anidride carbonica (CO2) e regolare il clima, in modo del tutto gratuito e naturale.

Gli obiettivi vincolanti: la nostra tabella di marcia

Per recuperare gli habitat degradati e riportarli alla loro "area di riferimento favorevole" (cioè la superficie minima necessaria affinché un habitat possa sopravvivere e prosperare a lungo termine), l'Italia deve rispettare un cronoprogramma preciso:

Traguardo Riportare in ‘buono stato’ le superfici degradate       Raggiungere l’area di riferimento favorevole     Altri obiettivi e priorità
Entro il 2030 30% 30% (per ogni gruppo di habitat) Colmare il 90% delle lacune nelle conoscenze attuali. Dare priorità ai siti protetti della Rete "Natura 2000".
Entro il 2040 60% 60% (per ogni gruppo di habitat) Colmare tutte le restanti lacune di conoscenza sul territorio.
Entro il 2050 90% 100% (raggiungimento dell'area ottimale per tutti) Garantire che le aree ripristinate o già in buona salute non subiscano nuovi deterioramenti.

Come ulteriore obiettivo, gli Stati Membri devono garantire il miglioramento delle condizioni e l’aumento della disponibilità degli habitat delle specie protette dalle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE). Si tratta di un obiettivo senza vincoli temporali, ma di estrema rilevanza.

Chi fa cosa: i protagonisti del PNR

Per raggiungere questi risultati, stiamo lavorando al Piano Nazionale di Ripristino (PNR), unendo le forze di diverse istituzioni:

  • ISPRA:
    • Coordina la raccolta dati e le misure di ripristino da Regioni e Province Autonome;
    • Quantifica l’estensione delle superfici degradate e produce le mappe delle zone di intervento, sulla base dei dati sulle misure trasmessi dagli enti attuatori; Evidenzia le criticità da sanare affinché il recupero degli ecosistemi sia coerente con gli obiettivi europei;
    • Sviluppa la "Piattaforma Ripristini" (all'interno del Network Nazionale della Biodiversità) per archiviare i dati in un database nazionale, condividere le buone pratiche e monitorare l'efficacia delle azioni nel tempo.
  • MASE: è responsabile dell’attuazione del Piano, coordinando e promuovendo, ove necessario, l’esecuzione delle azioni previste da parte degli enti attuatori.

Come raccogliamo i dati e monitoriamo i progressi

Il PNR valorizza i progetti già avviati sul territorio dagli enti territoriali, se in linea con gli obiettivi europei.

Il ciclo dei dati:

  1. Analisi delle misure di conservazione già adottate o in approvazione a livello regionale.
  2. Collegamento di ogni intervento agli obiettivi del Regolamento europeo, definendo costi e coperture finanziarie.
  3. Compilazione dei documenti ufficiali per la Commissione Europea e caricamento delle informazioni, complete di mappe geografiche, sulla nuova Piattaforma Ripristini.

Il monitoraggio: Il controllo dei risultati è coerente con le attività già avviate da Regioni e Province Autonome nel quadro dell’Articolo 17 della Direttiva Habitat (92/43/CEE). I dati che l'Italia trasmetterà in Europa nei prossimi anni (tra il 2025 e il 2048) costituiranno la base per verificare se stiamo rispettando i traguardi del 2030, 2040 e 2050.

Le sfide da superare

Attualmente le conoscenze sulla distribuzione e sulle condizioni degli habitat che si trovano fuori dalle aree protette della Rete Natura 2000 sono limitate e presentano lacune significative. Poiché dopo il 2030 gli interventi dovranno estendersi a tutto il territorio nazionale, si considera prioritario avviare sin da ora campagne di monitoraggio per colmare questa lacuna conoscitiva.